Certezza della pena…di morte!

Non mi occupo mai di cronaca, se non di quella politica. Ma questo caso di cronaca nera, e’ anche una questione politica.

Stefano Cucchi è stato arrestato per detenzione di droga, e dopo 8 giorni è morto in ospedale per lesioni interne. I familiari hanno diffuso le foto dell’orrore in cui appare tumefatto ed accusano la polizia di averlo ucciso.

Che sia stata la polizia, o altri compagni di cella a me interessa un cazzo!

Un paese democratico non permette che NESSUNO venga ucciso in carcere; un paese democratico ha una polizia per la cui correttezza NESSUNO deve avere dubbi; un fottuttissimo paese democratico non puo’ permettersi di instillare nei cittadini il dubbio di vivere in un regime poliziesco!

Non voglio tirare in ballo il Governo, pero’ faccio una riflessione doverosa.

Da quando siamo al Berlusconi 3, viviamo in un clima di odio sempre crescente. Siamo sempre più tartassati da frasi di odio. Assistiamo ad una recrudescenza di atti violenti figli di intolleranza e ignoranza. Questo doveva essere il Governo che avrebbe assicurato la sicurezza, ma non ci avevano specificato che l’unica sicurezza sarebbe stata quella di vivere nel terrore.

Che si scopra la verita’ su Stefano, perche’ riguarda la credibilita’ delle istituzioni, gia’ pesantemente macchiate dai fatti di Marrazzo, ma anche reiteratamente offese senza fondamento dal Premier (“la corte costituzionale e’ comunista, Napolitano pure”).

Le istituzioni sono quanto di più vitale per le democrazia. Se si iniziano a minarle, siamo ormai al limite della dittatura sudamericana.

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Motel Woodstock – La Recensione

Una commedia gioiello, perfettamente confezionata, leggiadramente parlata e astutamente pensata.

Motel Woodstock e’ uno di quei film che ti piacciono, ma non sai davvero il perche’. Esci dalla sala con una sensazione di benessere generale, e la consapevolezza di aver dedicato due ore tutte a te. E’ la storia di un giovane ebreo, che ospita nel suo motel un concerto hippie, che si rivelera’ il più grande mai realizzato sul pianeta.

E’ una storia tra mondi contrastanti, tra innovazione e tradizione, ma soprattutto, di un giovane ragazzo timido e riservato che cambia con il dipanarsi degli eventi. Un film di formazione? Non del tutto. Ang Lee mostra il lato cinico del movimento hippie (“autentico fino a quando i soldi sono autentici”), ma anche quello psichedelico-romantico.

Senza mai prendere una posizione chiara al riguardo: Lee e’ descrittivo, mai prescrittivo. Gli attori, le musiche, ma soprattutto i dialoghi rendono questa pellicola una chicca deliziosa, che si iscrive a pieno titolo nella filmografia d’autore mondiale.

Andate a vederlo. Ne vale davvero la pena.

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