Grazie Roma

Esistono mille motivi per scappare da una citta’. E ne esistono altrettanti per restarci. Ma nelle mie mille peregrinazioni per citta’ di mezzo mondo, ho capito che quanto meno esplori una citta’, tanto più ci resterai. Perche’ una metropoli e’ un enorme big mac che va assaporato lentamente, senza fretta. Altrimenti, corri alla cassa a comprartene un altro, ed un altro ancora.

Prima di arrivare a Roma, ho sempre divorato i posti dove poggiassi il culo. Per lavoro, studio, amore o semplice curiosita’. Vivevo nella semplice ossessione di sapere tutto, di conoscere tutti, di scoparmi ogni ragazzo bono, di avere gli amici più cool, di frequentare gli ambienti più in. Ma a Roma e’ tutto cambiato.

Ho iniziato a prendermela comoda. Non per volonta’, sia chiaro. La citta’ mi ha obbligato a rallentare, a decellerare il frullatore della curiosita’. La filosofia della slow life mi ha lentamente incatenato a questa citta’. I mezzi pubblici a macchia di leopardo, il traffico incessante, la gente che lentamente si trascina durante la giornata.

Il mio intero corpo gridava, chiedeva efficienza, velocita’, progresso. Un anelito futurista che cozzava fortemente con la realta’ di una Roma delle trattorie, degli artisti di strada, della metro che passa ogni 5-6 minuti. E’ una citta’ che ti costringe a pensare, riflettere. Ed inesorabilmente, ti lasci andare al suo flusso, al suo scorrere a singhiozzo.

Sono passati quasi quattro anni. E ancora mi chiedo perche’ rimanga qui. E’ difficilissimo fare amicizia, trovare una vita culturale e’ peggio di un ago nel pagliaio, il casino ti penetra nelle orecchie a qualsiasi ora, gli ambienti di lavoro sono vagamente mafiosi, la politica e’ deprimente, l’aria e’ asfissiante. A volte, dai ragione a Nerone, e vorresti appicarle il fuoco a questa capitale iper-italica.

Ma poi vai ai Fori Imperiali. Al Colosseo. Al centro storico. A Trastevere. A Garbatella. All’Eur. A San Giovanni. E la bellezza, la storia, la genuinita’ ti sovrasta, ti zittisce, mette a tacere qualsiasi lamentela. L’etica dell’estetica (r)esiste qui, come in nessun altro posto al mondo. Il gioco vale la candela? Rinunciare alla tua indole in cambio di riempirti gli occhi quotidianamente di una bellezza estrema, decadente, indecente e sbalorditiva?

Sono quattro anni che cerco di scappare, ma non lo faccio mai. Evidentemente, la risposta e’ si. Grazie Roma. Di essere come sei.

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