Napolicidio

La prossima volta che mi viene la malsana idea di passare le vacanze di Natale a Napoli, autorizzo chiunque a fracassarmi il cranio con un prosciutto San Daniele. Perchè è sempre meglio una morte in stile Almodovar, piuttosto che 10 giorni passati in questa infernale trappola scaccia-buonsenso. Sono stati i giorni più surreali di tutto l’anno: come se non fossero bastati quelli precedenti! Due aspetti in particolare mi hanno sconvolto: famiglia e appuntamenti “galanti”.

Famiglia

Mia mamma ha passato tutto il tempo a dirmi che voleva lavarmi i jeans e che dovevo andare a trovare la nonna. Si poteva parlare anche di politica, ma prima o poi, i miei jeans e la nonna spuntavano magicamente. Una volta accontentata, si è spenta miserabilmente, come se quelle due fossero le sue uniche missioni di vita.

I miei nipotini sono drasticamente cambiati: ora hanno acquisito coscienza di essere entità con diritti umani e li pretendono! Per farne calmare una in preda a crisi d’astinenza da Coca-Cola, ho dovuto applicare terrorismo psicologico alla Guantanamo (“Bea, amore, ma tu non volevi fare la ballerina? E lo sai che che le ballerine sono magre? E la Coca lo sai che fa ingrassare?”). Ad un altro, il più carino e dolce, ho detto che deve imparare a scrivere bene, così fa i soldi e potrà avere tutte le donne che vuole.

Mia zia era ossessionata dai fottuti arrosticini di pecora: me li voleva rifilare anche a colazione con i latte – credo che solo la notizia della pazza che ha tramortito il Papa l’ha fatta zittire per circa 30 secondi. Suo commento: “sicuro era del PD”.

Mia nonna è ingrassata a dismisura ed interpellata al riguardo, ha risposto contenta e pasciuta: “nella vita, io nun agg mai faticat e agg semp magnat” (in napoletano, non ho mai lavorato ma ho sempre mangiato). Una donna, una perla di saggezza.

Mio padre – l’uomo che ha sempre scartavetrato la sua pelle per lavarsi – improvvisamente puzza come uno scaricatore di porto livornese senza acqua a casa. Roba che quando passa sia il gatto che il cane si coprono il naso con le zampine – e non scherzo. Io cammino per casa con i tamponi vaginali nel naso.

Appuntamenti “galanti”.

Ne ho fatti solo due: uno che sembrava la versione barbuta di Britney Spears e l’altro, un ex cubista sotto effetto di Lexotan. Ed erano i più normali che ho beccato! Altri casi umani: disoccupati (“lavorativamente sto cercando” mi ha detto. Ma cazzo chiama le cose con il loro nome!), ballerini e artisti vari, 30enni con gravi scompensi ormonali, 20enni con picchi iperglicemici evidenti, 40enni devastati da anni ed anni di palestra fatta male. Questi poveri cristi sono tutti isterici come gli abitanti di New York, ma non si rendono conto di vivere in Burkina Faso.

La cosa peggiore: mi mancano ancora 3 giorni in questo inferno, e non credo di resistere ancora senza commettere un genocidio. Perchè a Napoli avranno pur liberato le strade dalla munnezza, ma ce n’è rimasta davvero tanta nella testa dei suoi abitanti. E per quella, non servono a niente i termovalorizzatori.

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