Gheddafite acuta

Gheddafi: “In Libia rispettiamo le donne di più che in Occidente”. Almeno non le obbligano a diventare ministro dopo aver fatto sesso con il premier.

Bersani: “Nuovo Ulivo non è un’ammucchiata”. Delusa la D’Addario, che già pensava a qualche incarico di spessore.

Renzi, sindaco PD di Firenze: “Mandiamo i nostri dirigenti a casa”. Fini ha già dichiarato di non saperne nulla della casa.

D’Alema: “Questa legge elettorale favorisce Berlusconi”. E’ geloso, perchè non è più il solo a farlo.

Middlesex – il libro. Recensione

Middlesex” di J.Eugenides non e’ un libro, ma un rito di passaggio con una copertina. Ti rapisce dalla prima pagina, e non ti lascia respirare fino al termine. Ed e’ a quel punto che ti rendi conto di essere cambiato insieme al protagonista. Irreversibilmente.

Il protagonista, appunto. Chi e’? E’ Calliope Stephanides? La genetica ed il DNA? Il caso? La societa’? Nessuno, e tutti questi lo sono allo stesso tempo. Come un’orchestra, ed una melodia che emerge lentamente dal caos primordiale degli spartiti ti avvolge.

E quando pensi di comprendere la storia, si attorciglia su stessa come un baco da seta che va a fuoco. E allora, ricominci daccapo. Per rimetterti in gioco, per tirare i dadi nuovamente. O per lasciarlo fare agli Dei greci.

Non e’ un libro, dicevamo. Ma fortunatamente Eugenides l’ha intrappolato in ruvide pagine di cellulosa e ce l’ha regalato. Qualsiasi cosa sia, non possiamo che ringraziarlo.

Decisamente nella mia top three di tutti i tempi.

Froci col culo degli altri

E’ un’espressione romana. Molto volgare. Che si addice alla volgarità della nostra classe dirigente. Due casi per tutti.

1) Il Governo, nelle vesti del ministro Marons, si fa vanto della “maggiore lotta alla Mafia” di tutti i tempi. Ma la realtà è che non hanno fatto niente per combatterla (anzi!): è solo una questione statistica. L’alacre lavoro dei giudizi prosegue a prescindere dai governi che si susseguono: se rimani più tempo al governo, ovviamente avrai più mafiosi arrestati mentre sei in carica. E mentre Marons incassa consensi elettorali e festeggia bevendo acqua del PO, i giudici vengono minacciati di morte.

2) Marchionne incassa i complimenti di Obama per la fusione Fiat-Chrysler. Forte di questo, sposta parte della produzione da Mirafiori in Serbia; poi non permette il reintegro ai tre operai-sindacalisti di Melfi, ed infine da lezioni di economia accusando l’Italia di non voler cambiare. Un eroe non compreso. Ma Superman non ha mai incassato miliardi di criptonite dai contribuenti per evitare il tracollo. E mentre al profeta Marchionne sfugge che fino a ieri chiedeva l’elemosina, i suoi operai vanno in cassa integrazione. Lui sì che è un maestro del cambiamento.

E a questo punto viene da chiedersi: ma possiamo davvero chiamarli dirigenti questi signori? Se ci atteniamo alla tradizione italiana, assolutamente sì. Da noi i dirigenti, i capitalisti giocano da sempre con il culo degli altri, per mantenerci in metafora. Non è mai esistito un capitalismo serio, basato sul rischio personale. Weber diceva che il capitalismo si sviluppa nelle società protestanti, ed è alieno a quelle cattoliche. Un vero visionario.

Il nostro non è capitalismo: è solo capitolismo. Ovvero, sto al gioco fino a che non capitolo: poi chiedo aiuto alla mamma, ovvero i politici. Ed il triangolo è chiuso. I politici a loro volta non dicono mai di no, perchè dispongono del portafogli dei cittadini senza doverne neanche rispondere. Un circolo vizioso e deprimente.

Un sistema autorefenziale, simile all’aristocrazia plutocratica pre-fascista.

Non meravigliamoci che alla fine gl’italiani cerchino l’Uomo della Provvidenza.

Amen.

Scelte boTTaniche

Se le colonne dei templi greci avessero avuto la stessa consistenza di quelle pubblicate da La Repubblica ieri, i turisti non le avrebbero mai viste. Pagina 6 e 7, autore: Bersani. Contenuto: nullo. Dopo ettolitri di fumo e parole, la montagna partorisce tre proposte-topolino.

Alleanza democratica. “Proporremo un’alleanza costituente anche con forze che in altri contesti avrebbero un’altra collocazione”.

Una strategia perfetta, Segretario. Per suicidarsi. Propone di risolvere un’anomalia (Berlusconi) con un’altra anomalia: l’alleanza con la destra finiana. Proprio ora che FLI confermerà la fiducia al Governo. Un genio. Non solo: tra i  compiti della santa alleanza, mette legge elettorale e federalismo. Ma risolvere il conflitto d’interessi le fa proprio schifo?

Nuovo Ulivo. “..in cui i partiti di centrosinistra possano esprimere un progetto univoco di alternativa per l’Italia”.

L’ossimoro degli ossimori: “Nuovo” e “Ulivo” suonano a campane di morte elettorale. Voi prima fate il PD a vocazione maggioritaria per evitare nuove armate Brancaleone. Poi perdete, perche’ avete fatto la voce grossa con il timbro di un soprano. Ora fate marcia indietro, riproponendo l’armata Brancaleone. OK, ma almeno cambiate il nome: scegliete un’altra pianta!

Porta a porta. “Il Partito Democratico organizzera’ per l’autunno una grande campagna di mobilitazione sui temi sociali e della democrazia”.

Di nuovo, Segretario, lei ha il tempismo di un bradipo. Ad Agosto, mentre Lei era dato per disperso, B già aveva annunciato il “porta a porta più grande di sempre”. Domanda: B si servirà delle “Squadre della Libertà“, e lei? Dei pensionati di Reggio Emilia? Li potrebbe chiamare, in onore alla sua usuale ironia, “Le Squadre della Pubertà”.

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Qualcuno spieghi a Bersani che se, il suo partito facesse il suo mestiere (un leader carismatico che massacri B e un partito vicino alla gente), vincerebbe le elezioni con ampio margine, alleandosi solo con Di Pietro e Vendola. Ma il problema, o meglio, il conflitto d’interessi di Bersani e’ proprio questo: puo’ un leader fare spazio ad un altro? SI, se quel leader tenesse a cuore l’Italia.

Ma evidentemente, non è il caso di Bersani.

Repubblica Popolare Italiana

Per via dello stallo politico italiano, gli scenari futuribili sono infiniti. Per fare chiarezza, noi de IlSarcotrafficante abbiamo raccolto le testimonianze di fonti interne al Parlamento (che vogliono rimanere anonime); ve le riportiamo di seguito con nomi fittizzi.

Julio ThreeMountains: “Diamoci un taglio:  governissimo Bossi-Tremonti, con eliminazione del parlamento e dell’esecutivo. Bossi si occuperà delle banche del Nord, io di tagliare il Sud dalle cartine geografiche”.

Ferdinand Mess: “Se Dio vuole,  un Governo teocratico con a capo Bagnasco. A sostenerlo UDC e tutti quelli che dimostreranno di portare il cilicio da almeno sei mesi continuativi. La Binetti ci ingannò: era solo rosmarino”.

Italy Blowjob: “Via la Lega e Governo sostenuto da Fini, Casini e PDL. A capo, Elisabetta Tulliani. Creeremo il nuovo polo, La Casa delle Licenze Immobiliari”.

Humphrey Bossart: “Tagli al welfare: spariamo negri, ebrei, froci, badanti e vecchi. Tremonti a capo del Governo della Serenissima, con sede nel garage di mio figlio. Accanto ai poster di Sabrina Salerno e Frodo Baggins“.

Nick Selling: Proposta non pervenuta. Si è limitato a dire: “La Costituzione è poesia, la Politica è metafora, Il Parlamento è un fiore appena sbocciato, D’Alema è il Tavernello, Io sono un intenso Chianti”.

Tony Rock: Ha prima tentato di farci arrestare, poi ha dichiarato: “Tutti i politici in carcere in maniera preventiva. A votare i parlamentari, saranno le guardie giudiziare per un Governo di Sicurezza Nazionale”.

PierLouis BerHealthy: “Dobbiamo abbattere il regime neocolonialista imperialista democristiano. Abbasso Andreotti, abbasso il CAF“. Poi, si è suicidato, credendosi Raul Gardini.

Come vedete, le nostri fonti non riescono a trovarla una visione comune, ma vi consigliamo un acquisto ingente di vasellina per quest’inverno. Ne servirà molta.

Il nuovo Partito di Veltroni e Bocchino

Nella categoria dei grafomani compulsivi mi ci ascrivo a pieno titolo. Ma almeno non ricopro ruoli pubblici. Non si può dire la stessa cosa di Ualter Veltroni e Italo Bocchino. I due simpatici rivoluzionari della porta accanto.

Il primo ha scritto al Corriere della Sera un’accorata epistola al suo Paese. I passaggi salienti del suo intervento mettono nostalgia e maliconia, come una vecchia puntata de La Piovra. Peccato lui non sia Michele Placido (in compenso, ha lo stesso nemico, la Mafia ovvero Berlusconi).

“Sento di avere il titolo di parlare agli italiani, perchè sono stato uno dei pochi a ritirarsi dopo la sconfitta”. Mio caro Ualter, quando parli alla nazione, non è che stai tra i quattro gatti della tua fondazione – devi elaborare un discorso organico, altrimenti faciliti troppo i blogger rompipalle (come me) a spararti addosso. Il tuo ritiro è stato un dovere dettato dall’opportunità politica: che gli altri non lo facciano conta poco. Inoltre, c’è un’insanabile contraddizione tra l’incipit (il ritiro) e le azioni successive (creazione di una fondazione nel tuo partito, ed ora anche appelli alla nazione). Tu scrivi romanzi, dovresti saperlo: i salti logici vanno bene solo se il protagonista è uno schizofrenico o un lupo vestito da agnello. Altrimenti, il lettore lascia il libro a metà, e si compra Novella 2000, che almeno un pò di coerenza ce l’ha.

Bocchino, l’altro eroe postmoderno, ieri si è rivolto a Berlusconi dal sito di Generazione Italia, la fondazione di Fini. Dopo mesi passati a riempire Silvio di feci ed insulti vari, deve essersi pentito. (Obiettivamente, le ultime foto del Premier fanno pena: panza e tettine cadenti non si sposano con la solita immagine da latin lover).

“L’unica strada è varare un nuovo governo con un profilo alto che comprenda i partiti di Fini, Casini e Rutelli e i moderati del Pd”. Caro Italo, siamo della stessa città, e so che i miasmi della monnezza generano alterazioni di coscienza; però non esageriamo. 1) Fini non ha ancora un partito, ma solo un gruppo parlamentare: tra i dui ci passa l’inutile dettaglio del voto dei cittadini; 2) Che Fini, Casini e Rutelli siano bellocci è pacifico: un loro governo avrebbe un profilo greco, ma non mi azzarderei a definirlo “alto”; 3) I moderati del PD: ce ne sono anche di non-moderati lì dentro?; 4) Non è Berlusconi, nè nessun altro a “varare un governo”: lo fa SOLO il Presidente della Repubblica. (Ormai il “tiro della giacchetta” di Napolitano è lo sport nazionale: il comitato olimpico ne sta valutando l’inserimento ai prossimi Giochi di Londra, ndr).

Le somiglianze tra i due rivoluzionari è impressionante. Entrambi si fanno portatori di sani principi, contraddicendoli. Entrambi creano fondazioni che – paradossalmente – sfondano i loro partiti. Tanto che ci domandiamo perchè non ne fondino uno assieme. Il PDU: Partito Depressi Umiliati.

Avrebbe un seguito incredibile. Soprattutto, se ad ogni tesserato dessero una pasticca di Prozac.

Carlucci, quattro stracci?

L’onorevole Gabriella Carlucci ha rilasciato un’intervista molto interessante. Vediamone i due punti principali ed eventuali miei commenti, di alcun conto.

1)Il mio stipendio è il minimo; perché tutte le spese che ho le sostengo con i miei soldi. Spese che giustamente servono a mantenere il rapporto con l’elettorato”

Onorevole Carlucci, secondo il sito open parlamento, lei occupa così il suo tempo parlamentare: 92,28% in Parlamento (cosa che le fa onore), 7,58% è assente ingiustificata e 0,13% in “missione”. Ne dobbiamo presuppore che i rapporti con l’elettorato li mantiene via email ed al telefono, a meno che non sia dotata del dono dell’ubiquità come Padre Pio (essendo lei eletta in Puglia, forse il santo le concederà dei favori..). Mi si potrà obiettare che il dato registra solo il momento delle votazioni parlamentari, che non avvengono ogni giorno. Eppure, altri suoi esimi colleghi della Puglia registrano presenze in missione molto ma molto più elevate: Mantovano (88%), Fitto (81%) oppure Vitali (35%). Loro non si sono mai lamentati del proprio compenso: si rivolga a loro per una consulenza, oppure a Tremonti che con i tagli ci sa fare benissimo.

2) “Un operaio quando va a casa ha lasciato i suoi problemi nel suo ufficetto. Io quando vado a casa ho ancora i miei problemi di lavoro”.

Alcuni chiarimenti, Onorevole. Un operaio non lavora in ufficio (perchè usa il dispreggiativo? Forse gli uffici le fanno ribrezzo?), ma in fabbrica. Inoltre, quando torna a casa, non penserà ai problemi dell’ufficio (cosa anch’essa confutabile), ma a quelli di casa si. Le devo ricordare che l’Italia è il paese che meno restituisce ai contribuenti rispetto a quanto essi danno allo Stato? Che siamo il paese con il minor potere d’acquisto in Europa? Che la sua Puglia è tra le regioni più povere d’Italia (anche se in crescita)? Non voglio essere il solito disfattista ed anti-italiano, però le sue affermazioni non mi sembrano esattamente quelle di un parlamentare che ha grandi “rapporti con l’elettorato”. Poi dipende sempre da che tipo di rapporti stiamo parlando: pare proprio che ce li abbia tutti nel suo ufficietto.

In conclusione, Onorevole, l’accusa di Casta la incastra.

C’è puzza di snobbismo e aristocrazia borghese nelle sue parole. Più che Popolo della Libertà, lei mi sembra libera dal popolo. Va benissimo: ognuno faccia i conti con la propria coscienza. Però almeno abbia rispetto per i suoi elettori ed il loro umile ufficietto.

“Il mio stipendio è minimo”. Onorevole, forse si confonde con il suo quoziente intellettivo.

Partito Defunti: nessun racconto, solo un rantolo

Rispondendo a Marco Bracconi de La Repubblica, al post “Masochismo democratico“, ecco cosa penso.

Il Partito Defunti non sa raccontare, perchè non ha contenuti. Che storia vuoi scrivere senza un protagonista (ce ne sono almeno una ventina), senza ostacoli da superare (se non Berlusconi) e senza un lieto fine da regalare al Paese?

Il PD sa solo emettere rantoli moribondi: come qualificare le sporadiche e disorganiche uscite di Bersani&Co? Ma purtroppo, con le voci dall’aldilà si appassionano i soliti quattro gatti (questi sì davvero sfigati), e non l’intera nazione.

Nichi Vendola, tanto interessato al racconto, non è “un narratore, magari un tantino populista, ma ben più furbo di Bersani”. Vendola, a dispetto del cognome, non vende nulla: lui vede un futuro diverso e lo comunica, diversamente.

I suoi sono contenuti solidi, soprattutto perchè non ha vergogna del proprio passato politico (possono dire lo stesso i Defunti?).

Il fatto che sappia impachettarli in un buon contenitore – che ha convinto anche i moderati imprenditori del nordest lo scorso giugno – è un punto di forza, e non qualcosa da demonizzare e tacciare come “populista”.

A meno che Bracconi non voglia cadere nella stessa colpa, di cui accusa il Partito Defunti. Ed allora, questo suo intervento non sarebbe un editoriale, ma una triste tautologia.

Il primo segreto gay di Fatima

Volevo scrivere un post di politica. Come al solito. Ma le liti sul voto si, voto no le lascio a domani, quando tornerò inesorabilmente a lavoro. Anche se chiamarlo tale è decisamente un’esagerazione: ormai è solo un modo per non pensare a niente. Una droga di 8 ore che sospende ogni pensieri critico sulla mia vita, come un orgasmo prolungato. Ma ovviamente, non altrettanto piacevole (dovrei dire: nella migliore delle ipotesi, perchè ormai orgasmi di una certa qualità li vedo col binocolo).

Vi scriverò, perciò, della mia rivelazione di ieri sera.

Ero in discoteca, da solo. Il mio compagno di sventure (e sventrature) è in Calabria Unita ormai da un tempo immemorabile, e per uscire in simili postacci (leggi Gay Village, a Roma) devo muovermi da solo, e con circospezione. Era pieno zeppo di persone: segno che i romani o presunti tali sono tornati dalle ferie a tema infernale – Sitges, Mykonos, Lesbo, Tel Aviv, etc etc – e vogliono riprendere la loro omo-routine invernale. Fatta delle famose Quattro P gay: Porcate, Palestra, Proteine e Privèe. Da non confondere con le 4 P del Marketing: anche se sempre di quello si tratta, ma con due t.

La dedizione che i gay mondiali riservano alle quattro P è al limite del religioso. E ieri sera ne avevo la dimostrazione davanti ai miei occhi, ripetuta in migliaia e migliaia di volti. Una routine alla quale neanche io mi sono sottratto fino ad ora. Ma parlavo di una rivelazione, ed ecco che emerge con tutta la sua forza ieri sera. Nel vedere la fabbrica del consenso omosessuale muoversi all’unisono al ritmo di onde sonore assordanti è uscito fuori un silenzio quasi mortale, gelido.

E una lapide mi è caduta in testa (fortunatamente non la uso); c’era scritto: “Tu non appartieni a questo posto. Potrai fare quanta palestra vorrai, diventare il più figo del mondo, avere il lavoro più prestigioso del pianeta e l’auto più in voga del momento, ma non sarai MAI abbastanza per loro”. Il primo segreto di Fatima dei gay era svelato: Non sarai mai abbastanza. Prima una profonda tristezza, poi smarrimento ed infine, serenità si sono impossessate di me in quella bolgia di corpi scolpiti e abbronzati, di quelle pettinature postmoderne ed inutili quanto il WC di Duchamp.

Il paradosso era ormai chiaro. Tutto quello sforzo per trovare il compagno della vita (tutti lo cercano, inutile negarlo mie care suffraggette froce) per poi scoprire che siamo troppo presi per accorgercene se ci passa davanti. E allora, se la rigida etica protestante è all’origine del capitalismo, la rigida routine omosessuale è la base della solitudine acuta. Ma che fare a questo punto? Ieri sera, ho trovato giusto lasciare il luogo sacro della rivelazione per ritirarmi a deliberare nel mio amato bagno, il sancta sanctorum delle mie riflessioni. Ma d’ora in poi?

Non rinuncerò allo sport e alla discoteca, se è questo che vi state chiedendo. Mi fanno stare bene, a prescindere dagli altri. Sono una pozione contro un malessere interiore che neanche con Activia riesco a regolarizzare. Mi spiace, Alessia, con l’angoscia il Bifidus non serve ad un emerito cazzo.

Ma la rivoluzione copernicana sarà proprio la consapevolezza di rimanere solo. Non posso combattere il sistema, e devo rassegnarmi ai suoi effetti. Rimarrò da solo, non troverò mai un compagno. Croce sopra. Amen. Sarà triste, ma almeno non m’illuderò: saprò dare il giusto peso alle persone e agli eventi.

Combattevo la solitudine, ma non sapevo che era la mia migliore amica. La più sincera, quantomeno.

Buona vita.

CEI c’e’

Non sapevo che la sigla CEI stesse per Cazzi Esteri Italiani. Improvvisamente mi e’ chiara la mission dell’organizzazione vaticana del card. Bagnasco. Ieri ha detto: “Se il federalismo unisce e’ un valore, ma se divide e’ un disvalore”.

Alcune domande al cardinale.

1) Ma qualcuno le ha chiesto un’opinione in merito? Le sembra che io intervenga sulle questioni del suo Stato?

2) Non esiste un Concordato del 1984 che, a fronte di moltissimi sgravi fiscali, vi vieta di entrare nella nostra politica?

3) Inoltre, chi e’ lei per parlare di valori, considerando che è parte di una dittatura?

4) Ma chi scrive le sue dichiarazioni? Arrigo Sacchi?

Ancora più disgustosa, ma scontata, la reazione politica: tutti i cagnolini a rispondere o appoggiare le dichiarazioni del cardinale. Mi devo prendere il buscopan quando vi vedo a pecora sull’altare del Vatic-ano, invece di dire gentilmente al prelato di occuparsi degli affari propri. Bagnasco apre la bocca, e voi gli leccate il culo. Nessun orifizio vaticano è trascurato, c’è da dirlo.

La laicita’ e’ una questione di dignita’ e coraggio.

Mi rendo conto che chiedere tali doti ai polli-tici odierni sia decisamente troppo.

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