Ragazzi, si torna in Europa!

Le cose sono molto semplici. Il capo di un partito di maggioranza è pregiudicato. Deve farsi da parte e scontare la pena. Parlare di “agibilitá politica” o addirittura di “grazia” sono una chimera urbana, come i coccodrilli nelle fogne di New York o la tetta di Carmen di Pietro scoppiata in aereo. E a poco valgono le minacce al PD mosse dai falchi del PDL: “Il governo cade, se il PD silura Berlusconi”. Ma di cosa parlano? Chi propone di votare in Senato contro la decadenza del seggio senatoriale, chi di muovere istanza di anticostituzionalità della legge Severino. Sembra un film di Antonioni dove nessuno (attori, spettatori e persino regista) capisce un cazzo. E la trama si infittisce di dettagli tra il tecnico legali ed il burlesque, giorno dopo giorno.

Per una volta, rendiamo grazia a Dio, il PD é stato chiaro, unito e succinto: le sentenze vanno applicate, affermó Epifani all’indomani della sentenza della Cassazione. E da allora, la linea del partito è rimasta immutata. Nella giunta al senato, i dem non dovrebbero riservarci sorprese, anche se la “sindrome dei 101” che hanno silurato Prodi aleggia al Senato come l’ebola in Congo.

Nel frattempo, sarà un caso, lo spread è ai minimi da due anni. Sta scendendo dal giorno della sentenza della Cassazione a Sivio. Non vogliamo fare allusioni, ma sarà che i mercati – vedendo finalmente la concreta possibilità che B se ne vada fuori dai coglioni – ci stanno riconsideranno un paese europeo?

Sarebbe ora.

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Ferie romane

Queste ferie mi hanno confermato qualcosa che sapevo da tempo. La persona con cui amo maggiormente passare il tempo libero sono io. Sono state due settimane di rapporti sociali ridotti a zero, facevo i conti con me stesso ogni giorno. Con una Roma semi-desertica, e con molti eventi a cui partecipare, mi sono trovato da dio. Non ho mai dimenticato le mie industriali esigenze sessuali, che grazie all’afflusso di turisti stranieri ho potuto tranquillamente soddisfare. Sono diventato un infopoint sessuale, il comune di Roma dovrebbe ricompensarmi per la buona immagine di ospitalità che ho offerto a decine di turisti!

Scherzi a parte, questi giorni sono stati importanti per farmi comprendere a fondo cosa voglia (e cosa non voglia) davvero dalla vita. E sono contento di averlo scoperto senza l’aiuto di nessuno, con le mie forze. Da domani si ricomincia con la routine, ma adesso ho uno spazio tutto mio che rimarrà ben vivo tra i ricordi. E so dove puntare, so perché lavoro tanto, ho ben chiaro il mio obiettivo.

Buon ritorno dalle ferie a tutti.

Omogenizzati

Ennesimo suicidio di un ragazzino a causa del bullismo inflitto dagli “amici” per via della sua omosessualità. Aveva 14 anni, e riesco a capire cosa gli sia passato per la testa. Sento la rabbia salire, mi immedesimo nei suoi panni; alla sua età, io sapevo benissimo cosa mi piacesse e cosa no, ma non lo dicevo a nessuno. Non mi fidavo di chi mi circondava, avevo già abbastanza problemi a gestire questa “cosa” da solo, e non volevo che nessuno ci ficcasse il naso. Eppure, a scuola i sospetti c’erano, io ero un “diverso” in molti sensi: non giocavo a calcio, mi circondavo di donne ma non mi vantavo di scopate alla Rocco Siffredi, studiavo molto e uscivo poco. Ovviamente, le voci iniziarono a girare, ma non presero mai una piega “bullista”, forse perché io ero un bimbo molto forte e deciso. E si sa, i bulli sono dei deboli che se la prendono con altri deboli – attaccano per non essere attaccati.

Ma all’epoca Internet era appena nato, aveva una diffusione irrisoria, non esistevano i social network. Questi ultimi hanno dato maggiore spazio a questi fenomeni, perché “spersonalizzano” il bullo, ed anche quello meno spavaldo riesce a postare offese – magari da un profilo anonimo – al debole di turno. Quindi, Facebook come cassa di risonanza delle patologie sociali di cui soffrono questi bambini, figli di genitori a loro volta malati di un misto tra machismo, ignoranza e paura. Si potrebbe dire: se sei gay e non sopporti le critiche (qualche associazione cattolica che la chiama “libertà di espressione”), non iscriverti a Facebook. Semplice no? Certo, limitare la libertà di un individuo si chiama SEQUESTRO DI PERSONA, ed è punito ai sensi dell’art. 605 del codice penale. La stessa obiezione la si faceva prima di Internet, a quelle persone con atteggiamenti effeminati: “Datti una regolata, sembra più maschio, e vedrai non ti daranno più fastidio”. Cambiano gli anni, ma le soluzioni sono sempre le stesse maldestre opzioni da stato teocratico.

Parlavo di patologia, perché l’omofobia lo è a tutti gli effetti. Una fobia è “una manifestazione psicopatologica il cui principale sintomo è l’irrefrenabile desiderio di evitare l’oggetto che incute timore”. E se le sue conseguenze non fossero drammatiche, sarebbe ironico pensarla in questo modo per gli omofobi. Loro si fregiano di essere i veri “maschi”, ma poi sono mossi nelle loro esternazioni da una semplice paura del diverso.

Come si trasmette questa patologia? Gli agenti patogeni sono quattro: famiglia, scuola, politica e amici. Tutti questi attori giocano un ruolo fondamentale nella creazione della cultura dominante; in Italia sono tutte e quattro inevitabilmente OMOFOBE. La famiglia, perché i genitori vengono da un cultura arretrata ancora legata ai “valori di una volta” (gli stessi che obbligavano le donne a rimanere con i loro uomini che le picchiavano, per non essere disonorate). La scuola, perché nei programmi non appare traccia permanente di educazione civica, immaginiamoci di educazione sessuale. La politica, perché non riesce neanche a varare una legge contro l’omofobia, figuriamoci una legge per i matrimoni gay. Gli amici vittime di tutti gli attori precedenti.

La cultura dominante, che ne è il frutto, diffonde un solo facile messaggio: UCCIDI IL DIVERSO DA TE. Purtroppo, questo concetto decreta il fallimento della cultura occidentale, perché ci fa tornare allo status di homo homini lupus. L’estremo logico di UCCIDI IL DIVERSO, infatti, è che, essendo tutti diversi gli uni dagli altri, siamo tutti autorizzati ad ammazzarci a vicenda.

L’Illuminismo spazzato via da quattro coglioni impauriti che ci rispediscono dritti al Medio Evo.

Io non mi arrendo, e lotterò sempre, perché gli omosessuali si dichiarino ai propri amici e colleghi. Solo attraverso la conoscenza diretta si combatte la paura, e l’ignoranza. Questo è lo sforzo che chiedo ai miei “colleghi” gay, ma al contempo chiedo uno sforzo incredibile da parte della società civile per uperare gli evidenti limiti che l’attanagliano. Solo così si guarisce da questa malattia che avvelena il vivere comune di ODIO anziché inondarlo di AMORE.

Riflettete, gente.

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