Sciopero, Show-pero e Shock-pero

L’ultimo grande caso di ripensamento aziendale e’ quello avvenuto ieri in France Telecom. La compagnia ha fermato i licenziamenti di massa a seguito della catena di suicidi (23, oltre a 11 tentativi falliti) messa in moto della ristrutturazione organizzativa. Ma anche in Italia, negli ultimi mesi abbiamo assistito a scioperi meno drammatici  ma decisamente spettacolari: quelli del Colosseo sono stati i primi a usare l’effetto sorpresa per guadagnare le prime pagine della stampa.

Lo sciopero diventa show-pero e, nei casi estremi, shock-pero. Perche’?

1) Nella societa’ mediatica esisti solo se appari in TV. Ne consegue che chi protesta deve saltare agli onori della cronaca per esistere ed ottenere risultati.

2) Il sistema mediatico non si occupa di ordinario, ma di straordinario. Ed uno sciopero classico non fa audience.

3) Il lavoro, ovvero l’offerta di tempo e capacita’ in cambio di un ricompenso economico, non ha dignita’ in quanto tale. L’acquisisce solo se e’ pubblicitariamente appetibile.

In questo scenario, e’ chiaro capire quanto sia necessario una revisione del sistema dei sindacati, del loro rapporto perso con i lavoratori, della concertazione sociale. Ma emerge anche l’assenza totale del lavoratore in politica. Tutti lo sventolano, ma nessuno lo tutela davvero. Chi lo dovrebbe fare, e’ troppo occupato nella logica delle primarie permanenti: i lavoratori diventano pane per riempire le loro bocche, ma non bocche da ascoltare.

Così il lavoratore del futuro potrà protestare solo se sponsorizzato e brandizzato. Ma per ora, non gli rimane che uccidersi, occupare monumenti o trasformarsi in attore: SIAMO TUTTI OPERAI DELLO SHARE. Ma nessuno sembra curarsene: meglio passare ai consigli per gli acquisti.

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