MattaTrolley

Habemus Mattarellam!

E’ sempre commovente assistere in diretta all’elezione del nuovo Presidente della Repubblica (by the way, buon lavoro Presidente!). Vi scrive un frignone che, quando vota, piange come un bambino per l’emozione. Ma, mie turbe psichiche a parte, c’è stato un dettaglio che mi ha fatto girare le balle: i trolley.

Tutti i parlamentari sono arrivati stamattina con le valigie. Quasi a dire: oggi votiamo e finiamo prima di lavorare. Butta ‘a past, Marì. E se dovevano dare un’immagine di vicinanza al Paese, hanno mancano l’occasione alla grande. Perché votare un Presidente è l’atto più solenne si possa fare in una nazione. Non esistono cose più importanti nella vita di un politico.

Perché tutta questa fretta? Non hanno da lavorare? Siccome per 4 giorni hanno fatto riunioni anche di sera, ora si prendono una settimanella di riposo?  Tutti dicono che è una vittoria della linea di Renzi.

Io penso abbia vinto solo il culo pesante dei nostri parlamentari.

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RINCOceronti del mondo, unitevi!

Il guaio della crisi non è la perdita del potere d’acquisto, bensì quella del potere dei neuroni. In giro si trovano solo RINCOceronti che vagano come anime dannate in cerca di una grazia dall’alto della neuro. Rinchiudiamoli.

La cosa peggiore è la loro contagiosità: l’Ebola è un’isola di villeggiatura a confronto. Ormai pervade tutti ed in qualsiasi angolo del globo. Il motivo è semplice: quelli rimasti sani, a furia di recuperare le menate che fanno i dementi, si fondono il cervello e diventano rincoceronti a loro volta. E così via, in una spirale infinita di delirium tremens e stato velino-vegetativo.

Badate bene: vivere così non è un inferno, è tutto il contrario. Non capisci un cazzo. Non rispondi di nessuna tua azione. Non ricordi una beata minchia. In sostanza, come se ti sparassi un bongo per 20 persone ogni mattina. Da solo e senza aprire la finestra. E senza manco fame chimica. Una bomba.

Penso di potermi dire sano ancora per poco. Non so quanto resisterò all’attacco pervicace di questa marea disumana dallo sguardo perso nel vuoto. Prima o poi, mi rincoglionirò anche io.

PAREN MILL’ANNI (come diceva la buon’anima di mia nonna).

 

Giustizia

Che alcuni giudici scrivessero sentenze col culo era ben chiaro a tutti. Che lo facessero fisicamente non ce lo aspettavamo. Eppure è proprio così: al tribunale di Roma, un giudice è costretto a lavorare in bagno per mancanza di spazio.

La polemica sulla Giustizia è infinita. Dopo Mani Pulite (e meno male, ora che sappiamo dove si siedono i giudici), è stata una guerra costante tra Presidenti del Consiglio infervorati contro le “toghe rosse” e giudici invasati in cerca di popolarità. E ora Renzi gli ha pure ridotto le ferie. Apriti cielo. Se una biscia vede un magistrato di questi tempi, cambia strada. 

La giustizia è il tipico esempio di spauracchio ideologico, come l’articolo 18. Nessuno ne capisce una beata minchia, eppure tutti ci mettono il becco. Come sempre la verità è nel mezzo. I giudici italiani sono tra i più produttivi al mondo. Ma non hanno personale che li aiuta. La giustizia è poco informatizzata, ed i giudici sono troppo vecchi per modernizzarsi. Sono una casta, ma i più giovani si spaccano il sederino. Esistono troppe leggi in Italia. La normificazione del Paese equivale alla sua mummificazione. Di questo rito, i giudici sono le vestali.

La lentezza della giustizia è il primo motivo per cui non si investe nel nostro Paese. Eppure, è la cosa più lenta da riformare. Appena la si tocca, si scatenano le Erinni da ogni procura e soviet italiano. E mentre tutti sono ossessionati dalle leggi ad personam, nessuno se ne sbatte delle proliferare di leggi contra paesem.

Very Bello. Very Figura di Merda

L’Italia non ci riesce proprio a fare figure di merda planetarie. Pensiamo sempre in grande quando si tratta di epic fails.

Riusciamo a creare casi di successo, come il video Extraordinary Common place, ed il giorno atrocità come il sito Verybello.it. Non è il primo esempio. Come non ricordare il video di Rutelli per promuovere il sito italiano del turismo. “Come to Italy, please” elemosinava il very bello della politica italiana con accento da cuoco indiano.

Ancor più interessante l’immenso “Magica Italia” di Berlusconi, dove vende il nostro Paese con lo stesso carisma di Mastrota che vende materassi. Oppure, i più recenti – e direi ripetuti – casi di Renzi che parla Itanglish.

E mi fermo quì con gli esempi, per amor patrio.

Gli errori di fondo dietro questi spot sono due.

1) I protagonisti. Un Presidente del Consiglio non fa spot. Per sua natura, guida un Governo, non un video di MTV. E se proprio sente la necessità di farlo, almeno sappia parlare con accento non maghrebino.

2) L’inappropiatezza. Gli spot di un paese come l’Italia risultano sempre inappropriati. I turisti vorrebbero venire in Italia, ma li ferma la disorganizzazione, e non certo la mancanza di coglioni che la promuovano in TV.

A volte mi domando chi siano gli alti burocrati del ministero del Turismo. Forse gente che odia tanto l’Italia. Come se in Arabia Saudita mettessero ecologisti al Ministero del Petrolio.

Ci vogliamo davvero tanto tanto male.

Fotte, fotte, fotte (chissene)

“Forte, forte, forte” è un flop. Il titolo l’hanno dato per la dose di Xanax da prendere prima di guardarlo. Il suo share equivale alla media del pene italiano, attorno al 14. E su Raiuno, in prime time, si accontentano minimo di un Rocco. Che, by the way, è finalmente sbarcato sull’Isola targata Mediaset. Senza remi.

In termini di ritorno sull’investimento, lo show della Carrà equivale alla battaglia di Waterloo per la Francia napoleonica. E la metafora non è a caso: Raffaella è un vecchio generale macina guerre, che ha perso per eccesso di arroganza. Ci sono diversi problemi nel format.

1) L’oggetto della ricerca. “Il nuovo Fiorello”. Purtroppo, il confine tra Fiorello ed un animatore da corsia pediatrica è sottilissimo.

2) I concorrenti. Scarti di altri reality. Se questi sono i nuovi talenti della TV, Nichi Vendola è Togliatti, Renzi è De Gasperi ed io sono Amanda Lear.

3) I giudici. A parte Raffa, non ci capiscono una mazza. Joaquin Chiattez fa la prima donna obesa. Asia l’alternativa invasata dal NULLA cosmico. L’altro chi è?

4) Japino. La regia finto-moderna fa l’effetto di un mobile di IKEA in una mostra di Bauhaus. Ha scopiazzato quà e là. Il risultato: morte estetica, e casino.

5) Il meccanismo. Non basta sostituire una F alla X! E poi, il “fortissimo”, voto che solo Raffa può dare, ha un je-ne-sais-quoi di gravidanza isterica.

La scena finale di lei che benedice i 14 concorrenti in stile cardinalizio è già un cult sul webSi, ce la farai, Raffa. Con un pò di fortuna, ti pagheranno pure in Rai. Ma non ci fare più questi scherzi.

Che di epic fail abbondiamo già in Italia.

Ha vinto l’Europa?

Ha vinto Tsipras. Tutti, ma proprio tutti se l’aspettavano. Il Manifesto di ieri già inneggiava al nuovo Stalin ellenico. Ma pochi sanno che Syriza è semplicemente la Sinistra Arcobaleno in salsa tzatziki. Un milk shake di forze comuniste eterogenee tenute assieme dal sex appeal del “giovane” Alexis. Niente più, niente meno.

La politica si gioca sulle idee. Vero. Sulle personalità. Più che vero. Sui numeri. Verissimo. In politica, le dimensioni contano. E’ questo l’unico punto debole del neo Presidente del Consiglio. Per ottenere la maggioranza assoluta (151 seggi) doveva raggiungere almeno il 40% dei voti. Cosa che non è avvenuta. Per cui, iniziano le alleanze. I manage a trois. Le orge ideologiche. E i compromessi.

La alleanze più “organiche” potrebbero essere quelle con il Pasok (partito socialista che ha guidato per anni la Grecia verso la distruzione) e del partito comunista greco (KKE). Ma il punto politico è cosa riuscirà a portare avanti come Governo. Ha promesso di fatto un allontanamento dalle politiche di austerity. Ha definito Renzi come suo alleato naturale (con buona morte di Civati & Co).

Il primo atto di governo sarà eleggere il Presidente della Repubblica. Che è poi il motivo delle elezioni anticipate. In Grecia, se il parlamento non elegge dopo tre votazioni il Presidente, si torna alle urne. Strana gente questi greci. Tornano alle urne con una facilità che noi italiani ce la sogniamo. Sarà che la democrazia l’hanno inventata loro. E’ come chiedere ad un italiano se vuole un altro piatto di pasta.

Se riuscirà in questa missione, inizieranno i guai per l’Europa?

Tsipras ha già sancito un primato della politica sull’economia. Draghi ha accelerato sul Quantitative Easing grazie alla minaccia, imposta ai tedeschi, della sua vittoria. Di fatto, Tsipras già tiene per i coglioni la BCE. Il motivo è semplice: in Europa tutti scopano con tutti.

Ogni paese è correlato all’altro grazie ai debiti pubblici. Ogni banca europea ha nei suoi forzieri titoli di stato di ogni paese della comunità. L’unità bancaria tanto osteggiata dai tedeschi è de facto già esistente. Per cui, il pericolo di un paesino che conta l’1,5% del Pil Europeo significa un una catasfrofe per l’intero 98,5%. Come se rischiassimo la morte per un brufolo sul culo.

L’economia è la più grande cretinata che l’uomo abbia mai inventato. Un giocattolo in mano a gente che non sa neanche come scaricare il cesso. L’economia europea ne è un esempio lampante. L’economia chiama economisti a risolvere i problemi che loro stessi hanno creato. E così all’infinito, un circo vizioso senza fine.

Forse Tsipras riuscirà a smuovere le acque. Forse si andrà finalmente verso una vero Stato Federale Europeo. D’altronde l’Europa nasce per la paura di una nuova guerra mondiale. Potrebbe rinascere per quella di un’altra crisi mondiale.

Ale, Tsipras!

Non vi DAVOS un centesimo

Gli economisti non ne indovinano una. Fanno le previsioni del Pil con lo stesso rigore di Branko e le stelle. Con tutto il rispetto per le stelle. Hanno giá rivisto al ribasso le stime di crescita del 2015 e del 2016. Agile, iniziamo l’anno con sano ottimismo!

Questi blasonati burocrati sono gli stessi geni che non avevano previsto la crisi del 2008. Sono gli stessi che neanche per sogno avevano immaginato lo scoppio della bolla della new economy a cavallo dello scorso secolo. E probabilmente, se fossero vissuti negli anni 20, la crisi del ’29 l’avrebbero definita con una simpatica brezza sull’economia mondiale. L’ultima barzelletta è il quantitative easing della BCE. Già ridono tutti. Loro, non noi.

Eppure siamo sempre li ad ascoltare cosa ci dicono. Dispensano piú ricette della Clerici, ma quando fanno la frittata si tirano indietro paventando variabili impazzite dell’economia. Ed é paradossale quanto ancora godano di credito presso governi e potenti. Ma un medico che sbaglia diagnosi e cura non lo radiano dall’albo?

†Questa settimana sono tutti riuniti a Davos. E tutti assieme non fanno un neurone della signora comune, che si accorge della crisi andando a comprare il pane ogni giorno al mercato. Loro per capire che costa di piú devono commissionare venti statistiche e istituire una commissione di esperti sul grano. E sbagliano pure la previsione.

E mentre loro prevedono a cazzo, i ricchi diventano piú ricchi. Sono pifferai magici, che con l’illusione di una crescita che non viene mai, ci distraggono da una ricchezza che altri si accaparrano senza tante manfrine sugli indicatori macroeconomici. Il fantasma di Gekko aleggia su tutti noi.

La verità é semplice: non esiste alternativa a questi guru moderni. Nessuno ne sa una cippalippa di flussi monetari e ci affidiamo a loro come una volta ci mettevamo nella mani del clero. Ma all’orizzonte non si intravedono né aristocrati né guerrieri.

Solo un mucchio di pedoni su una scacchiera uscita fuori controllo.

Amen.

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