Leoni per Agnelli

Ieri sera, in un Warner Village brulicante e bulimico di umanità, ho avuto il piacere di vedere “Leoni per Agnelli”, l’ultimo film di Robert Redford, nella duplice veste di attore e regista. Partiamo dalla trama. Tre storie interlacciate: un professore cerca di convincere un suo alunno promettente a tornare allo studio, una giornalista in crisi che si rifiuta di scrivere l’ulteriore articolo di propaganda sulla politica estera americana e due soldati al fronte che muiono per la patria.

Tre storie di scelte, la prima ancora da prendere, la seconda già presa in passato ma su cui nasce un ripensamento e la terza già presa e di cui se ne pagano le conseguenze. Il backgroud storico – la guerra USA al terrorismo – è solo un espediente per parlare della grande tematica del “limen”, ovvero, del limite, di quei riti di passaggio che caratterizzano la fase di ogni tribù, società, nazione. Redford è avaro nelle inquadrature, non gioca di macchina e non fa sfoggio di una fotografia delle migliori, ma riesce a rendere bene l’idea di una società che s’interroga e che è in fermento proprio perchè soggiacente al periodo storico attuale. Scegli anche quando scegli di non scegliere, sembra suggerire in più fasi il regista. E la Storia con la S maiuscola diventa la storia quotidiana di persone che – loro malgrado – si trovano a vivere in un sincretismo senza soluzione di continuità.

Siamo di fronte ad un capolavoro? Non credo.
Ma di sicuro c’è il tentativo di un americano di parlare dell’america di oggi – senza scadere in patriottismi o michaelmoorismi inutili. Piacevole.

Porno Vintage

Vedendo un vecchio porno degli anni 70 mi sono quasi commosso. Quanta spontaneità, quanta leggerezza, quante risate e quanti peli! Non esistevano ancora le dive e i divi ipervitamici, iperglabrici e ipermercateschi dei giorni d’oggi. Che effetto calma-zen vedere queste scene semplici, quasi tenere ed innocenti; non mi sembrava di vedere pompini ma poesie genitali se paragonate oggi ai porno falso-casarecci con donnoni silicon-valley e maschioni genitalmente corretti.

Questo porno vintage mi ha riportato ad un’epoca in cui non ho mai vissuto, in cui il sesso era gioco, scoperta, risate e divertimento; insomma, il sesso non sottendeva ancora alla logica de “lo famo strano” quanto piuttosto “famolo e basta”. Molto semplice, poco sovrastrutturale, porco marxista, molto darwiniano, poco estetico ma molto equo e solidale. E se l’audiovisuale di una società ne dispiega le sfaccettature, l’audiovisuo-anale ne dispiega la fenomenologia. Ed il nostro tempo ha proprio una fenomenologia di merda. Anche a letto.

Perplesso

Discoteca. Sguardi complici. Mi avvicino. Mi piace. Chiedo il nome e poco dopo il numero di telefono. Ridiamo, flirtiamo. Dopo poco mi chiede l’età, 25 rispondo, 35 mi risponde. Sei troppo grande mi dice. E se ne va. Il cieco accusa il paraplegico di non vedere. Inizio io a farmi vecchio davvero o sono gli altri ad essere stronzi vecchio stile?

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