Zombie

Esistono aziende e aziende. Ci sono quelle in cui puoi esprimerti a pieno e quelle in cui puoi solo portare una maschera formale. Quelle che t’invitano a mantenere un low profile e chi ti incentiva a non frenarti mai (se non nel limite del civile, ovviamente). E poi ci sono aziende come Google: che vanno decisamente oltre.

L’azienda californiana da questo mese dara’ un aumento di stipendio ai dipendenti omosessuali con un compagno, per compensare gli sgravi fiscali percepiti dai dipendenti etero sposati. Proteste? No. Conviene a Google? Assolutamente si. La notizia ha fatto il giro del mondo ed ora scommettiamo che la blue chip attirera’ sempre più cervelli tra le sue schiere.

Esiste un assioma del pensiero liberale: “Nessun uomo sara’ libero, fintanto che ce ne sia uno solo ancora in catene”. E lo stesso principio si applica alle discriminazioni, di ogni tipo. Perche’ la lotta per l’uguaglianza riguarda tutti gli esseri umani in quanto tali, e non ogni singola minoranza che lotta per ottenerla. Ma sia chiaro a tutti: questa lotta non va combattuta solo una volta all’anno contro uno Stato lontano, ma ogni giorno e ogni ora della propria vita con tutti.

In queste settimane si sono tenuti vari Gay Pride in giro per il mondo (a Londra, quasi un milione di persone): non amo molto queste manifestazioni, o meglio, l’uso che se ne fa. Perche’ per molti servono come la messa solo a Natale: un modo come un altro per lavarsi la coscienza e dirsi di aver fatto il proprio dovere. Ma questa non e’ lotta per i propri diritti: e’ solo andare diritti verso l’oblio pubblico e l’ulteriore ghettizzazione.

MAI e poi MAI rinunciare a cio’ che si e’: altrimenti, sarai il primo omofobo, il primo razzista, il primo xenofobo. Mi si dira’: ma avro’ il diritto di non parlare dei fatti miei a chiunque? Decisamente si. Ma una cosa e’ andare in giro con l’etichetta GAY addosso, ed un altra e’ fingersi etero a lavoro o tra gli amici. In quel momento, sei tu l’autore delle decapitazioni degli omosessuali in Iran. Sei tu il padre che picchia il bambino perche’ e’ “frocio”. Sei tu il bullo che umilia quotidianamente un compagno di scuola perche’ diverso. E’ solo tua la colpa, e non dello Stato, della societa’, della religione.

E non parlo solo ai gay, chiaramente. Perche’ chiunque rinunci alla propria identita’ per pigrizia, convenienza o calcolo politico e’ gia’ morto, e non se n’e’ accorto.

Amen.

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3 Risposte

  1. oggi è un giorno rivoluzionario: hai citato Che Guevara “Nessuno è libero finché anche un solo uomo al mondo sarà in catene” e lo hai definito Liberal 😀

  2. Sono del tutto non in accordo con quello che hai scritto.

    Per un motivo liberale: lo Stato non dovrebbe mai chiedere ai suoi cittadini di essere degli eroi, e in certe situazioni e in certi contesti dire di essere gay significa essere un eroe, rischiando il licenziamento o almeno l’isolamento.

    Certo, non in tutti i casi è così, e certo che ci sono i gay che fanno così ben finta di essere etero di essere i primi a fare delle battute omofobe e volgari, ma una regola generale proprio non è possibile.

    C’è un motivo per cui persone come Sylvia Rivera o Harvey Milk sono considerati degli eroi dei movimenti di liberazione dei gay: è perché erano degli eroi.

  3. @Jmarx: Che Guevara lo riprese da John Stuart Mill, padre del liberalismo 😉

    @Paolo: mi spiace ma nn sn d’accordo. Io non dico di andare in giro spiattellando la propria identita’. Chiedo solo coerenza. Non vuoi dire che sei gay? Bene, allora evita i Pride, non ne hai diritto. Vuoi fingere di essere etero? Allora rimani nel tuo ghetto e muorici possibilmente.
    Il mio invito era alla trasparenza selettiva, non totale.

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