Al Capone e la Minetti

La si attacca per motivi irrilevanti, totalmente opinabili. Per la Minetti, lo stesso destino del suo Papi: difendersi dal moralismo anziché dai reati e dall’ancor più grave nullafacenza di servizio. Accusarla per avere storiecon Corona, o per indossare t-shirts da bimbaminkia, le fa solo gioco.

É caduto in questo tranello Alessio Vinci di Domenica Live. Intervistandola non si é minimanente soffermato sull’imputazione di induzione alla prostituzione minorile o sul fatto che in due anni il consigliere abbia prodotto solo due interrogazioni al consiglio. No, contavano solo le questioni di folklore e gossippare.

Errore madornale. Ribadisco quanto dissi all’epoca dello scandalo D’Addario e Ruby. Se Berlusconi avesse fatto il bene di questo paese, lo avrei difeso a spada tratta per il suo sacrosanto diritto di andare a troie. Ognuno è libero di fare quello che vuole, di avere lo stile che desidera, basta fare il proprio lavoro con passione e portare a casa risultati. Punto.

Stesso identico discorso vale per la Minetti. Capro espiatorio di una classe politica indecente, che cerca la sua redenzione nei riti populistici delle monetine e dei piazzale Loreto. Facile cadere nella sindrome di Al Capone, che fu arrestato per evasione fiscale e non per aver ammazzato centinaia di persone.

Triste destino quello di un paese che necessita aggrapparsi all’estetica moralista anzichè all’etica del lavoro per accusare un funzionario di Stato.

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