Ciarpame

“Ciarpame senza pudore. Mio marito e’ come Napoleone”.

Veronica si e’ incazzata come una cefala questa volta. E, a meno che Silvio non decreti d’urgenza la censura alle consorti delle cariche di Stato (una sorta di lodo Alfano coniugalia), gli tocchera’ subire l’ennesima umiliazione pubica e pubblica. In effetti, un uomo che sublima la sua libido repressa di 70enne in liste elettorali neanche Freud l’avrebbe mai immaginato, ma Lui e’ riuscito a stupire tutti come sempre.

Candidare alle europee delle soubrettes: un colpo di genio, quanto ci scommettete che l’affluenza alle urne aumentera’?

Il PDL e’ la nuova DC? Si, Democrazia del Culo.

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Diari del Muccassassina – Puntata #1 – La VELINA CATERPILLAR

Ieri sera in discoteca è stata una serata speciale: ho assistito alla nascita di una creatura urbana nuova, qualcosa che i miei occhi non avevano mai avuto il piacere di incontrare. LA VELINA CATERPILLAR, che rimorchia tutto, ma proprio tutto! Andiamo in ordine.

La Velina è la mia amica del corazon, con la quale il venerdì ci rechiamo religiosamente al Muccassassina, storica disco romana famosa per il suo ambiente ALTERNATIVO (leggi, PIENO DI RICCHIONI, TRANS BRASILIANE  e ETERO ALLUPATI) e per la musica STUPENDA. Il Mucca è una filosofia di vita, perchè non ci si limita al venerdì sera, ma tutta la settimana ci si dedica alla preparazione dell’evento – tanto che alcuni filosofi si sono spinti oltre dicendo: “La vita è ciò che avviene aspettando il Muccassassina”. Io non sono così estremo: mi limiterei a dire che sentire la sigla d’apertura è un’esperienza che ha aiutato moltissimi a raggiungere il nirvana, nonchè guarigioni date impossibili per la scienza ufficiale (una volta ho visto un paraplegico alzarsi e ballare!).

Premesso ciò, inauguro questa rubrica proprio con la storia della VELINA CATERPILLAR.

La povera figlia, ieri sera ha rimorchiato:

  1. Una trans
  2. Un gay col cilindro
  3. Un argentino bono
  4. Una lesbica

Mi soffermerei sull’ultima, perchè è stato ECCEZZIONALE.

Usciamo fuori per sfumare i bollenti spiriti (al Mucca il concetto di areazione dell’ambiente è alieno quanto quello di democrazia nella testa di Berlusconi). Siamo ubbriachi come due fottuttissimi barboni (e puzziamo anche come loro). Stiamo parlando della ditta Falli,Orgasmi&CO. quando si avvicina una donna con l’occhio languido e fare piuttosto mascolino. Esordisce: “Che poi io da piccola giocavo sempre a calcio in piazza..cazzo dovevo fare con le bambole io?!?!”. Io e la Velina agiamo come se ogni giorno ci si avvicinassero sconosciute a farci coming out. “AH si?!” rispondiamo cordialmente. Ma NON AVREMMO MAI DOVUTO DARLE CORDA.

Inizia la sua filippica – insidiosa e infima – sul fatto che lei al Mucca non si sente lesbica, ma ci si sente solo all’Alpheus – non chiedetemi cosa significhi, sto solo riportando i fatti. E poi ecco la sua sentenza: “TU SEI UNA ETERO CURIOSA E LUI E’ IL TUO MIGLIORE AMICO GHEI”. Noi ci guardiamo basiti, ma essendo la VELINA più camionista della tizia le risponde subito: “Veramente a me piace il cazzo, e lui me lo voglio scopare”.

Qualsiasi essere umano si sarebbe arreso di fronte a tanta onestà, ma la LESBICA INSIODIOSA ha continuato imperterrita nella sua opera di convincimento sessuale: “NO, MA ALLORA PERCHE’ VIENI QUI SE NON SEI LESBICA?!?!”. L’idea che volesse ballare e che metà della discoteca fosse popolata da eterosessuali non le passava neanche per la testa.

Fortunatamente, ci scolliamo da ESSA con la più semplice delle scuse: DOBBIAMO ANDARE A CERCARE DEGLI AMICI. E ce ne andiamo felici ed appagati per la nuova scoperta: IO E LA VELINA SIAMO ETERO CURIOSI!

Eh già, ho dimenticato di dirlo: solo al Mucca, puoi conoscere te stesso. Altro che oracolo di Delfi!

Cazzaro o ragioniere?

Cosa mi mettero’ dopo i 30anni? E’ un grande, enorme problema! Posso continuare a vestirmi con lo stesso stile di sempre oppure dovro’ iniziare a vestirmi in maniera deprimente? Ecco l’estrema polarizzazione del mio vestuario: o hai il mio stile oppure sei triste, no grey area within.

Ora ho 26 anni e dovrei sembrare più grande, considerando che il mio magnifico viso non aiuta di certo. Se mi dai più di 23 anni non mi rendi giustizia. E allora dovrei propendere verso una naturale gravita’ oppure mantenere la leggerezza dei miei jeans larghi, delle mie t-shirt divertenti, delle mie catenazze da scugnizzo napoletano? A lavoro e’ tutto più facile, pantalone classico, camicia ed e’ fatta. Nel tempo libero, ebbene, non voglio ne’ sembrare un 30enne “giovanile” ne’ un ragioniere valium-maniac.

Mais un choisi s’impose, mes chers!

Ragioniere o cazzaro? Chi prevarra’ fra 4 anni? Ho gia’ una mezza idea e voi?

MacBeth o MacChicken?

Domenica pomeriggio ho visto Macbeth al teatro. Potente interpretazione di Gabriele Lavia, regia stupefacente dello stesso.

Ma dello stupefacente c’era anche nelle vecchie sedute (/sedate) in platea, che si passavano il metadone tra di loro, ‘ste vecchie tossicomani. E come se non bastasse, col caldo le loro lacche evaporavano rendendo l’ambiente sempre più simile ad un popper party.

Alla fine dello spettacolo, avevo la fame chimica e cosi sono andato al macdonald’s..ed ero cosi fatto di lacca, che ho chiesto un macbeth anziche’ un mac chicken.

Sto decisamente rivalutando il teatro di domenica..prossima tappa: il mercante di venezia. Non oso immaginare le spezie che gireranno.

XI comandamento: mai prendersi sul serio

Ti passa accanto alla stazione, e’ la perfezione deambulante, deve essere una cosa tua, subito. Inizia un gioco di sguardi, entrambi aspettiamo che arrivi il treno, ci guardiamo, ci sorridiamo, e’ fatta – mi dico. Stanco di sguardi, mi avvicino e dico con tono lascivo e sguardo simil-latinlover: “ciaaaao”. Mi risponde: “ciao, m! E’ dal primo anno di universita’ che non ci vediamo!”. E la figura di merda e’ servita.

Aeroporto,sei vestito di tutto punto per un meeting importante con un cliente, sei figo, leggi “wired”, sei soddisfatto del tuo look professionale, e allo stesso tempo disinvolto, ti senti la versione 2.0 di Michael J Fox con il tuo blackberry. Ma e’ da lui che arriva il tradimento: ti arriva un messaggio su messenger. Recita: “Quando mi dai il tuo c***o? Te lo consumo la prossima volta”. Ed il look professional e’ andato a farsi fottere in un batter d’occhio.

Fai la tua presentazione ad un cliente, va tutto alla grande, quando si allontana un attimo e chiedi al suo collega evidentemente gay dove sia il bagno. Lui ti ci accompagna e ti aspetta fuori la porta del servizio. Pensi a scene di sesso fetish indoor, per poi scoprire che e’ solo una regola aziendale quella di non lasciar vagare fornitori da soli. Ecco cosa accade quando l’autostima, l’ossessione sessuale e i pregiudizi lavorano alacremente per farti sentire un idiota.

Ne soyons pas trop serieux, mes chers!

Sfumature

“E’ bello avere molte sfumature, ma non è necessario averle tutte”.

Questa battuta si riferisce a me – e l’ha fatta una persona a me molto cara; ci ho pensato in questi giorni e ho pensato che la riflessione meritasse un post.

E’ vero: sono una persona che ama dal jazz a Britney Spears, che balla dalla Carrà alla tecno, che legge da Moccia a Dostoevskij, che va dai film polacchi con sottotitoli in francese ai Vanzina, che ama le città solari come Napoli e Barcellona ma adora Torino, che è molto portato per le lingue ma che ama essere più local che global, che ha girovagato per l’europa tanto tempo ma che non scolla più da Roma, che ama i numeri e le analisi complesse ma anche Vanity Fair, che venera Excel ma che adora alla follia scrivere, che è totalmente non convenzionale e che però si scandalizza se vede due ragazzini baciarsi in azienda, che ama il biglietto da visita ma poi non gli piace essere chiamato “manager”, che sa essere molto calcolatore ma anche totalmente sprovveduto…

Ma dopo tutte queste pippe mentali (“ma sono eclettico o semplicemente con personalità multiple?”), mi sono detto: ma quanto mi piaccio da 1 a 10? 100!

Un giorno forse sarò monodimensionale, ma fino ad allora, concedimi pure di essere un favoloso film d’azione in 3D.

🙂

un abbraccio forte (specialmente in questo periodo).

PasQualità

La Pesach in casa nostra è un momento magico, di rinascita vera e propria. Soprattutto per me, ultimo dei nipoti che non SI E’ ANCORA SPOSATO.

La giornata inizia alle ore 8 am – svegliato di soprassalto dal cagnolino in calore di mia mamma. Mi stava scopando la gamba. Niente di male, se non puzzasse di fango e munnezza. Appena riesco a prendere coscienza, inizio a sentire un leggerissimo profumo di ragù. Ottimo, se non fosse mescolato a quello del caffè e della pasta e fagioli della sera prima.

Saluto mia madre – che è impegnanta a far entrare una teglia dalle dimensioni pachidermiche in una cesta nana. E’ la mitica PASTA AL FORNO. Sostalziamente 5kg di pasta, mescolati con 10 kg di polpette, carne, cadaveri di animali vari e tanto tanto amore. Siamo in 6 a tavola – praticamente un kg di pasta a testa – e lei mi chiede preoccupata: “ma forse ne ho fatta poca?”.

Passo le due ore successive a leggere Vanity Fair, fino a che mia madre irrompe in stanza e dice: “VESTITI, dobbiamo andare dalla nonna al paese”. E così, in pochi minuti, sono ready-to-go al paese delle meraviglie avellinesi. La prima difficoltà: trasportare quella fottuta teglia di 40kg con mia madre che inveisce da dietro: “Se la fai cadere, ti spacco la testa”.

Bene, entriamo in auto con mio fratello e mio cognata (unica ventata di freschezza) e mia madre ha l’idea geniale: “FACCIAMO LA SCORCIATOIA – risparmiamo 8 kilometri!”. Ma abbiamo perso 20 anni di salute, perchè ci siamo fatti tutti i paesini di provincia dove in ogni cazzutissimo angolo c’era una chiesa (“del sacro cuore”, “della madonna del monte sacro”, “della madonna de Los Angeles”, “della Barbie&Skipper”) con annessa folla delirante con la verdurina in mano (mi hanno spiegato che sono le palme).

Arrivati da mia nonna alle ore 11.45, la mitica vecchietta esordisce: “AH, MA COMM TI SI’ FATT BELL – primm eri nu poc malat”. “Prima” è stato un paio di mesi fa e stavo benissimo: o mia nonna aveva le allucinazioni oppure mi aveva appena offeso. Lei inizia ad avere fame e a lamentare giramenti di testa/allucinazioni dopo circa 15 minuti, così abbiamo deciso di iniziare a mangiare alle 12.30.

Tutto ottimo (fatta eccezione la pasta di mia madre, che sapeva di Eukanuba) e dopo 20 minuti abbiamo finito il seguente: salumi vari, ricotta salata, agnello al brodo con uovo, pasta al forno, capretto al forno con patate, pastiera e macedonia di fragole. Avevo lo stomaco così congestionato che lo snodo autostradale di Bologna al 15 agosto è una tranquilla stradina svizzera con mucche al pascolo.

Tanto per facilitare la digestione, mia nonna – in stato catatonico tutto il tempo – si sveglia e mi dice: “T’A SI TRUVAT NA MUGLIER (te la sei trovata una moglie)?”. A rincarare la dose mia mamma: “E dice na fidanzata FEMMINA..capito?”. Ok, HO CAPITO, HO CAPITO, sono un fottutissimo zitello – non c’è bisogno di sottolinearlo!

Al mio secco “NO” – mia nonna apre il suo database interiore e trova la donna giusta per me: “ie canosc na bella uaion, ten e terr, è istruita, ten o diplom (io conosco una bella ragazza, possiede molte terre, è istruita, ha persino il diploma)”. Intanto, la badante inizia a ridere istericamente e mi fa un segno inequivocabile: la ragazza in questione è affetta da sindrome di DOWN. Al che subito faccio a mia nonna: “A Nò, ma me vuliss fà spusà cu na down? (Nonna, ma vorresti farmi sposare una down?)” – e lei: “Nooo, ma chell nun è down, è solo nu poc malat e cap (No, non è down, è solo un pò malata di testa)”. Dopo diversi rifiuti, nonna capisce la mia totale indisposizione verso questa figura femminile dall’improbabile natura psichica. Niente di male nell’amare una down, ma già mi basto da solo in quanto a spasticità. E, come se non bastasse, la badante mi mostra fiera la foto della figlia 12enne: “E’ cresciuta bene, sicuro fra un pò si sposa, mica come te”. Ecco, stoccata finale.

Ma la badante ci riserva un’ulteriore sorpresa. Vedevamo alcune scene del Grande Fratello, ed io commento: “minchia, ma che palle! Questi non fottono, non leggono, non vedono un film – ma come cazzo fanno a sopravvivere?” – lei sbotta: “E tu che vita credere io fare con nonna tua? E come faccio io sopravvivere?!!”. Ecco, mi sono beccato pure io la cazziata dalla badante che evidentemente voleva scopare come il cagnolino di stamattina.

Dopo queste mazzate in faccia, non ho nascosto la mia felicità nel tornare a casa di mia madre, a chiudermi nel bagno a chattare sul blackberry. Per lo meno, lui non cerca di accoppiarmi con delle down, farmi morire ingozzato stile foie-grass e incolparmi perchè non scopa abbastanza.

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