Che mondo sarebbe senza la parolaccia?

Sicuramente un mondo di repressi e nevrotici…più di quanto non lo sia già!

Perchè nessun’altra parola del vocabolario soddisfa pienamente quanto un “CAZZOEVAPORCOCANE” piazzato al momento giusto? Perchè sentiamo la rabbia scemare quando uno ci supera in auto e gli urliamo contro “QUELLAGRANPUTTANADITUAMADREINCALORE”? Perchè cala la tensione se alla vista di Berlusconi in TV gli urliamo “COGLIONE”, nonostante non possa sentirci?

Il segreto è tutto nell’oralità, miei cari trafficanti.

Tutti voi conoscerete la teoria evolutiva di FREUD: si passa per tre fasi di maturazione psicosessuale, ovvero, quella orale, quella anale ed infine quella genitale. Una volta raggiunta quest’ultima, non scompaiono totalmente le precedenti, ma vengono sostanzialmente sublimate in altre attività.

La parolaccia ha il grande dono di essere “paghi uno, prendi tre”. Dicendo “CAZZO”, ci riempiamo la bocca del suo suono, pensiamo ai genitali e se siete gay, pensate di averlo a quel servizio; un poker d’assi della psicosessualità insomma.

Non a caso, in tutte le lingue europee di mia conoscenza, l’esclamazione di rabbia sono legate alle fasi sessuali – in spagna si dice “FIGA!”, in germania “CAZZO!”, in francia “MERDA!” (sono più anali loro, si sa), in Inghilterra “FOTTERE” (sempre pragmatici!).

La parolaccia è parte integrante del nostro DNA, nessuna regola sociale può dirci che sia scorretto riempirci la bocca di “CAZZO” quanto ci pare.

Ok, suonava male, ma il senso l’avete capito.

Gran Torino – Grande Clint!

Ieri sono andato a vedere l’ultimo film di Clint Eastwood, “Gran Torino”.

Premessa: sapendo della mappazza matton-andante, ho preferito che l’ala pop della comitiva si dirottasse verso “La Matassa” di Ficarra e Picone; per cui, sono entrato in sala con l’anima in pace di vedermi 120 minuti di pesantezza celluloidale, senza imporla a nessuno (se non al mio amore, che come sempre mi segue, povera stella).

Senza mezzi termini: il film è un capolavoro, totalmente stile Eastwood 2.0 .

E’ una non-storia, perchè il personaggio rimane sempre lo stesso: un egoista incallito. Il regista saggiamente lascia intendere che ci sia un twist narrativo quando lui inizia ad parlare con gli odiati vicini cinesi fino a difenderli contro i bulli locali. Ma solo la fine rivela il vero senso dell'”agire verso” del protagonista: puro e semplice egoismo.

Il motore dell’intero impianto narrativo è il senso di colpa – non a caso la presenza (e la critica) alla Chiesa Cattolica è onnipresente con sfaccettature credibili e mai caricaturali – come si sarebbe tentati di fare data la natura ridicola dell’istituzione religiosa. La “Gran Torino”, la tanto amata auto conservata gelosamente in garage, diventa il simbolo di un’americanità lasciata in cantina, perfetta e dorata, ma che ormai si lascia violare dagli stranieri e della contaminazione. Alla fine, verrà donata al ragazzino cinese – quasi un riferimento al fatto che il debito pubblico americano sia per metà in mano ai cinesi.

Clint Eastwood attore strizza l’occhio al Clint Eastwood regista quando utilizza tipiche inquadrature da film western, ambientato in una tipica suburb americana, in declino, povera, decadente, quasi come una città fantasma dei film di Morricone.

Splendido, metaforico, storico ed emblematico. Un film da leccarsi le palpebre.

Crisi o Crisalide?

Spinto alla riflessione (volano paroloni) da un’amica feisbukiana, vorrei parlare di un argomento serio: la crisi.

Premessa d’obbligo: mi reputo fortunato solo perchè posso parlarne senza averne la paura di stare in mezzo ad una strada domani. La serenità di poter parlare di un dramma come questo la si ha solo quando il culo è bello sistemato e protetto dalla merda. E non lo nego.

Succo del discorso: nella crisi l’umanità si polarizza in due tipi, chi c’ha il culo parato  (ha un lavoro) e chi non ce l’ha. Posso solo intuire il dramma di questi ultimi, perchè non ne ho fatto mai parte (sono stato fortunato, ovvero meritevole al momento giusto e nel posto giusto); ma posso sicuramente parlare dei primi.

Chi ha il culetto bello riparato dalla merda (o quantomeno, più degli altri) ha una serie di DOVERI MORALI e di parole chiave da ricordare sempre:

  1. LAMENTELA:  Eliminarla e trasformarla in critica costruttiva;
  2. INNOV-AZIONE:  agire per il nuovo è un dictat;
  3. TEAMING: prendere coscienza di non essere da solo (e rinunciare al protagonismo stile tronista di Uomini&Donne) e chiedere il supporto di tutti;
  4. INFLUENZARE: avere una visione personale e convincere gli altri della sua validità:
  5. AIUTARE: chi ne ha bisogno;
  6. SERENITA’: derivante dal privilegio di non dover pensare a “come lo compro il pranzo oggi?”

So benissimo che tutto questo suona molto a mix psichedelico di aziendalismo, cattolicesimo di borgata e corso di motivazione in allegato a Donna Moderna. Però, ragazzi, non c’è altro da fare, è così.

La crisi è come la crisalide (pensa te, condividono persino la radice!): è il punto di partenza verso un nuovo inizio ancora più spettacolare e sfavillante. Lottiamo per diventare una farfalla stupenda!

ps scusate il tono poco sarcastico, però sentivo l’esigenza di dire una cosa serie ‘na volta tanto!!!

J’adore Berlusconi

Lo ammetto, mi piace Berlusconi. Mi piace quando:

  • dichiara che ci vorrebbe un soldato per ogni bella donna italiana;
  • dice di aver sedotto la primo ministro svedese;
  • fa le corna nelle foto ufficiali con i ministri europei;
  • afferma che Obama è bello e abbronzato;
  • sostiene che l’Islam è inferiore;
  • chiama CAPO’ un socialista francese al parlamento europeo;
  • dice che la crisi non esiste;
  • vuole che valgano solo i voti dei capigruppo al Parlamento;
  • dice che alla Clinton piace Frattini

C’è solo una cosetta che non mi piace di Berlusconi: che sia nato.

Darla, darla a tutti!

Ai tempi in cui la TV era ai primordi del trash, ci fu un evento che fece scalpore. Una conduttrice di un talk show fu espulsa dalla rai per essere andata in diretta con una maglietta con su scritto “Un consiglio: darla”. Ci stavo pensando perchè una mia amica continuava a ripetermelo al telefono che a quel tizio della discoteca “non gliela darà mai”; e questo grido di orgoglio faceva eco ad un’altro vaticino di un’altra amica: “se gliela da al secondo appuntamento, non lo rivede più”.

Dare, dare, ma queste donne si pensano che loro non ricevono nulla? Se ci pensate, quello che davvero “da” è il maschio, perchè ha qualcosa da dare concretamente – la donna al massimo subisce e nella migliore delle ipotesi, lo riceve. Io sono basito dalle implicazioni alla base dell’espressione “darla”.

1. La donna CONCEDE all’uomo l’onore di prendersela

2. Se la donna la da, l’uomo che fa con il suo attrezzo? Che verbo si deve usare?!?!?

Sono confuso, e pure stanco…vado a dormire. Notte.

Piano-Casa e Pene-Casa?

Chi non ha mai ricevuto via email uno spam che decantasse la fantomatica pillola-allunga-pene? Io ne ricevo in continuazione, sarà perchè sono registrato a tutti i siti porno del pianeta, per cui avranno fatto delle assunzioni (peraltro, alquanto questionabili: io potrei vedere porno a scopo didattico e non per compensare mie mancanze falliche!).

Il piano casa di Berlusconi somiglia proprio al sogno dell’allungamento del cazzo perenne. C”è crisi a letto? Sparati gli ormoni della crescita! C’è crisi immobiliare? Sparati un bel condono! E così via, potremmo contarne così tante di riforme berlusconiane dal vago sapore fallico. Quest’uomo governa l’Italia come governa il suo uccello in bagno (quando ce la faceva ancora!).

Leggendo l’entusiasta intervista al presidente dell’ANCE (associazione nazionale costruttori edilizi) sembrava il bimbo che difende l’amichetto che hanno sgamato con il giornaletto porno in classe: MA NOI GUARDIAMO LE DIDASCALIE!!!

Se credessi in Dio gli chiederei un solo favore: che facesse venire Berlusconi una volta per tutte. Se scopasse davvero come dice, certamente non sublimerebbe la voglia di figa legiferando certe cazzate.

Gossip Girl – you know you love me

Niente è come una serie tv fatta bene! Devo ammettere la mia debolezza sin dal liceo – all’epoca, arrivai a non parlare con mia madre per 15 giorni, perchè non fece riparare l’antenna in tempo per vedere un episodio di Dawson’s creek. E non scherzo. Certo, lei non mi parlò per altrettanti giorni, perchè le avevo mangiato l’ultimo cannolo siciliano che si era nascosta nel frigo. Una famiglia tendente al silenzio punitivo la mia.

In ogni caso, torniamo alla serie in questione: Gossip Girl.

La storia è molto intricata, ma parla delle vicende di alcuni baldi giovani UpperEastSiders, ovvero, di figli di papà di New York. Ci sono tutte le carte in regola per farsi odiare e per dire: la solita solfa alla Beverly Hills,90210. No,e poi no. Questa serie è sostanzialmente un CRUEL INTENTIONS, allungato con THE OPPOSITE OF SEX e un pizzico di  SEX AND THE CITY. A volte fa ridere, a volte soprende, a volte fa incazzare, a volte non riesci a staccare gli occhi dallo schermo.

E’ davvero ben fatto, con twist narrativi inaspettati ed attori molto bravi. Consiglio la versione in lingua originale – ho resistito solo 10 minuti a quella italiana (al primo “bitch” doppiato in “perfida”, ho declinato l’invito al festival dell’ipocrisia nazional-lessicale).

Consigliatissimo dal Sarcotrafficante.

I piccoli Obama della metro

Ho sentito cori entusiastici circa il piano economico di Obama; il concetto che i media hanno fatto passare pessicuamente è: TOGLIE AI RICCHI PER DARE AI POVERI. Meraviglioso: ma Obama potrebbe fare di più e dovrebbe trarre ispirazione dagli zingari che si aggirano per la metro di Roma con tanto di bambini in dotazione di serie. Oggi ne osservavo una, con il suo bimbo di 4 mesi in grembo, piangeva disperata, la faccia più ammaccata di Platinette ed io che sentivo “Material Girl” nelle cuffiette.

La situazione sarebbe stata surreale se non fossi stato ricondotto alla realtà dalla strategia di comunicazione di questa intraprendente donna di razza CD-rom. Oltre al piagnistero, lei aveva in mente un target preciso di pubblico e dirigeva lo sguardo solo ed esclusivamente a queste persone. Ne ho avuto prova solo quando ha finito il patetico spettacolino e si è alzata per raccogliere i soldi – che ovviamente a chiesto solo a loro. Sto parlando dei GRASSI.

La mente di questa donna sarà povera di concetti economici, ma ha colpito nel segno: sono i grassi che vanno tassati e non solamente i ricchi (e se sono ricchi e grassi, aliquota al 70%, cazzo!). Come già dicevo tempo fa, i grassi inquinano come i SUV e devono pagare una tassa di circolazione per portare a spasso il loro culone. Oppure andrebbero messi in gabbiette fotovoltaiche che sfruttano l’energia del loro copioso sudore per produrre energia alternativa. Del grasso, si sa, non si butta via niente; la zingara già lo sa da tempo, perchè non si mette in moto anche Obama? Con la quantità di obesi presenti negli USA potrebbe uscire dalla crisi in pochissimo tempo.

In Italia i sovrappeso non sono abbastanza da poterli sfruttare economicamente. E’ un peccato che non si possa quantificare l’ego per poterlo tassare: con quello sì che il nostro Governo potrebbe farci soldi – ma dovrebbe anche autotassarsi pesantemente.

Rassegna(ta) stampa – 3 marzo 2009

Usa, “Iran prepara l’atomica”.

Devono aver visto troppe puntate di McGiver

Ronde, tafferugli al nord

Una ronda non fa primavera, ma fa tanto fascio.

Pannella su Rutelli: “Si è convertito senza tradirci”.

Il passo da radicale a parrochiale è breve. Anzi, breviario.

Sussidio disoccupazione, Berlusconi: “No, costa troppo”.

Perchè non azzeriamo tutte le carte fedeltà dei supermercati, rivendiamo i premi agli arabi e ci finanziamo anche il parrucchino del Premier?

Virtual Reality

Stamane irrompe mia suocera in camera e ci dice: passate troppo tempo davanti il pc – tempo di affrontare la realtà là fuori. Bene, ha toccato un tasto dolente che vorrei affrontare in privato con voi, 18.000 e passa trafficanti.

Non ho mai amato la realtà – sin da piccolo. La prima primissima cosa che ho scritto s’intitolava proprio come questo post e parlava della mia difficoltà ad integrarmi nella realtà così come mi era propinata dagli occhi. Volevo vivere in un telefilm, senza problemi di emorroidi o psoriasi, senza turbe ormonali che non si risolvessero in epiche orgie nella villa di Santa Monica dei miei genitori.

Volevo non pensare all’ufficiale giudiziario che veniva a sequestrarci i mobili, ma preoccuparmi del dramma sociale di Kelly quando perse la verginità e tutti a scuola (a Beverly Hills) lo vennero a sapere. Oppure di quando Dawson non si scopò più la D&G (dolce e grigia) Katy Holmes ma la prorompente biondona che veniva da New York. Preferivo piangere per Rachel e Ross che mai riuscirono a stare insieme in Friends o della morte di un caro amico di Toni Soprano nell’ultima stagione.

Non sono mai stato un patito della realtà, e non credo lo sarò mai. Ci sono persone nate per sguazzarci nel mondo, io lo uso come punto di appoggio per volarci sopra. I bambini tendono a mostrare alla mamma le loro prime cacche nel cesso – io semplicemente invitavo la mia a sentire il suo soave odore e le strillavo dal bagno: “cosa ti fa venire in mente?” e lei: “la casa di campagna dove sono cresciuta”.

Non è la realtà ad essere magica, ma ciò a cui la spingiamo ad alludere.

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