L’Italia dei miei 40 anni

Avviso ai trafficanti: questo post è ESTRAMAMENTE noioso. Come tutti i giullari quando sono seri, lo sono in maniera decisamente insopportabile. Un pò come quel gattino cresciuto da solo che non sa regolare la forza della propria morsa, perchè non ha mai avuto altri termini di paragone. Per cui, chi non volesse suicidarsi, eviti pure di leggere quanto segue. La coscienza ora ce l’ho in pace, fate vobis.

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A costo di sembrare una Pollianna demente (o di un Grillo in erba..marijuana), vorrei parlare di una questione che mi ronza per la testa da tempo. Fra 13 anni avro’ 40 anni; mi chiedo sempre di più come vorrei che fosse l’Italia di quel tempo. Ammetto che questa riflessione viene a chiusura delle ferie, e la piccola crisi del ritorno alla routine si fa sentire, sublimandosi in forme di introspezione di bilancio interiore. A questo, va aggiunta una forma precoce di crisi dei 30 anni, che “ti e’ venuta 3 anni prima, a me 3 anni dopo”, come mi ha saggiamente avvertito un mio grande amico. E’ sintomatico quanto mi e’ appena accaduto: ho dimenticato la valigia in treno, una volta arrivato a Roma. Voglia di lasciarmi alle spalle il passato? Probabile.

Dunque, veniamo al punto.  Come vorrei che fosse l’Italia, o meglio, come vorrei che fossero gl’italiani fra 13 anni? Prima di dirvelo/dirmelo, voglio dipingere l’italiano di oggi – tappa necessaria per l’italiano che sara’.

Da 20 anni, si assiste alla graduale ed inesorabile napoletanizzazione della societa’ italica. Senza offesa agli amici partenopei (un tempo ero uno di voi), ma e’ fenomeno cosi’ palese che sarebbe da orbi non vederlo. In cosa consiste? La premessa principale e’ che i napoletani sono un popolo bambino, mai cresciuto realmente. Perdurano in loro le caratteristiche dell’infanzia, nel bene e nel male. Vediamoli nel dettaglio.

1) La spontaneita’
Il napoletano dice e fa quello che pensa. L’azione non e’ frutto di una decisione consapevole, ma e’ solo una risposta incondizionata agl’istinti emergenti nel contingente. E’ divertente o triste per puro caso, e non perche’ ha plasmato il proprio stato d’animo. E’ totalmente incapace di farlo.

2) La deresponsabilizzazione
Il napoletano non ha mai colpe, e’ sempre colpa dell’altro, e’ sempre responsabilita’ dell’altro. Questo sia in senso propositivo (“i politici devono cambiare le cose, non noi”) che in senso passivo (“questo problema non mi riguarda”). Sono i grandi a dover agire, non loro.

3) L’ingenuita’
Non avendo strumenti introspettivi, e subendo le proprie emozioni, hanno un approccio ingenuo, inerme anche al mondo esteriore. Sono propensi a seguire la pancia nel giudicare gli altri e le situazioni. La simpatia, la paura e  l’omologazione diventano unici criteri a giudizio della realta’ umana. Il diverso e’ ingenuamente considerato Il Nemico.

4) L’anarchia
Lasciato a se stesso, il napoletano vive e gode dell’anarchia imperante. Sente strette le maglie dell’autorita’, perche’ non le ha mai indossate, e nessuno gli ha mai mostrato i vantaggi nel farlo. Ma, nuovamente, e’ uno status quo subito più che scelto.

5) Egoismo
Il napoletano non e’ NEL mondo e ma e’ CONTRO di esso. Non avendolo mai interiorizzato, esiste solo lui. Ed e’ lui l’unica autorita’ a cui sente di dover rispondere.

6) Mancanza di memoria storica e di progettualita’.
Il napoletano non ha una visione del futuro, ma solo una stasi nel presente. Non ci pensa, perche’ non ha un passato a cui aggrapparsi, ne’ delle armi potenti per affrontare il futuro.

Conclusione: l’italiano/napoletano necessita fortemente di un genitore che lo tranquilizzi, che gli racconti storie rassicuranti, che gli sorrida e lo faccia sentire coccolato. Ma non deve essere un genitore normativo, deve essere un genitore che gli somigli, con i suoi vizi e virtu’. Se trova un genitore diverso, scappa e non lo segue, ne ha paura.

Credo che in questo ritratto rientri la storia italiana degli ultimi 20 anni. Ci spiega l’ascesa politica di un genitore bambino qual e’ Berlusconi, e la sconfitta eclatante di un genitore adulto qual era Veltroni. Vorrei sottolineare che in entrambi i casi, l’italiano li guardava con occhi da bimbo e non da adulto critico. Sono entrambi figure genitoriali, accettabili perche’ preservano il loro stato di bambini. Non chiedono loro di crescere, ma solo di seguirli messianicamente.

Veniamo ora al fulcro del discorso. L’italiano che verra’, o meglio, quello che vorrei fosse tra 13 anni.

L’Italiano deve avere un mantra nella testa: L’ITALIA CRESCE CON ME!

Per farlo, deve attuate diversi passaggi.

A) La riconquista della Storia
L’Italiano deve prendere coscienza dello stato d’infantilizzazione in cui si ritrova; un malato non si cura senza volerlo, ma solo con la sua stessa collaborazione attiva. E questo lo si fa, mostrandogli la Storia, la sua memoria. Il nostro Paese e’ tra i più antichi al mondo, ed ha un’arma formidabile contro gli attacchi del hic et nunc. E’ dovere dello Stato e dei genitori elevare la Storia a materia prima nell’insegnamento, perche’ un paese interamente affetto dall’amnesia e’ un paese affetto di Alzheimer. La Storia come metodo critico di analisi degli eventi e non celebrazione funeraria di glorie putrefatte, sia ben chiaro.

B) Comitati civici inter-raziali
L’Italiano deve sapersi destreggiare con le proprie leggi, sguazzare nel mare magnum della globalizzazione e gioire delle diversita’ di razza, religione, identita’ e orientamento sessuale. Per farlo, Stato e cittadini devono iniziare a discutere animatamente a livello locale e nazionale della realta’, dei problemi dell’ognigiorno. Si dovrebbe incentivare la creazione di comitati civici attivi sul territorio, che compiano azioni di lobbying sulle autorita’. Tali comitati non devono solo parlare di problemi pratici, ma anche sensibilizzare sui grandi temi della civilta’. Penso a comitati gioiosi, divertenti, in cui ci si vada per parlare, ascoltare ed imparare. Non per fare gli snob, o gli “attivisti fanatici della fermata dell’autobus che non c’e'”.

3) Abbattimento della Mafia (illegale e legale)
La Mafia e’ uno stato mentale, più che un’organizzazione. La Mafia e’ nelle persone che non la combattono e non nelle persone che ne fanno parte. Mettiamo che viviate nei pressi di un’industria di cui stabilimenti fuoriesca un odore cosi’ nauseabondo da rendere la impossibile la vita nei dintorni. Di chi e’ la colpa se lo status quo perdura? Dei padroni dell’industria o dei cittadini che non si ribellano? Il primo sta facendo il proprio interesse, i secondi no: chi sta agendo in maniera intelligente? Esistono però due tipi di Mafia: quella legale (la classe politica attuale) e quella illegale (la Mafia, propriamente detta). Quest’ultima va abbattuta con proteste dei cittadini, ma anche (ed e’ questo cruciale) con una forte presenza dello Stato a proteggere la ribellione. E’ un cane che si morde la coda: più cittadini protestano, più sara’ l’esigenza di proteggerli nei primi stadi della trasformazione. La Mafia distrugge meta’ del Paese e corrode l’altra. E’ una palla al piede dalla quale bisogna slegarsi SUBITO.  Per fare tutto ciò, però, c’è contestuale bisogno di liberarci della mafia legale, l’attuale classe politica. Loro non hanno interesse alcuno a liberarci, anzi, godono dello status quo. La gente deve portare avanti una legge popolare che VIETI la candidatura alla stessa carica per più di due volte.

4) Snellimento dei processi legislativi e burocratici
Una legge ed un’impresa devono poter essere esecutive in massimo una settimana dal momento dell’inizio delle pratiche. Questo è un imperativo MORALE, più che economica. Una società che non riesce a rinnovarsi è una società che muore di cancro. Così come la pelle si rinnova ogni giorno, così il tessuto economico deve poter rigenerarsi, cambiare, dinamicizzarsi sempre e comunque. La lentezza burocratica uccide la democrazia: senza libero mercato, esiste solo l’oligarchia, la collusione dello Stato con le mafie e la morte della società in quanto tale.

5) Libertà d’informazione

La nostra Repubblica è fondata sull’inganno, cioè sulla promessa del Lavoro per tutti. La nostra Costituzione è frutto di un processo storico importante, una sintesi tra comunisti e cattolici tra le più alte mai raggiunte nell’Occidente (e di fatto, mai eguagliata). Ma la Costituzione va cambiata al suo articolo 1, in tal senso: “L’Italia è una Repubblica democrata, fondata sulla LIBERA CIRCOLAZIONE DI IDEE E DI INFORMAZIONI”. Questo è il diktat assoluto affinchè si parli DAVVERO di una Repubblica democratica. L’era che viviamo adesso è una dittatura dolce, come la definiscono gl’inglesi. E non mi riferisco a Berlusconi, ma a tutto il sistema politico dal dopoguerra ad oggi, dove la lottizzazione dell’informazione è sempre stato pane quotidiano. Con Berlusconi questo sistema si è radicalizzato e reso più palese: ma non mettiamoci il prosciutto sugli occhi, perchè è la realtà di sempre. Una legge popolare sul conflitto d’interessi e sulla pluralità d’informazione sono altre proposte che vanno portata avanti senza mezzi termini. Ora e qui.

6) Energie alternative

Entro il 2020, il 20% delle fonti di energia europee devono essere alternative. E’ TROPPO POCO. L’Italia deve puntare al 50%, e deve finanziare tutta la ricerca possibile per la creazione dell’automobile ad idrogeno. C’è bisogno di una politica delle infrastrutture di trasporto pubblico MASSICCIA. Metropolitane, trambus, bus devono essere IL mezzo privilegiato degl’italiani, l’auto va dismessa ed utilizzata solo per lunghi percorsi, e non per la vita di ogni giorno. Quando lo Stato avrà coperto TUTTA la popolazione attraverso efficienti mezzi pubblici l’automobile dovrà essere soggetta a tassazioni MOLTO ELEVATE, in modo tale da disincentivarne l’utilizzo e l’acquisto.

7) Laicita’ dello Stato

Un legislatore laico è quello che garantisce la libertà di tutti, configurandone il limite individuale. E’ lecito qualsiasi cosa non rechi danno ad altri. QUALSIASI COSA. Il legislatore laico non ha un approccio Inquisitorio alla società, non deve essere frutto della costante caccia alle streghe; il legislatore laico va alla ricerca delle libertà non ancora riconosciute e avvia i processi, perchè questo avvenga nel minor tempo possibile. Il legislatore laico è aperto al diverso, all’innovazione, all’abbattimento dello status quo qualora esso si dimostri non più aderente alle necessità della Nazione. Il legislatore laico derime le questioni etiche con SENSO PRATICO, e non con furore fanatico. Vanno IMMEDIATAMENTE aboliti i patti lateranensi, e l’8 per mille. Vanno eliminati gli sgravi fiscali a qualsiasi religione e culto e altresì, vanno aumentati i fondi per la RICERCA SCIENTIFICA e l’EDUCAZIONE (gli unici grandi volani della crescita e del progresso).

Ecco, cari trafficanti (quei pochi sfigati che sono riusciti a leggere tutto questo post), questa è l’Italia che vorrei fra 13 anni. Un’Italia moderna, che ricordi il proprio passato. Un’Italia in cui non sia bello vivere, MA MOLTO DI PIU’. Un’Italia che non teme la competizione mondiale, perchè CREA LA TENDENZA. Un’Italia che si guarderà indietro con il sorriso malinconico di un adulto che pensa com’era e a com’è diventato e si dice: NON TORNEREI MAI PIU’ INDIETRO;

VOGLIO UN ITALIANO FELICE DI ALZARSI LA MATTINA, DESIDEROSO DI DISCUTERE AL BAR CON L’AMICO EGIZIANO, FELICE DI ANDARE AD UN LAVORO DOVE IL MERITO LA FA DA PADRONE, CON UNA CLASSE DIRIGENTE CHE LO RAPPRESENTI NELLE SUE QUALITA’ MIGLIORI. infine, e semplicemente:

UN ITALIANO FOTTUTAMENTE ORGOGLIOSO DEL PROPRIO PAESE.

E’ così difficile? Voglio credere di no. E voi?

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