Padre Pio, Santa Lucia e i partiti miopi

Vogliono portare il cuore di Padre Pio da San Giovanni Rotondo a Petrelcina. Scandalo, orrore, sacrilegio. Non perché si tratti il cadavere di un Santo come un quarto di vitella, ma solo per ragioni economiche e turistiche. Ed i fedeli stanno nel mezzo, col cerino in mano.

Simile la situazione del ddl sull’abolizione dei finanziamenti pubblici ai partiti. Il soldi dei contribuenti (il cuore) vengono spostati da San Giovanni (rimborsi elettorali) al Petrelcina (2 per mille obbligatorio), ma il risultato é lo stesso: i fedeli (al fisco) pagheranno tutto.

Peraltro, questo ddl (se pure abbolisse totalmente il finanziamento pubblico) è totalmente insensato. Le ragioni sono presto dette. 1) Potranno fare politica solo i ricchi (o chi li fa contenti) 2) Conoscendo la poca trasparenza italiana, finirá che non sapremo chi finanzia chi. Insomma, é una minchiata, un provvedimento miope: il problema non sono i soldi dati, ma i politici che li ricevono!

A.A.A. Miracolo cercasi per questi parlamentari. Serve Santa Lucia, altro che Padre Pio (che interceda per noi, lasci stare il trasloco cardiaco in queste ore).

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Una Risposta

  1. VISITA AL SANTUARIO
    Mi trovai a far visita ad un santuario, non per fede, ma per aver accompagnato un amico conducente di pullman che di solito portava dei pellegrini in diversi luoghi di culto.
    Il santuario era ed è tuttora molto noto e molto frequentato da ingenti masse di fedeli.
    Arrivammo in una grande piazza gremita di gente. Ai lati erano predisposti dei parcheggi per auto e pullman.
    Più vicino al santuario una fila di negozi mettevano in bella mostra ogni tipo di merci: abbigliamento da turismo, accessori, santini, souvenir e cibi vari.
    I pellegrini entravano nei portoni avvicinandosi a diverse cassette disposte all’interno del santuario. Dalla discrezione del loro comportamento si capiva che le offerte che venivano infilate in quelle cassette dovevano essere abbastanza sostanziose.
    Tra quella gente che andava e veniva, entrava ed usciva dai portoni e che si accalcava di fronte ai negozi, si percepiva un’atmosfera di ansietà e speranza che non avevo mai notato altrove.
    Ad una certa ora, io ed il mio amico, sentimmo la necessità di mangiare qualcosa. Purtroppo i negozi che vendevano alimenti erano tutti affollati, per cui ci dirigemmo verso una pizzeria che era poco distante, ma priva di folla in attesa.
    Nell’avvicinarci notammo con stupore che l’esercizio era separato dal resto della piazza con una lunga rete metallica che ci obbligò a fare un lungo giro per potervi accedere.
    Alla nostra domanda del perché di quella recinzione che impediva l’accesso alla sua pizzeria, l’esercente rispose che era stata messa dai frati per impedire che i pellegrini andassero a fare acquisti nel suo esercizio, posto su terreno privato non facente parte del santuario.
    Con disappunto sulla magnanimità dei frati, lasciai il mio amico al controllo del pullman e proseguii il giro in mezzo ai pellegrini in attesa dell’orario del ritorno.
    Spinto dalla curiosità per tanta devozione, finii in una piazzetta interna al santuario, anch’essa gremita di fedeli. Ad un lato c’era un altare adornato con paramenti sacri, dove dei sacerdoti a turno celebravano la Messa con l’aiuto di due chierichetti.
    Al lato opposto, oltre la calca dei fedeli, c’era un’altra piazzola, separata dalla folla da un muretto all’altezza delle ginocchia, dove i fedeli, tirando fuori i portafogli ed aprendo le borse, buttavano monete e banconote che venivano raccolte da due frati, i quali infilavano tutta quell’abbondanza nei loro sai fatti a forma di sacco. Ogni tanto uno di loro, a turno, spariva dietro una porticina posta alle loro spalle.
    Ad un certo punto sentii tuonare una voce. Mi girai e vidi un uomo, evidentemente non scelto a caso dall’organizzazione, visto che la sua testa sporgeva al di sopra di tutte le altre. Aveva un braccio ben teso in alto e nella mano una banconota da 100mila (era il tempo delle lire). Per farsi ben sentire dagli astanti e sventolando la banconota, gridò: io al Santo gli regalo 100mila lire perché mi ha fatto la grazia! Gettò quindi il biglietto oltre il muretto.
    A quel punto tra i piedi dei due frati smisero di piovere monete e banconote di piccolo taglio. Cominciarono invece a fioccare banconote più consistenti che finivano nel botteghino sul retro.
    Sono passati alcuni anni. Il santuario è sempre lì, come tanti altri luoghi di culto sparsi nel mondo con la loro marea di fedeli. Ma più che dall’ingordigia dei falsi moralisti, resto tuttora turbato dall’ingenuità e credulità dei popoli.

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