Bar_ometro

Ogni mattina, faccio colazione in un ristorante wok thailandese. I cornetti a volte sanno di noodles e il cappuccino di bambu’, pero’ nel complesso li preferisco ad un bar italiano.

 Perche’?

 La cortesia prima di tutto; i baristi italiani ti fanno sentire sempre in colpa se gli chiedi un caffè’, manco gli avessi chiesto in affitto l’utero della moglie.

 E poi, l’efficienza: i thailandesi, appena hai pagato, gia’ hanno ascoltato la comanda e si mettono in opera; gl’italiani, invece, restano fermi guardandoti  con aria di sfida alla western (a volte, sento proprio Morricone in sottofondo e le balle di fieno che mi rotolano dietro) e mentre ti avvicini al bancone pensano: vediamo ‘sto coglione che mi paga lo stipendio che vuole stamattina.

 Senza menzionare, la cura dei dettagli: il thailandese ti da il bicchiere d’acqua per accompagnare il caffè, mentre l’italiano non ci sputa dentro, solo perche’ se ne dimentica (a volte).

 Ed infine, il sorriso: elemento costante nell’orientale (a limite della paresi facciale), quasi dicotomico nel barista italiota. In fondo, perche’ sorriderti? Sei un coglione caffeinomane che gli scassa le palle ogni mattina…ma muori, no?!

 Miei cari baristi, il vostro e’ il lavoro più importante del capitalismo: pompate nel sistema l’energia necessaria a riscattarlo dalla morsa di Morfeo.

 E che cazzo, ogni tanto sorrideteci!

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