Gossip Pirl?

Chi segue la politica in Italia non puo’ che porsi un quesito: m’interesso di Politica o di politici? Qui, i gossip di partito si mescolano a manovre finanziarie e riforme istituzionali. Si passa dal litigio tra Bossi e Maroni, all’eventualita’ che il governo imponga una censura alla liberta’ di stampa. Come se le due faccende rivestissero la stessa importanza per la nazione.

Perche’? Sarei tentato nel dare la risposta più semplice: siamo un popolo che non si fa i cazzi suoi. Il gossip e’ il sale della nostra vita dai tempi di Petronio. Eppure, c’e’ di più. L’attaccamento morboso alla tettonica a zolle dei partiti vive su una speranza di fondo: che si arrivi alla formula perfetta, all’alleanza che permetta ai politici di cambiare davvero questo stanco e vecchio Paese.

Non si spiega altrimenti il successo delle Primarie. Perche’ prender parte con entusiasmo al rito interno ad una “coalizione” strafritta come quella della sinistra? Perche’ siamo il Paese occidentale con la più alta partecipazione alle elezioni? Perche’ ai referendum vanno a votare il 60% dei cittadini? Perche’ i talk show politici sono i programmi TV più seguiti?

Sono tutti segnali di speranza lanciati ai politici. Speriamo che cosi si accorgano del popolo, delle sue esigenze, dei suoi bisogni. Che trovino il modo di superare divisioni fittizie. Per dedicarsi finalmente a chi li ha votati, a chi paga il loro stipendio. Noi italiani siamo dei bambini che cercano disperatamente l’attenzione dei genitori, e cerchiamo qualsiasi scusa pur di farci sentire.

Ma facciano attenzione i politici. Prima o poi, i bambini trascurati si ribellano ai genitori inadempienti. E quando diventano adulti, fanno di tutto per disfarsene. L’antipolitica grillina non e’ che l’inizio di questa tendenza; non possiamo lasciare che prenda il sopravvento. Il popolo italiano e’ pronto. La tripletta elettorale appena passata lo ha dimostrato.

Che aspettano i politici a prenderne atto? Dobbiamo fargli un disegnino o questa volta ci arriveranno da soli? Incrociamo le dita. Ma mai le braccia! Partecipazione, sempre e comunque.

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