Anche Cicciolina era tecnica

Chiamare “tecnico” il Governo Monti é come chiamare Cicciolina “operatrice dell’audiovisuale per uso domestico”. É un governo stra-politico, non solo perché è sorretto da partiti politici, ma soprattutto perchè esprime giudizi sui fatti (spesso si produce in gaffe degne del miglior Berlusconi), e prende decisioni basati su di essi. L’analisi dei problemi puó essere tecnica, ma la soluzione sarà sempre espressione di una parte. Questione chiusa.

Ma è interessante come molti continuino a considerarlo tecnico. Ai politici conviene, perché cosi un giorno potranno prenderne le distanze; alla gente viene naturale perchè, sebbene ci stiano facendo un male cane, almeno sono credibili, seri, efficienti, risoluti – che è l’esatto opposto dei politici nostrani.

E come dargli torto. Non si salva neanche il nuovo che avanza. Renzi sostiene che porterebbe il PD al 40%, mentre Bersani lo manterrebbe al 25%. Andiamo bene: inizia la gara a chi ce l’ha più grande. Qualcuno spieghi a Renzi che:

1) Ancora non esiste una legge elettorale. Ergo, il 40% di un cento che ancora non esiste è ZERO.

2) Se hai il 40% nel paese, ma massacri tutti nel tuo partito, in Parlamento ci sarà scissione il giorno dopo l’elezioni. Poi governi con Twitter?

Matteo, capisco che hai fretta, ma non portarti troppi avanti con il lavoro. Qui non ci sta nessuna maestra che ti mette la stellina sul registro se arrivi prima. Perchè ho la netta sensazione che ti hanno dato da mangiare troppi plasmon? Slow down, baby.

Ragazzi, se questa é la nuova politica, ridatemi Cicciolina subito!

Annunci

Siamo tutti vacche

Il mercato delle vacche é cominciato. Quando c’é crisi, le risorse sono sempre più scarse, tutto diventa mercato, tutti si tramutano in vacche, persino quelli che prima ne erano venditori. Nessuno é escluso da questo tristissimo meccanismo di compravendita della propria dignità.

La politica svende i suoi ideali, pur di racimolare voti, cariche e prebende. Niente di diverso dal passato, direte. Eppure, una sottile differenza esiste. Rubare per un partito – come si faceva un tempo – e rubare per se stessi, sono concetti separati alla nascita, benchè figli della stessa madre, la miseria interiore.

Succede a lavoro. Dove si ricattano operai a votare un referendum dove l’alternativa è o abolisci i tuoi diritti e mantieni il lavoro o tieniti pure i tuoi diritti, ma te ne vai a casa. O peggio: o rimani e ti prendi cancro, o torni a casa disoccupato.

Succede tra persone, tra amici, tra colleghi. La dittatura degli estroversi da vita a distorsioni degli assetti sociali da documentario faunistico. Chi appare di più, merita di più, é uno “giusto”, é un leader. Un meccanismo che si applica dalle uscite con gli amici alle promozioni aziendali.

Pochi si rendono conto che esiste un piccolo bug in questa perversa meccanica: incentiva la sopraffazione reciproca, l’annullamento di qualsiasi umanitá nei rapporti sociali. In altre parole, si ritorna tutti animali, vacche appunto.

Non c’é nulla di male, ritorniamo alle radici del nostro genoma. Ma, per quanto si possa azzerare la coscienza in budella vaccine, lei rimane ancorata alla nostra esistenza. E ci costringe a riflettere sulla nostra condizione.

Quanto puó essere “giusta” una vita umana passata in un corpo da vacca?

Garrone, Ciprì e Monti

Potremmo parlare di “Dittico del Sud”.

Usciti in contemporanea, i film “Reality” di Garrone e “E’ stato il figlio” di Ciprì, ci raccontano un meridione iper-realista e apocalittico. Fotografie tra il caravaggesco ed instagram, attori presi dalla prigione, o prigioneri presi dal teatro, musiche senza tempo che danno il tempo alla pellicola. E poi, il protagonista assoluto: il SUD. Umanamente, sociologicamente, antropologicamente, archetipicamente SUD.

Garrone tratta Napoli come Gabriel Garcia Marquez tratta Macondo in Cent’anni di Solitudine: una dimensione parallela dove i tratti dell’umanità si delineano e si scolpiscono nelle parole, negli sguardi, nei gesti. Tutti ci ritroviamo in essi, eppure ce ne sentiamo distanti, una distanza rassicurante, ma illusoria. Al contrario, Ciprì plasma Palermo ad immagine e somiglianza dei suoi abitanti, che antropomorfizzano il tessuto urbano, con macchine bruciate, sangue di bambini uccisi dalla mafia e spazzatura.

Il motore di entrambe le storie è comune: la miseria. Entrambi i protagonisti ne sono vittime, e ne vogliono uscire. Le scorciatoie che il destino metterà loro a disposizione sono trappole generate da un determinismo sociale di sapore prettamente verghiano. Ma qui i Malavoglia non subiscono sventure, ne sono artefici e complici. L’accento più si fa comico tanto più risulta tragico.

Questi due film ridanno lustro al cinema italiano, come ai tempi del neorealismo. Un paese che ha vissuto un ventennio di sogno berlusconiano si risveglia più povero e misero di prima. Così, a svegliarci ci pensano due “ministri tecnici” della cinematografia, Garrone e Ciprì. La loro riforma lacrime e celluloide non fa soffire meno di quella di Mario Monti.

Eppure, dovremmo esserne contenti. Riuscire ancora a soffire, dopo il coma mediatico, è segno di esser ancora capaci di vivere. E forse di rialzarsi.

Non trasferirti in Italia, please

Cosa rispondereste ad un’amica americana che voglia trasferirsi in Italia? Io non ci ho pensato due volte: non farlo! Ottimo cibo, tante rovine storiche, ma troppa rovina umana. Che te ne fai di una buona pizza sotto il Colosseo se poi muori disoccupato o, nella migliore delle ipotesi, tar-tassato?

Sono conscio di vivere in Italia solo per tre motivi: 1. Amore 2. Amici 3. Lavoro. Se venissero a mancare, goodbye baby. Qui non esiste futuro per nessuno, solo per i soliti noti. Mobilitá sociale zero; se parli di innovazione ti pestano come se avessi chiamata la madre puttana.

Siamo un protettorato di Berlino, anzi della Bundesbank. Siamo considerati i maiali (piigs) d’europa, abbiamo politici corrotti, evasori fiscali e comuni mafiosi. Saremo pure la culla della cultura, ma ci abbiamo ammazzato il bimbo dentro.

Mi spiace, amica mia, ma l’Italia che immagini l’ha vista solo Julia Roberts in Prega, ama, mangia (a proposito, gli uomini non sono mica tutti come Luca Argentero).

Resta pure in America, che noi la vostra recessione la sognamo ad occhi aperti.

Al Capone e la Minetti

La si attacca per motivi irrilevanti, totalmente opinabili. Per la Minetti, lo stesso destino del suo Papi: difendersi dal moralismo anziché dai reati e dall’ancor più grave nullafacenza di servizio. Accusarla per avere storiecon Corona, o per indossare t-shirts da bimbaminkia, le fa solo gioco.

É caduto in questo tranello Alessio Vinci di Domenica Live. Intervistandola non si é minimanente soffermato sull’imputazione di induzione alla prostituzione minorile o sul fatto che in due anni il consigliere abbia prodotto solo due interrogazioni al consiglio. No, contavano solo le questioni di folklore e gossippare.

Errore madornale. Ribadisco quanto dissi all’epoca dello scandalo D’Addario e Ruby. Se Berlusconi avesse fatto il bene di questo paese, lo avrei difeso a spada tratta per il suo sacrosanto diritto di andare a troie. Ognuno è libero di fare quello che vuole, di avere lo stile che desidera, basta fare il proprio lavoro con passione e portare a casa risultati. Punto.

Stesso identico discorso vale per la Minetti. Capro espiatorio di una classe politica indecente, che cerca la sua redenzione nei riti populistici delle monetine e dei piazzale Loreto. Facile cadere nella sindrome di Al Capone, che fu arrestato per evasione fiscale e non per aver ammazzato centinaia di persone.

Triste destino quello di un paese che necessita aggrapparsi all’estetica moralista anzichè all’etica del lavoro per accusare un funzionario di Stato.

Democrazia o merda

É bastato un piccolo spiraglio aperto da Monti per creare un tifone autunnale. “Posso dare un mano, se serve”. Casini, Fini e Montezemolo godono come scimmie; Bersani, Renzi e Alfano sputano dichiarazioni, e si grattano le palle. Bossi rutta dal palco, random.

Gl’italiani sono d’accordo. Il consenso a Monti si attesta nuovamente attorno al 45%; ma la triade che lo sostiene (leggi sopra) non raggiunge il 10%. Quindi, Monti 2 the revenge é possibile solo se dalle urne uscirá un parlamento sospeso tra maggioranze relative impotenti.

Plausibilissimo. Il Pd è attorno al 25%, il Pdl al 20%, M5S al 18%. E giá vedo i giornali il day after. “Parlamento ostaggio di Grillo”. “Lo spread a quota 600”. “L’Europa chiede Monti”. Tutti cagati sotto, a Bersani cade il sigaro, a Renzi si rompe l’iPod e piange, ad Alfano si prosciuga la lingua con cui lecca Silvio.

Monti sale al Governo in 48 ore. Dopo una settimana: elimina le pensioni, dimezza gli stipendi (degli operai), liberalizza la scuola e la sanitá, e fa mettere a pecora la Fornero. “Ce lo chiede l’Europa!”.

Caro popolo italiano, vuoi davvero fare la figura di una nazione incapace di eleggere una maggioranza democratica?

Perchè la materia organica che compone tale figura toccherá ingoiarla proprio a te, sappilo. Non ne abbiamo fatto giá indigestione nell’ultimo Ventennio?

La decisione spetta a te. O democrazia o merda a colazione.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: