Homo Perculens

Se arrivi a 30 anni e ancora non capisci che ti hanno preso per il culo, Houston abbiamo un problema. Cerchiamo un cervello al povero disgraziato.

Le cazzate che ci hanno propinato dalla nascita sono numerose, ma alcune sono davvero da nobel per l’inganno. L’uomo sapiens si è ormai evoluto in homo perculens, ovvero un sapiens che gode a farsi inculare in sensa metaforico. Ed in alcuni casi anche letterale.

E così, signore e signori, ecco la TOP FIVE delle minchiate sulla vita, con relativa verità.

1. Frequenta una facoltà seria (legge, economia, medicina, ingegneria) così troverai lavoro.

Ci sono più medici che spazzini ormai. Gli avvocati si svendono su Groupon. Gli economisti ormai hanno la stessa credibilità di Claudia Kohl come credente morigerata. Gl’ingegneri sono ingegneri, non devo aggiungere altro. 

2. La carriera è l’unica cosa che conta.

Tutte le persone “in carriera” che conosco sono nell’ordine: dissociati, stressati, nevrastenici, con duplice personalità. Ed io non mi sottraggo alla lista. ll più appagato sogna di aprire una pasticceria, il meno sogna un ciringuito a Ipanema. Altri ancora il suicidio.

3. Il lavoro ti renderà libero di permetterti le tue passioni nel tempo libero.

Tempo libero? Ah ah ah. Bella battuta. Prossimo punto?

4. Mens sana in corpore sano.

Facciamo tutti sport, siamo tutti fit. Ci chiudiamo nelle palestre a scolpire il corpo ma, se saltiamo una sessione di zumba, disconosciamo i nostri genitori e facciamo internare nostra figlia. Mens sana, già.

5. Non importa come sei fuori, troverai una persona che ti accetterà per come sei dentro.

Ma se dentro hai un portafoglio bello gonfio, meglio.

Non fraintendetemi, il sistema occidentale è quanto meno peggio l’uomo sia stato in grado di produrre. Siamo pur sempre esseri umani, non possiamo aspettarci tanto da noi stessi.

Ma ogni tanto fa bene fermarsi e dirsi “Cosa sto facendo? Dove corro?“. Ti aiuta a mettere le cose al loro posto, e a tornare con i piedi a terra. Ricordiamocelo sempre: siamo scimmie presuntuose. Niente più, niente meno.

A Roma serve un manuale di psicopatologia

Non serve una laurea per uscire con i ragazzi. Eccetto che a Roma, dove una laurea in psichiatria fa assai comodo. Lo dico a chi è appena arrivato nell’Urbe: dotatevi del manuale di psicopatologia più aggiornato prima di imbarcarvi in questo manicomio.

Non dovete studiarlo tutto, ma soffermarvi sulla sezione “nevrosi”, farvene un elenco su un pezzo di carta, appenderlo al cesso: finché non le avrete spuntate TUTTE (= aver incontrato qualcuno che ne è affetto) non potete dire di essere un cittadino romano.

A me Raffaele Morelli vuole intestare una Laura ad honoris causam dopo 8 anni di permanenza in questa magnifica città. Che per carità mi ha offerto tantissimo – arte, cultura, buon cibo, amici fidati, lavoro – ma che langue totalmente nel reparto testosterone.

Vorrei dirvi che è una cosa che riguarda solo me, ma constato la stessa eziologia in ogni persona che conosco. I sintomi sono comuni, ma vorrei enuclearvene alcuni cosi da riconoscerli al volo.

– Gente che arriva con 1 ora di ritardo, facendoti credere che sei tu ad aver sbagliato l’ora;

– Gente che appena ti vede ti parla di quanto stia soffrendo per l’ex, che quasi si taglia le vene in diretta, “ma no io? Non ci tornerei mai più insieme”. Poi arriva un whatsapp di lui e blocca anche la metro per rispondere.

– Gente che se li inviti a cena quasi si fa prendere uno shock anafilattico. Purtroppo, parlarsi in faccia farebbe emergere la totale vacuità della sua corteccia cerebrale.

– Gente pompata quanto un gommone di scafisti albanesi – ma di quelli king size – che ti chiede di aprirgli la bottiglietta d’acqua perchè non ci riesce. E te lo chiede con una voce cosi femminile che Moana gli fa una sega.

– Gente che “ho un’impresa familiare”. Ovvero un ferramenta.

– Gente che se gli chiedi che interessi ha nella vita ti può parlare solo di quelli del conto corrente.

– Gente che ti vuole bello, sorridente, perfetto, da sfoggiare con gli amici, ma guai ad esprimere un pensiero un minimo profondo. “Mica siamo etero!”.

– Gente che “fa il manager”. Ed è receptionist in un albergo ad ore.

– Gente che “cerca una storia seria”. Ma si riferiva all’ultimo romanzo di Wilbur Smith.

– Gente che sa benissimo cosa vuole. Ma caso vuole se lo sia dimenticato un secondo prima di incontrare te.

Potrei continuare all’infinito, signori miei. Ma non voglio rubarvi troppo tempo. Mi attendo che ognuno di voi abbia almeno lo stesso numero di casistiche, ed anche di più.

Non dico di non mettervi in gioco. Vi consiglio peró di armarvi di una pazienza da Dalai Lama in letargo in Nepal. Prendete un bel respiro, e dateci sotto. Prima o poi, troverete uno sano, oppure uno la cui patologia si incastra perfettamente con la vostra. Auguri e figli gay!

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