Barcellona, e l’Irpef

Chi mi conosce e/o legge sa che ben poche volte scado nel blog-diario-EmoTrash. E perche’ non ho emozioni e perche’ non voglio annoiare nessuno (in primis, me) con le mie travesie personali. Ma oggi devo farlo necessariamente, perche’ parto per Barcellona.

E’ la prima volta che ci torno dopo ben 6 anni, ed ho una fifa blu. Il motivo e’ semplice: Barcellona e’ per me il primo amore, quello che nascondi nei meandri dei ricordi e che cerchi a tutti i costi di rimuovere. Quello che “non ci tornerei mai assieme, ma anche si”. Quello che “non sono mai stato cosi’ bene”. Etc etc…

Quando scappai di casa a 18 anni, andai a vivere a Londra. Il mix tossico di fish&chips e birra annacquata mi traumatizzo’ per un anno, tanto da causarmi danni cerebrali permanenti. Ancor più di quelli che avevo gia’ dalla nascita. Decisi di andare a vivere a New York.

Tutti a questo punto dicono: figo, stupendo, beato te. Un cazzo! New York fu stupenda all’inizio, ma ben presto capii di vivere in una confezione di Xanax formato citta’. La psoriasi tocco’ picchi incredibili di espansione territoriale sul mio tessuto epiteliale. Avevo tic che coinvolgevano muscoli di cui neanche sapevo l’esistenza. Andai anche in terapia, ma dopo poche sedute il terapista si suicido’ per via dell’amante cubano scappato con un guru della New Economy.

Decisi di tornare in Europa, a Barcellona. Avevo un tremendo pregiudizio sugli spagnoli. Pensavo fossero tutti dei pastori sardi con la S alla fine di ogni parola e le nacchere sempre pronte a schioccare. Dovetti ricredermi subito. Barcellona mi fece innamorare perdutamente dei suoi barrios, del suo stile di vita calmo, ma anche efficiente e professionale. Della gente sempre in vena di festeggiare, ma senza mai esagerare. Della vita notturna. Dell’architettura. Dei mezzi pubblici precisi ed onnipresenti. Del catalano, una lingua sublime. Dell’assenzio che costava pochissimo (divenne la mia acqua). Etc etc…

Poi ci fu un’offerta di lavoro a Madrid. Molto, molto allettante. Ed io sono una puttana: quando vedo soldi, divento cieco e non penso più all’amore. La sindrome degli occhi a forma di dollaro alla Paperon de Paperoni prese il sopravvento, decretando l’abbandono di Barellona. Mi pentii dopo poche settimane, ma il danno era fatto e non potevo più tornare indietro. Decisi di rimuovere quella citta’ dal mio cuore, e non ne parlai più.

Fino al 23 dicembre passato. Guardo la busta paga, e ho un bel po’ di soldi in più per un rimborso Irpef. Cosi’ decido istantaneamente: fuggo a Barcellona per il ponte della Befana. E cosi’ stasera si parte, con Roberto, amico inseparabile. Ho una strana sensazione, come di cambio epocale, o forse e’ solo la nostalgia.

Ma quanto sarebbe ironico se fosse l’Irpef a farmi tornare definitivamente tra le braccia del mio amore? A quel punto, anche io con l’ei fu Padoa Schioppa potro’ dire che le “tasse sono bellissime”.

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2 Risposte

  1. Farò finta di aver letto male: si dice TRAVESIE o TRAVERSIE?!? La mia curiosità viscerale ( nel senso di “non-ancora-merda”, ma di pancino satollo) è: ma a New York eri tu il terapista o lo psicanalista si sbottonava troppo con le sue confessioni cubane? Ahimè sono un castigatore dei vizi e delle debolezze umane…tradotto: un rompicazzo 🙂
    Detto ciò, Barcellona (o Barellona, come l’hai definita tu) infonde amore, difficile non amarla a meno che il proprio cuore sia freddo e immobile. Il primo amore è un ricordo perenne, ma è anche la collezione di errori che non avresti mai voluto fare. Errori che commetti senza troppa premeditazione.Se ti sei pentito, inoltre, di aver scelto i soldi che offriva Madrid, realizzando che stavi tradendo il primo amore, significa solo che non sei una puttana. Azzardo anche che può fare molta paura l’intensità dei battiti cardiaci, significa essere vivi. Meglio aver commesso un errore, che non averlo neanche saputo vivere. Sono sempre per la consapevolezza di sé, piuttosto che per i masochismi. Ecco perchè ti dico: lasciati andare, non pensare troppo! Non caricare di aspettative un incontro tanto atteso dopo sei anni, non pensare all’Irpef o ai cambi epocali (che contandoli saranno stati almeno una dozzina se non più). Magari scopri che la passione è ancora accesa oppure celebrerai i ricordi del passato con un mix dolceamaro. Da bambino, quando andavo in gita, preparavo un astuccio con tante big babol, marshmallows, gelatine e altre schifezze…l’attesa, la gioia, la condivisione, rendeva il viaggio ancora più speciale. Pensa solo a mettere nelle valigie, qualcosa di estremamente necessario

  2. ,,,ma per la maggior parte, porta con te il superfluo! (uff…i tasti rotti della mia tastiera spezzano il mio commento grrrrrr)
    Vivi e ama!! Ti dedico l’aforisma-bacio-perugina che ieri ti ho inoltrato per lettura e conoscenza:

    We were given two hands to hold. Two legs to walk. Two eyes to see and two ears to listen. But why only one heart? Because the other one was given to someone else – we just have to find it!

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