Qui, e ora

Abbiamo cosi poco tempo per pensare. Siamo particelle in liquido amniotico dalla nascita alla morte. Pochissimi si liberano dal Matrix, e uno su un milione vuole davvero farlo. In fondo, la mediocrità, la poltiglia lagnosa in cui ci crogioliamo è cosi rassicurante. Nasciamo, andiamo a scuola, ci innamoriamo, copuliamo, ci riproduciamo e moriamo. Bingo.

Molti credono che per rompere questa catena ininterrotta di banalità serva vivere vite esagerate, stravaganti, originali. Questo é un errore: cambia solo la scenografia.

Se si vuole cambiare copione, stravolgere il finale, basta vivere consapevolmente. Che detta cosi, sembra facile, ma neanche per il cazzo, signori miei. È forse la cosa più difficile che un uomo possa concepire. È un viaggio senza destinazione, da cui non aspettarsi nulla. E già questo contravviene ad ogni nostra mania di controllo.

Vivere consapevolmente significa essere presenti a se stessi, ogni istante della propria vita. O almeno, fare il massimo per riuscirci. Significa non vivere di nostalgia del passato, o di speranza nel futuro, ma solo abbeverarsi di presente. L’immanente è il modo più diretto per raggiungere il trascendente. Non fatemi scomodare Platone, per Diana!

Meditare è il mezzo giusto. Ma finché non diventi come respirare, un atto inconsapevole, non illudetevi di essere giá arrivati. E pure quando lo sarete, tenetevi pronti a distruggere tutto e a ricominciare. Nessuna destinazione, ricordate.

Molti trovano questa visione agghiacciante. Sono già morti. E voi?

Buon anno!

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La vita non è a tariffa flat

Il guaio è che tutti vogliamo una vita a tariffa flat, come i cellulari. Paghi una volta al mese, e ti assicuri di avere lo stesso servizio sempre, secula seculorum. Ce l’aspettiamo, e quando la vita non si comporta come un operatore telefonico, siamo incazzati neri, perché non esiste neanche un call center dove lamentarsi (eccezion fatta per la Chiesa e gli psichiatri). La vita è piena zeppa di imprevisti, é come se il cellulare non avesse segnale 8 volte su 10.

Studi nelle migliori universitá, entri nelle migliori aziende, ti aspetti di vivere una vita opulenta e tranquilla. Poi ti ritrovi in mezzo ad una strada, senza sapere perché e come.

In questi casi, possiamo decidere di cambiare operatore, con scarsi risultati, perché pochi ricorrono al suicidio (anche se sono in aumento). Oppure possiamo prenderla con filosofia e provare a ragionarci su. Se ci vengono offerte centinaia di occasioni per metterci alla prova, perché non farlo? Perchè non mettersi nella condizione di interpretare le interruzioni di segnale come un segnale stesso?

Spesso comunicano più i silenzi che mille parole. Bisogna aspettarsi la stessa cosa dalla vita. Lo sforzo da fare ogni volta è interpretarne il senso, che non è universale, ma vale per noi stessi, qui ed ora. Non sforzarsi di fare proselitismo di ció che si scopre. Non esistono programmi di fidelizzazione, nessuna raccolta a punti: bisogna solo accumulare consapevolezza, ed esser pronti a distruggerla al momento giusto.

Possiamo anche illuderci di vivere a tariffa flat, è legittimo. Ma a pochi istanti dalla fine, state pur certi che la linea cadrá, e saranno cazzi amari.

2013: molte scoperte, alcune conferme, e qualche muscolo in più

Se il 2012 è stato l’anno della morte dei miei genitori, il 2013 è stato l’anno della consapevolezza. Ho scoperto molte cose di me, e delle persone che mi stanno attorno. E state pur certi che i due anni sono stati l’uno propedeutico dell’altro. Provo a riassumere le cinque cose più importanti che quest’anno mi ha insegnato.

1. Conta solo quello che penserò a pochi minuti dalla morte.

Non importa cosa accada nella mia vita, devo sempre tener conto di quegli istanti in cui sentirò che lei mi sfugge via. In quei momenti tutti i rimpianti ed i rimorsi verranno a bussare alla porta, e io non posso trovarmi impreparato. Esiste una regola: sii sempre sincero con te stesso. Le persone spesso si mentono per un’intera esistenza, per ipocrisia, per farsi accettare dalla società, per essere invidiati. Ma vivono una vita che non gli appartiene. Io non voglio buttare la mia vita così. A costo anche di rimanere solo.

2. Solo io mi voglio bene come mia madre.

Non esiste famiglia. Non esistono amici. Esisto solo io. E’ un’estremizzazione, ma è la pura verità. Non accettare il mio carattere fondamentalmente solitario sarebbe una trasgressione al punto 1. Purtroppo, ho provato a dare fiducia a persone diverse da me, ma – che ci sia un legame di sangue o meno – l’hanno tradita tutti. Ma non li biasimo, anzi mi fanno pena. Purtroppo, loro vivono una vita fatta di menzogne. Io no, non lo farò mai più. Il segreto è: non aspettarti niente dagli altri. Così non ne rimarrai mai deluso.

3. Sono energia pura, devo solo imparare a domarla.

Da ateo, ho sempre pensato che tutto fosse energia. Però non ho mai voluto vederne le implicazioni. Poi ho scoperto l’agopuntura, e ho iniziato a mettere tutte le caselle del puzzle assieme. Quando sono pieno di aghi, sento elettricità pura che scorre tra di essi. Il mio corpo reagisce in maniera assolutamente inaspettata. Il mio terapista dice che faccio parte di quell’1% di pazienti che sente davvero il chi, l’energia vitale. E così, sto cercando di imparare ad usarla a mio vantaggio, piuttosto che subirne il flusso potente. Vedremo se il 2014 sarà l’anno dell’energia.

4. Il mio corpo può cambiare, se solo sono motivato.

A Gennaio passato ho iniziato un percorso di condizionamento fisico con un preparatore atletico, suggeritomi da più parti. Ammetto di esserci andato con molta poca convinzione. Eppure dopo 12 mesi, il mio corpo è cambiato radicalmente. Certo, va sempre lentissimo rispetto a certi ragazzi che alzano un peso e diventano enormi, però io sono soddisfatto di aver dimostrato a me stesso che posso controllare anche la mia muscolatura. Mi sono reso conto di averla anche io!

5. Amo il mio lavoro, ma non tanto da pregiudicare la mia vita.

A lavoro, non sono uno che si risparmia. Ci metto passione, motivazione e carica positiva. Ogni giorno, arrivo in ufficio con il sorriso, perché so che nessun giorno sarà uguale a quello precedente. Che la mia schedule sarà totalmente rivoluzionata dalle contingenze. Che dovrò affrontare crisi nervose dei colleghi che troppo di se stessi mettono in quello che fanno. Ecco, il 2013 mi ha fatto scoprire che io non arriverò mai a quel livello di identificazione. Mai. Io sono Massimo, e faccio il mio lavoro, non sono ciò che faccio. E paradossalmente, lo faccio meglio di chi invece pensa sia tutta la sua vita.

Direi non male per soli 12 mesi, che dite? Ora non rimangono che i prossimi mesi per smentire tutto quanto sopra!

That’s life, baby.

Maledetto whatsapp

Whatsapp è una grande invenzione, purtroppo lo usano gli esseri umani, ed é diventata una fogna senza fondo. Ci sono cosi tante abitudini di consumo che uno si rincoglionisce. Stabiliamo un principio base: averti su whatsapp NON SOSTITUISCE il rapporto dal vivo. Conosco gente che si dichiara amica solo perché si é conosciuta in chat e si è scambiata il contatto whatsapp (senza mai sentirsi manco al telefono!). Parliamone: si chiamano allucinazioni, e pure gravi.

Passerei al disamina delle diverse tipologie di utenti, spero di raccoglierle tutte.

1) Compulsivi, che scrivono un messaggio al secondo pretendendo che tu non abbia un cazzo da fare che leggerli;

2) Vocali, che infestano la cronologia di note audio oscene, che ti fanno fare una figura di merda se hai la malaugurata idea di sentirle in vivavoce;

3) Stitici, che rispondono ogni era geologica, e rimangono a pascere nei contatti per mesi. Quando li cancelli, si incazzano pure;

4) Time watchers, che controllano l’ora del tuo ultimo accesso e ti cazziano se non rispondi in tempo;

5) Normali, che usano whatsapp in maniera sana, e non come l’ultima frontiera dell’alienazione umana.

Quest’ultimo segmento di mercato non esiste. É una pura astrazione. Ognuno di noi appartiene alle quattro categorie di cui sopra, dipende da come uno si sveglia. Questo dimostra che l’uomo è inadatto al mezzo, che lo rende totalmente pazzo.

Io sarei per il ritorno al caro vecchio SMS. Che vi assicuro: quando si paga, normali ci tornano tutti.

Senza agenda

Quando succede una cosa negativa, rallegratene. Perché scoprirai qualcosa in più di te e di chi ti sta attorno. La veritá fa male, ma porta alla serenitá. A questo credo profondamente, e cerco di esserne portatore con chiunque conosca.

Vi racconto un episodio. Pochi giorni fa, mi si è improvvisamente rotta la moto, che da allora giace dal meccanico esanime. Pare sia rotto un pezzo rarissimo che sta arrivando dal Giappone. Ora, i miei interi ritmi di vita dipendono dalla moto. Vivo a Roma, il mio lavoro dista trenta chilometri da casa, amici e palestra. Cosi questi giorni, gambe in spalla, metro e trenino. Torno a casa cosi stanco che non ci penso neanche ad uscire nuovamente.

La nulla attività fisica mi sta un secondo destabilizzando, lo ammetto. Ma ho riscoperto la goia di leggere un giornale, di scrivere, di fare conoscenza con sconosciuti sul treno, di fare aperitivi in centro. Sono tornato a 7 anni fa, quando mi godevo Roma a pieno, senza ossessioni acute da controllo dell’agenda.

Vorrei continuare cosi. Anche quando riavró la moto, mi merito una vita più rilassante, meno “schedulata”, e più godereccia.

Ecco cosa dicevo prima. Se la moto non si fosse mai rotta, non avrei riscoperto questo aspetto. Avrei replicato la stessa dinamica di sempre. A volte basta un bullone che salta per riscoprirsi.

Non ci sono più scuse

Renzi ha trionfato. Sbaglia chi pensa sia una vittoria delle nuove generazioni. Il 70% delle preferenze significa la vittoria di tutti.

Matteo l’ho votato con poco entusiasmo, lo ammetto. Non potevo assolutamente votare Cuperlo o Civati. Il primo, perché mi pareva un mix tra un agente del KGB e un sindacalista ucraino, il secondo perchè troppo Vendola 40 anni di meno. Entrambi visti e stravisti. Meglio votare il nuovo ed il cambiamento radicale.

Dicevo poco entusiasmo. Ebbene, quando l’ho visto salire il palco ieri sera, accompagnato da I LOVE IT I DON’T CARE, ho sentito i miei testicoli scendere fino alle scarpe. Il trionfo del nulla, ho commentato sui social network. Quasi mi ero giá pentito del mio voto, ma poi ha iniziato a parlare. E la magia è successa: mi ha commosso.

Mi ha fatto capire che lui vive la politica come me, come sangue che scorre nelle vene, come passione sfrenata per il bene collettivo, e come ambizione (non é mica un peccato!). Che di politica si piange, che di gavetta ne ha fatta, che lui vuole cambiare perché crede all’Italia come il piu bel paese del mondo. Cazzo, da quanto un politico non faceva una dichiarazione d’amore cosi sincera al nostro paese?

Eh si, mio caro Matteo, mi hai conquistato. Hai fatto la Storia, ora fai anche i Fatti. Non ci sono più scuse.

Mandela a cagare

Solito rito dei coccodrilli. Stracci e strali per la morte di un grande ottimista, che al potere per decadi non ha mai sradicato la povertá tra i neri (e ha reso i bianchi piu ricchi). La veritá é una sola, miei cari ignoranti deboli di psiche. Mandela ha fatto molto di più per il mondo che per la sua nazione. Ha donato speranza a chi non ne aveva. E nonostante i magri risultati, era una battaglia che valeva la pena fare.

Voi con le vostre condoglianze da teenager bimbeminkia non fate altro che ridurre la sua lotta ad un collettivo e globale lavaggio di mani 2.0.

#RIP

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