I diari del Gay Village – episodio # 3 – Incontri del terzo tipo

Non c’è mai limite alla spazzatura e alla surrealtà che siamo in grado di attirare. Questo venerdì, al Gay Village eravamo solo io e Rob, perchè Velina è scesa in Terronia ad ingrassare ingolfandosi di cannoli e arancini. PEGGIO PER LEI, perchè si è persa una serata ECCEZIONALE.

Ci vediamo presto, per cenare insieme. GRANDE ERRORE: non si cena MAI prima di andare al Village. E’ la prima regola per evitare che mentre balli o pomici, ti escano rutti e puzze alle melanzane. Rob mi cucina del sale con delle uova, inutile dire che erano IMMANGIABILI, e così viro la mia fame sulle patatine. Dopo di che, preso dalla fame più estrema, suggerisco di andare a mangiare del gelato. E lì, il primo incontro avviene: LA PADRONA DEL CANE. Stava litigando col marito sul da farsi: dare il gelato al cane o meno; non potendomeli proprio fare i cazzi miei, m’introduco e dico: “Ma no, signora, io ho SETTE CANI, e le assicuro che non gli farà tanto male..basta che non lo faccia SEMPRE”. Inutile dire che io NON HO ALCUN CANE, e che l’idea di averli in casa mi fa già venire l’orticaria. Così la signora rassicurata mi chiede: “Ah si? Ma è meglio il gusto mirtillo o melone?”. Ed io con fare esperto: “Mirtillo, il melone è troppo acquoso”. E lei propina al cane la sbobba senza esitare. Volevo solo rompere le balle, ma alla fine LEI CI INIZIA A PARLARE DI TUTTA LA SUA VITA CON IL CANE. Scopriamo tante cose: che non riusciva ad avere figli, che quello che ha massacra di botte il cane, che una volta sul lago di Garda l’hanno chiamata ignorante, che regala cani alle amiche e ai parenti come panacea universale a qualsiasi male ed altri ameni episodi. Dopo ben 15 minuti di monologo ininterrotto, ci saluta. Io e Rob ci avviamo storiditi al Village.

Una volta entrati, riconosciamo un pò tutti i personaggi dello scenario romano: le SFASCIATE (due ragazzini TOTALMENTE donne, che ballano come Heather Parisi), PANTALONCINO (un uomo che ha un solo pantaloncino di jeans e lo metto SEMPRE, anche d’inverno), SHAKIRA (un nanetto sudamericano che balla come la cantante), la NEGRA PAZZA (una nera che ogni volta si ubbriaca e picchia qualcuno), ed infine, i GEMELLINI (due palestrati identici che non fanno altro che girare e girare la discoteca in cerca di consensi). Ci sentiamo subito a casa: loro sono la nostra certezza.

Ci mettiamo a ballare; io sono più cubista che mai, ballo una meraviglia SENZA LA VELINA (ORMAI GRASSA) TRA LE PALLE. Dopo poco, mi arriva un messaggio: “IM HERE”. CHI CAZZO SARA’ MAI? Dopo innumerevoli peripezie, c’incontriamo e lo vedo parlare con due troie russe, una identica a Cicciolina (con coda di cavallo annessa) e l’altra la versione teutonica di Madonnna. Sono perplesso. Mi avvicino e mi accorgo di una cosa: E’ UN FOTTUTO NANO. Ora, non ho nulla contro chi nasce così, però io sono 1,80…mi spiegate con uno di 1,60 cosa minchia io ci possa fare? No, no, cerco di liberarmene subito, MA sopraggiungono due FEMMINELLE PASSIVELLE attratte dall’odore di canna. Si va a ballare tutti insieme, ed ovviamente l’amico del nano, un californiano che puzzava di alcol, ci provava spudoratamente con me. ERA ORA DI FUGGIRE ed uso ROB COME SCUSA, as usual. Mi avvicino al nano e dico: “Roberto si sta annoiando con la musica house, LO PORTO A QUELLA COMMERCIALE”. E così, ce ne andiamo e siamo di nuovo liberi di ballare quello che cazzo ci pare.

Ci siamo divertiti, fino a che non mi manda un messaggio il nano: “WHERE RU?”. Io me n’ero già andato e gli dico che al massimo ci si può vedere l’indomani pomeriggio. Mi risponde: “YES, but with THEM”. THEM sarebbero le frocelle passivelle, gli rispondo in 2 secondi: “NO WAY, I DO NOT SHARE”. Anche perchè già è un nano, se devo pure condividere preferisco scopare con le unghie dei piedi. E così, l’ennesima sola.

Tutti sognano di essere biancaneve, ma lei almeno se n’è fatti di SETTE. Io di SETTE ho solo i cani che NON HO.

Au revoir, miei cari trafficanti.

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