Comu-anali 2013

Riepologo dei risultati del primo turno delle comunali. Vince l’astensione. PD in vantaggio dappertutto. PDL segue a ruota. Movimento 5 Stelle disintegrato. Poche, ma chiare lezioni.

1) Il PD vince quando vanno solo quelli del PD a votare. Sostanzialmente, sono state delle primarie data l’affluenza bassissima; 2) Il M5S lo si vota solo alle nazionali, perché poi alle comunali ci si caga sotto di mettere degli incompetenti (il che rivela molto di quanto pensiamo siano utili i Parlamenti);

3) Il PDL tutta questa rimonta non ce l’ha avuta, ma neanche un crollo (come uno penserebbe dato il suo leader accusato di frode fiscale); 4) I sondaggi ormai sono accurati quanto una rondine che fa la primavera; 5) Alemanno si fa di crack (si può mai dire che i romani non sono andati a votare per via del derby?)

Con queste elezioni, la situazione è esattamente uguale a quella di febbraio. Non si capisce proprio un cazzo. Anzi, quello si capisce, ed è diretto verso il nostro deretano.

Italia figa

Perché il titolo di questo post farà venire in mente alla maggior parte l’organo sessuale femminile? Semplice: perché associare la nostra nazione all’aggettivo inglese cool non viene in mente a nessuno (e anche perché tra bunga bunga, olgiettine & co. non si parla di altro negli ultimi anni). Era la stessa situazione in cui anni fa si trovava l’Inghilterra, spenta, morta, depressa. Poi arrivò Tony Blair che la trasformò nella COOL BRITANNIA, un paese moderno, dinamico, figo, appunto. E la mia ossessione di sempre: ripetere lo stesso modello in Italia. Ed è anche la mia croce: noi abbiamo il paese ONTOLOGICAMENTE più bello di tutti (non starò quì ad elencare i mille primati del Made in Italy), sediamo su una miniera d’oro, eppure ogni giorno ci caghiamo sopra.

Rendere figo un paese significa che i suoi abitanti siano orgogliosi di esserne cittadini. Questo comporta una serie di rivoluzioni culturali incredibili, che provo a enumerare.

1) L’arte, e il turismo devono rappresentare il 30% del Pil nazionale. Per fare questo, si deve partire dalla scuola e dal fisco. La Storia dell’Arte deve essere la materia PRINCIPALE di tutti i corsi di studio superiori, e non essere più relegata a materia complementare. Non fanno che ripeterci che dovremmo laurearci tutti in ingegneria, minchiate! E’ l’Arte il vero posizionamento dell’Italia come prodotto nel mondo, e non di certo le macchine! Ed il fisco deve agevolare ogni impresa che si occupi di turismo e valorizzazione del patrimonio culturale (anche enograstronomico!) con tassazione ZERO, ma non solo. Detrazione fiscale ai privati che finanziano opere di restauro nel territorio nazionale. Non ditemi che non ci sono le risorse: legalizziamo droghe (tutte!!!) e prostituzione: reperiremmo miliardi e miliardi e nel contempo, leveremmo business alle mafie.

2) Libertà di vita, di amare, di morire. I diritti in Italia sono trattati come ultimo punto dell’agenda, di fronte all’imperante crisi economica. Miopia acuta vedere le due cose separate. Leggi che autorizzino l’eutanasia, i diritti civili per gay e figli di immigrati, sono IMPRESCINDIBILI passaggi per un paese che vuole serrare le fila, e includere tutti i cittadini nella lotta per un fine comune. Solo così lo Stato si scrolla di dosso quest’aria da moralizzatore e diventa un padre benevolo che accoglie tutte le diversità.

3) Internet e il bilancio ambientale devono entrare nella Costituzione. Le nuove tecnologie basate sul social networking stanno rivoluzionando le società di tutto il mondo. L’accesso ad Internet diventi un diritto costituzionale, la connessione wifi sia gratuita per tutti, la pubblica amministrazione diventi 2.0, interattiva, facile, dinamica, le imprese della new economy siano finanziate dallo Stato. E al contempo, bisogna raggiungere un impatto ambientale pari allo zero, grazie alle energie rinnovabili che devono arrivare al 30% dell’intero portafoglio energetico nazionale. Dobbiamo consumare il giusto, con il minor impatto possibile sull’ambiente.

Amore, internet, arte, turismo, cibo, green economy. Ditemi un pò: pensereste ancora alla vagina se vi facessi leggere il titolo del post una volta realizzate queste cose? Magari si, ma solo perchè siamo inguaribili porci – e non perché non ci resta altro che fottere.

Grazie

Posso elencare mille fortune nella mia vita. Ma una è la più grande: i miei genitori. Quando erano in vita, li amavo, ma non li apprezzavo davvero. E ora che non ci sono più, sento i loro insegnamenti più vicini che mai. Potrei riassumerli in 5 massime.

1) Non importa che pensa le gente di te, ma cosa pensi tu di te stesso. Mia madre ha avuto una vita fuori dalle regole della sua epoca. Era una ribelle, da giovanissima scappò ad Amsterdam per raggiungere il fratello. Rimase lì alcuni anni, e fece una vita da figlia dei fiori. “Se avessi seguito quello che diceva la gente, sarei dovuta essere moglie e basta”.

2) Amati follemente, perché nessuno potrà farlo meglio di te. Mio padre non faceva che vantarsi di me con i suoi amici, mia madre mi ripeteva che ero la cosa più bella del mondo. Anche se facevo un errore a scuola, faceva spallucce: “succede anche ai migliori”. Grazie a loro, io sono dotato di un’autostima a prova di bomba. Questo ha sempre attratto invidie e gelosie, sin da piccolo.

3) Non lamentarti, se una cosa non ti piace, cambiala. Forse la più importante di tutte. Da quando ho lasciato casa a 18 anni, mi sono rimboccato le maniche e ho tirato dritto per la mia strada. Ci sono stati tempi duri, tempi in cui ho rischiato di prendere cattive strade, eppure la loro voce mi ha guidato nei momenti più bui. Ho sempre cambiato quello che non mi piaceva, ho sempre lasciato una traccia dove sono passato. Nel bene e nel male.

4) Non esiste la mancanza di tempo, basta essere organizzati. Questa è soprattutto di mio padre, un pianificatore nato. Riusciva a lavorare, studiare lingue (ne conosceva 10), andare al cinema, al teatro, alle mostre, a viaggiare senza fermarsi mai. Non rinunciava mai a niente. Sono come lui: la mia giornata tocca ogni angoletto della mia anima. Non trascuro nessuna passione, nessun affetto per il troppo lavoro.

5) Ridi, ridi, ridi, ridi. Non esistono drammi che non si possano risolvere, tranne la morte. Era quello che mi ripeteva ossessivamente mia madre. Lei sdrammatizzava tutto, anche quando i soldi non c’erano più e abbiamo trascorso parecchi anni in ristrettezze. Lei non perdeva occasione per ridere di se stessa e degli altri. Io sono come lei: non esistono cose che mi rendono realmente triste; e se qualcosa ci riesce, dura 5 minuti, poi sento la sua risata e rido con lei.

Insomma, grazie mamma e papà. Mi avete fatto nascere, ma soprattutto, mi avete insegnato le cose più importanti per essere un uomo con le palle. Mi mancate da morire.

M.

Carta igienica e bic

Grillo deve avere poco da fare se s’interessa degli SMS di Franceschini. Certo, se passa i giorni a fare le pulci ai conti sulle bic e la carta igienica alla Camera, anziché a proporre leggi, di tempo libero ne ha in abbondanza. Su questo caso, mi provoca orticaria dirlo, sono parzialmente d’accordo con la Santanchè. Franceschini è libero di fare quello che vuole per la sua donna. Ma dico parzialmente, perché io da compagno di uomo politico mi sarei incazzato come un bufalo, perché il suo endorsement velatamente rivela una sua poca convinzione che ce la possa fare da solo ad esser eletto.

Però sono stato un pò cattivello con Beppe, in realtà ha appoggiato una proposta (del PD Zanda): l’ineleggibilità di Silvio Berlusconi. Fuori da ogni disprezzo nei confronti del comico (s)fascista, mi trovo totalmente in disaccordo. 1. Ci pensano dopo 20 anni che è al potere? 2. L’hanno votato il 30% degli italiani, che vanno rispettati; 3. Diventerebbe un martire, ergo alle prossime elezioni prenderebbe il 70% dei voti; 4. Il vero problema sono il conflitto d’interessi, la frode fiscale, e l’induzione alla prostituzione minorile, semmai! 5. Insomma, perché non cercare di sconfiggere B in campagna elettorale, e non con sotterfugi biechi e da Prima Repubblica?

Credetemi, vorrei tanto ricredermi sul M5S, ma più vado avanti e più mi fanno pena. In tutti i sensi. Stanno messi peggio del PD (ed è quanto dire!). Sono una massa amorfa e informe di anime, sono solo un piccolo Iraq di tribù tenute per le palle da un Saddam Hussein 2.0. Tristezza che un quarto degl’italiani amino essere pecorizzati nel gregge.

Novanta gradi è la parola d’ordine.

Gioventù bruciata

Poco tempo fa scrivevo di un sabato italiano bellissimo. All’insediamento della Presidente della Camera, Boldrini, abbiamo assistito ad un discorso di altissima caratura politica. Grazie alla scelta vincente del Pd. E di fronte il Parlamento più giovane e rinnovato d’Europa. Dopo due mesi di masturbazioni politiche, tribolazioni correntizie, streaming demenziali, e defecazioni inciuciste, possiamo affermare che tale discorso è stato affossato nel più fragoroso oblio.

Tutto ció ci conduce e spiega il sabato di due mesi dopo, ieri 11 maggio 2013, un disastro antropologico, prima ancora che politico. Il PD elegge il suo (auto)reggente, l’ex leader CGIL Epifani, è il primo sindacalista alla guida di un partito di sinistra. Perché la priorità deve essere il lavoro. Come se a scrivere un libro per bambini chiamassi un pedofilo. Della materia ne capisce, ma non proprio dal punto di vista giusto.

Da un partito in cerca di padrone, ad uno che invece lo ha e come. Ecco il Pdl e i suoi ministri riuniti a Brescia. Tutti impegnati a leccare il culo del loro boss, con litri e litri di saliva anti-magistratura. E via col solito teatrino del golpe, dell’Imu e delle cene eleganti. Applausi, contestazioni, 30% alle elezioni. Un’equazione ormai funerariamente conosciuta. Poco importa lo scontro istituzionale, la distruzione costituzionale e la bassezza esistenziale.

Infine, la Lega che attacca il ministro Kyenge perché un nero andava in giro a picconare milanesi a passeggio. Una versione demente del battito d’ala che genera un tifone in Alabama. Qui la teoria del caos non c’entra nulla. Il nesso logico tra i due eventi è spiegabile solo con l’assenza di neuroni nelle cavitá craniche dei leghisti.

(Ieri nessuna minchiata dal M5S, ma solo perché Crimi dormiva, e gli altri si scannavano per la diaria).

Cosi rimango col dubbio: serviva ringiovanire cosi tanto il Parlamento per avere le stesse identiche scene di quello più vecchio? E il terrore mi assale: almeno i vecchi morivano presto, ma questi giovani per quanto tempo ce li dovremo tenere?

Biancofiore e i sette trans

Rimossa dalle Pari Opportunità. Letta spedisce la Biancofiore alla Semplificazione, dopo l’intervista su La Repubblica dove l’amazzone berlusconiana dichiarava: “Il problema non sono io, ma i gay che si ghettizzano da soli” e rincarava: “non è normale che un uomo vada con una trans. Come donna non lo accetto”. Tutti sotto shock, ma che aspettarsi da una che si chiama Michaela? Dai, ma se pure i genitori la odiavano appena nata, figurati ‘sta femmina quanta rabbia c’ha dentro.

Per entrare nel merito delle parole, ci sono una serie di impliciti che vanno analizzati per bene.

1) La Biancofiore considera il 10% della popolazione (stime OMS) un “problema”. Che unendosi al 30% della sinistra e il 25% del M5S – per cui ha speso sempre parole di odio passivo-aggressivo – siamo al 65% degli italiani. Sociopata la signora MICHAELA.

2) I gay si ghettizzano solo perché chiedono insistemente i diritti che hanno tutti? Beh a questo punto, anche il suo Silviuccio si ghettizza, perchè c’ha scassato le palle con sta IMU, manco fosse l’unico problema italiano.

3) Che un uomo vada con le trans rientra nella normalità delle cose. Se MICHAELA non lo accetta è forse perchè non ama la concorrenza?

Ironie a parte, sono contento sia successo questo episodio. Letta ha così dimostrato di avere a cuore le istanze di tutte le minoranze, senza se e senza ma. La scelta del primo ministro italiano di colore aveva già dato il senso della visione del Premier, e questo episodio ne sottolinea la pratica. Non è un semplice contentino stile Denny Mendez Miss Italia ’96, si tratta di valori politici inderogabili.

Ora vengano le leggi che ne sono la più naturale conseguenza (cittadinanza figli immigrati, matrimoni gay, legge contro omofobia). Senza le quali l’Italia potrà ancora avere in giro personaggi come MICHAELA.

Allegria!

Partito Drammatico

Può essere che fra 3 mesi io sia contrario a questo governo. Può essere. Ma non posso esserlo a priori, come tutti i disfattisti e sfascisti italiani. Fortunatamente, come me la pensano il 57% degl’italiani*, ed è un risultato di non poco conto considerando le tensioni politiche che ne hanno caratterizzato l’avvio. C’è chi oggi polemizza su La Repubblica che “il vero padrone è il Cavaliere“, considerando la polemica sull’abolizione sull’IMU come un indizio di quello che verrà in futuro.

Ma lasciatemi dire una po’ di cose ai miei amici di sinistra.

1) Non si tratta di un Berlusconi che – giustamente – fa pressioni per la sua parte politica, ma di un Partito Democratico che in questo momento non ha una controparte al Cavaliere. Non spostiamo le colpe verso il nemico politico, perché tutti hanno le proprie responsabilità questa volta.

2) Non vale neanche la teoria dietrologista che Berlusconi sia in rialzo nei sondaggi proprio grazie a questo accordo, perché torniamo al punto precedente: perché in questo momento un elettore dovrebbe votare il PD? Facciamo i seri, per favore.

3) Il rischio di esser confuso con il PDL è un’altra baggianata che circola nei corridoi. Letta ha ragione: solo chi non è sicuro della propria identità ha paura a mescolarsi. Quando ad un eterosessuale chiedi se avrebbe mai un rapporto omosessuale, la categoria si divide in due segmenti di mercato: a. “Non esiste proprio, mi fa schifo”; b. “Tutto può succedere nella vita”. Il segmento A è una cripto-checca repressa, mentre il segmento B è un eterosessuale convinto. Cerchiamo di appartenere alla categoria B noi del PD.

Premesso questo, è una situazione difficilissima. In questi giorni ho visto diversi talk show: non ce n’è stato uno senza il solito teatrino-scontro tra PD e PDL. I due partiti sono diversissimi, e per vent’anni si sono definiti per negazione all’altro. Però diamo un’apertura di credito a questo Governo. Nessuno ci obbliga a farlo, abbiamo solo da guadagnarci (tanto ormai abbiamo perso tutto).

Noi di sinistra non macchiamoci dell’ennesima colpa: restare immobili in questi mesi. E’ evidente che finché il PD non ricomponga le sue fila, dandosi un leader forte abbastanza da tenerlo unito, sarà colpevole di un governo sbilanciato.

Diamoci da fare. E basta con gli psicodrammi e le lagne (lasciamole ai grilini, please).

*fonte: Ipsos, Sondaggio per Ballarò – 30 aprile 2013 – Domanda: lei ha fiducia nel nuovo Governo Letta? http://www.sondaggipoliticoelettorali.it

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