Su “Il curioso caso di Benjamin Button”

Non vi dirò la fine del film – perchè voglio che TUTTI lo vadano a vedere. Ma vi dirò come sono finito io dopo i 180 minuti di pellicola:  trattenevo a difficoltà i singhiozzi di pianto (e ci sono riuscito solo per evitare una figura di merda colossale nel bel mezzo di una sala gremita di 500 persone).

Non vi dirò neanche che è il più bel film MAI prodotto, e neanche che ha superato di gran lunga “Roma Città Aperta” nella classifica dei film che mi hanno cambiato la vita. E non mi azzerderò manco a dirvi che è un film sulla morte, per la morte, con la morte che dovrebbero vedere tutti i fanatici della vita a tutti i costi e a tutti i tubi.

E passerete sopra il mio cadavere prima che vi dica che – sì, è vero che l’impianto narrativo somiglia a Forrest Gump (un diverso a cui capitano una serie di avventure straordinarie) – ma che va decisamente oltre in quanto a poesia, verità, universalità e generosità di significati.

Manco vi racconterò della bravura di Brad Pitt, dell’eleganza di Cate Blanchette e della maestria del regista Fincher – che da Fight Club in poi non ha mai toppato.

E no, non vi dirò neanche che, se il film non vincesse l’Oscar come miglior film, tanto varebbe eliminare gli Accademy Awards. Perchè sarei esagerato, non credete?

Insomma, andatelo a vedere: io non vi ho detto niente.

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