A Roma serve un manuale di psicopatologia

Non serve una laurea per uscire con i ragazzi. Eccetto che a Roma, dove una laurea in psichiatria fa assai comodo. Lo dico a chi è appena arrivato nell’Urbe: dotatevi del manuale di psicopatologia più aggiornato prima di imbarcarvi in questo manicomio.

Non dovete studiarlo tutto, ma soffermarvi sulla sezione “nevrosi”, farvene un elenco su un pezzo di carta, appenderlo al cesso: finché non le avrete spuntate TUTTE (= aver incontrato qualcuno che ne è affetto) non potete dire di essere un cittadino romano.

A me Raffaele Morelli vuole intestare una Laura ad honoris causam dopo 8 anni di permanenza in questa magnifica città. Che per carità mi ha offerto tantissimo – arte, cultura, buon cibo, amici fidati, lavoro – ma che langue totalmente nel reparto testosterone.

Vorrei dirvi che è una cosa che riguarda solo me, ma constato la stessa eziologia in ogni persona che conosco. I sintomi sono comuni, ma vorrei enuclearvene alcuni cosi da riconoscerli al volo.

– Gente che arriva con 1 ora di ritardo, facendoti credere che sei tu ad aver sbagliato l’ora;

– Gente che appena ti vede ti parla di quanto stia soffrendo per l’ex, che quasi si taglia le vene in diretta, “ma no io? Non ci tornerei mai più insieme”. Poi arriva un whatsapp di lui e blocca anche la metro per rispondere.

– Gente che se li inviti a cena quasi si fa prendere uno shock anafilattico. Purtroppo, parlarsi in faccia farebbe emergere la totale vacuità della sua corteccia cerebrale.

– Gente pompata quanto un gommone di scafisti albanesi – ma di quelli king size – che ti chiede di aprirgli la bottiglietta d’acqua perchè non ci riesce. E te lo chiede con una voce cosi femminile che Moana gli fa una sega.

– Gente che “ho un’impresa familiare”. Ovvero un ferramenta.

– Gente che se gli chiedi che interessi ha nella vita ti può parlare solo di quelli del conto corrente.

– Gente che ti vuole bello, sorridente, perfetto, da sfoggiare con gli amici, ma guai ad esprimere un pensiero un minimo profondo. “Mica siamo etero!”.

– Gente che “fa il manager”. Ed è receptionist in un albergo ad ore.

– Gente che “cerca una storia seria”. Ma si riferiva all’ultimo romanzo di Wilbur Smith.

– Gente che sa benissimo cosa vuole. Ma caso vuole se lo sia dimenticato un secondo prima di incontrare te.

Potrei continuare all’infinito, signori miei. Ma non voglio rubarvi troppo tempo. Mi attendo che ognuno di voi abbia almeno lo stesso numero di casistiche, ed anche di più.

Non dico di non mettervi in gioco. Vi consiglio peró di armarvi di una pazienza da Dalai Lama in letargo in Nepal. Prendete un bel respiro, e dateci sotto. Prima o poi, troverete uno sano, oppure uno la cui patologia si incastra perfettamente con la vostra. Auguri e figli gay!

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