Come altro definirlo se non il selfie della vergogna?
Ha fatto il giro del web, addirrittura votato come la fotografia dell’anno da un rigoroso comitato di lettori di Cinquanta Sfumature di Grigio. E’ il selfie che il signor Giancarlo Murisciano si è fatto con la sua nonnina malata di Alzeheimer.
Io lo farei arrestare.
Primo. Circonvenzione di incapace. La nonna era consapevole di andare sui social di mezza Italia con quella vestaglia? Il nipote aveva il suo permesso per esporla accanto ai servizi su cosa indossasse Anna Tatangelo la notte di Capodanno?
Secondo. Falso ideologico. “Ti tengo in braccio come facevi tu”, recita la didascalia. Mi scusi signor Murisciano ma sua nonna non l’abbracciava per farsi un selfie e ottenere più like di ClioMakeUp ed il tutorial “Look da vera Piratessa”? Il vero amore non si sbandiera ai quattro venti. Lo sanno bene i carabinieri di Reggio Emilia.
Terzo ed ultimo. Abuso di copyright. Questo simpatico criminale ha usato sentimenti strappalacrime di base. Gli stessi che fanno piangere le madonne quando vedono una puntata di Geo and Geo. Peccato che il copyright ce l’abbia la Carrà e alle nostri fonti risulta sia dato in concessione solo ad Albano.
La riflessione che questo episodio mi induce è duplice.
A. Cosa non si fa per un like? Cosa si è disposti a svendere pur di ottenere un minimo riscontro dalla Rete? B. La gente che mette like a questo foto si è giocata il cervello al Mercante in Fiera? Cosa vi passa per la testa?
Non c’è alcun limite allo schifo a cui assistiamo ogni giorno in Internet. Dagli animali vestiti e agghindati come umani ai bambini costretti a fare fottuti karaoke con i padri in auto.
Violenze gratuite e quotidiane per quindici minuti di like.
Sono horrified. Davvero.
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