Quello strisciante maschilismo dei giornali di sinistra

Sei seduto a leggere il tuo giornale, ne compri uno progressista, perché appartieni a quell’area da sempre. Perché credi nell’uguaglianza, nella parità tra sessi, religioni, orientamenti sessuali. Credi in una società che debba dare le stesse possibilità a tutti. E tutto il breviario elaborato da quando ti sono usciti i peli sul pube. Sei lì, ed ecco che arriva inevitabilmente: l’articolo sul look delle ministre. Roba che ad Alfonso Signorini gli si accappona la pelle. E pure a te, spero.

Sono insinuati nelle gallerie fotografiche online, o nei trafiletti di 4rta pagina, ma escono sempre fuori. Eh sì, perché quando una donna è al potere ed è pure figa, si sente l’irrefrenabile esigenza di commentarne “le forme e non le riforme”, come Maria Elena Boschi disse a Daria Bignardi a Le Invasioni Barbariche. Lo trovo vomitevole, e soprattutto se fatto da giornali in cui ogni giorno si denunciano femminicidio e mobbing maschilista sul lavoro. Come se in palestra, ti offrissero un croissant con crema chantilly all’uscita.

E allora, la domanda è PERCHE’ lo fanno? Perché rinunciano alla loro dignità per concedersi questi scivoloni di stile alla signora Longari non mi cada sull’uccello? La parola è semplice: VENDITE. Ed esiste una regola molto basic in pubblicità: SEX SELLS. I giornali, di qualsiasi colore politico, non si risparmiano nell’applicarla con la solerzia di giovani chirichetti che si masturbano sotto l’altare guardando la suora tettona che prega in prima fila.

Da uomo di sinistra, sono decisamente incazzato. Da uomo di marketing, capisco il motivo. Ma da uomo di marketing e di sinistra, posso dire che esistono delle tecniche decisamente più dignitose, e meno ridicole, per vendere più della concorrenza. Perché il gioco al ribasso della qualità non è mai un vantaggio competitivo, ma solo uno sgambetto alla propria professionalità. Vinci facile, vinci subito. Ma perdi la guerra. Con te stesso, prima di tutto.

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