Steve Jobs, morto un simbolo. O una speranza?

La sua morte l’ho appresa dal suo iPad. Replicata altre mille volte dalle notifications sul suo iPhone ed il suo iPod. E’ morto un simbolo, come se fossero morte la Coca Cola o la Nutella. Steve Jobs trascendeva il marchio che aveva creato, era molto di più.

Quando in azienda vedevo manager indaffaratissimi che credevano di salvare il mondo, gli dicevo: “calmati, sei solo un impiegato, mica Steve Jobs”. Per me lui e’ stata fonte d’ispirazione continua. Dall’inizio della mia carriera. Ho sempre amato il suo stile sobrio di presentare, la sua voglia (o ossessione) di cambiare e migliorare la vita della gente.

Non m’inganno. Non era un benefattore, era un fottuttissimo genio del male. Ma senza di lui ho come l’impressione che si chiuda definitivamente un ciclo. L’America cede il passo alla Cina da tempo, ed ora perde anche l’ultimo tassello. L’Oriente si riprende le sue rivincite.

Steve sorride di questo. Ne sono certo. Lui, che del simbolo del peccato ne ha fatto la sua missione di vita, sapeva bene che l’unico peccato da non commettere era proprio fermarsi e compiagersi. Morto un Jobs, se ne fara’ un altro.

Ma nessuno rivoluzionera’ la nostra vita come lui. L’ultimo grande genio dei nostri tempi ci ha lasciati orfani della speranza di cui era portatore.

Momento di grande tristezza.

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