Gran Torino – Grande Clint!

Ieri sono andato a vedere l’ultimo film di Clint Eastwood, “Gran Torino”.

Premessa: sapendo della mappazza matton-andante, ho preferito che l’ala pop della comitiva si dirottasse verso “La Matassa” di Ficarra e Picone; per cui, sono entrato in sala con l’anima in pace di vedermi 120 minuti di pesantezza celluloidale, senza imporla a nessuno (se non al mio amore, che come sempre mi segue, povera stella).

Senza mezzi termini: il film è un capolavoro, totalmente stile Eastwood 2.0 .

E’ una non-storia, perchè il personaggio rimane sempre lo stesso: un egoista incallito. Il regista saggiamente lascia intendere che ci sia un twist narrativo quando lui inizia ad parlare con gli odiati vicini cinesi fino a difenderli contro i bulli locali. Ma solo la fine rivela il vero senso dell'”agire verso” del protagonista: puro e semplice egoismo.

Il motore dell’intero impianto narrativo è il senso di colpa – non a caso la presenza (e la critica) alla Chiesa Cattolica è onnipresente con sfaccettature credibili e mai caricaturali – come si sarebbe tentati di fare data la natura ridicola dell’istituzione religiosa. La “Gran Torino”, la tanto amata auto conservata gelosamente in garage, diventa il simbolo di un’americanità lasciata in cantina, perfetta e dorata, ma che ormai si lascia violare dagli stranieri e della contaminazione. Alla fine, verrà donata al ragazzino cinese – quasi un riferimento al fatto che il debito pubblico americano sia per metà in mano ai cinesi.

Clint Eastwood attore strizza l’occhio al Clint Eastwood regista quando utilizza tipiche inquadrature da film western, ambientato in una tipica suburb americana, in declino, povera, decadente, quasi come una città fantasma dei film di Morricone.

Splendido, metaforico, storico ed emblematico. Un film da leccarsi le palpebre.

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