Il dito senza la luna

“Quando il saggio indica la luna, lo stolto vede solo un dito”. Se posso riassumere questo periodo della mia vita professionale, lo faccio attraverso questo proverbio. Nel caso specifico, io – così come altre persone che mi circondano – sono lo stolto. Vi dirò di più: sono PAGATO per essere stolto, e non diventare saggio. E’ la solita politica di chi comanda: stai tranquillo lì nel tuo angolino, non devi sapere tutto quello che sta succedendo, e soprattutto, non rompere i coglioni.

E cosa succede se un povero stolto, nonostante il comando a sottomettersi, inizia a farsi domande ed inizia ad intravedere la luna? Viene messo al suo posto. Ma vi dirò: è anche colpa dello stolto se non caccia le palle e combatte per il suo ruolo nella società. In un mondo ideale, nessuno prevarica nessuno, sono tutti corretti e buoni. Manco a dirlo: non esiste il mondo ideale. Già dalla scuola, ci sono coglioncelli che ti bulleggiano, imitando probabilmente genitori a loro volta scroti deambulanti pachidermici.

E di fronte a questi bulli esiste un solo modo per sopravvivere: contrattaccare. Armarsi, e partire alla guerra contro chi vuole importi valori o azioni che non aderiscono a quello in cui credi. Ammetto di aver subito passivamente alcune cose ultimamente (anche per stanchezza), ma lo spirito di Xena la Principessa Guerriera è tornata finalmente.

E mo mi diverto io. Auguri a chi mi rompe il cazzo.

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Italo Epic Fail

Italo che fa sconti a chi andrà al Family Day. Cosa ne penso? Semplice: liberissimi di farlo, ma è illogico commercialmente. Ad un’azienda non conviene mai esporsi politicamente. Le aziende usano la politica, non si fanno usare. Di fatto, restringere il proprio target ha senso quanto le ciglia a gabbiano su un macellaio. Caro Italo, noi gay siamo il 10% della popolazione, abbiamo un tasso di viaggio più alto della media, e siamo tanto tanto tanto tanto stronzi con le aziende omofobe. La Barilla si è messa a pecora dopo averci offeso…

caro Italo, mio caro Italo, prepara la vasellina…e auguri!

Manifestate! Amate! Fate quello che vi pare!

A me piace la manifestazione di oggi pro Unioni Civili. E mi piace pure il family day che gli andrà contro. A me piace la democrazia. Mi fa commuovere pensare che qualche decennio fa la libertà di manifestare fosse un’utopia e ora è realtà. NON MI PIACE AFFATTO, invece, che un edificio PUBBLICO venga usato per portare avanti l’opinione di una solo delle due piazze.

Qual’è la cosa che sta facendo impazzire tutti? La Stepchild adoption, ovvero la possibilità di adottare il figlio del proprio compagno, con cui ci si “unisce civilmente”. Un  modello applicato in tutto il mondo (27 paesi su 28 in europa, manchiamo solo noi). Diciamolo: l’argomento del “un bambino ha bisogno di una mamma e un padre” mi fa sempre sorridere. A parte un principio di realtà (quante famiglie senza padri e madri ci sono?), a contraddirlo è proprio la logica.

A. Per procreare servono un maschio ed una femmina. Alla procreazione può non seguire la crescita di un bambino. Non c’è alcun nesso logico tra i due eventi. Nella storia dell’uomo (e degli animali), si sprecano gli esempi in cui i due eventi sono separati di netto. B. Non esiste alcuna prova del fatto che un uomo ed una donna siano differenti in termini psicopedagogici. Esistono invece prove e studi che dimostrano quanto la diversità dei genitori tra loro (come individui) guidi il buon sviluppo di un bambino.

Detto ciò, credete quello che volete, lottate per ciò in cui credete…ma buttatela sulla credenza, la superstizione, i valori, la cultura, qualsiasi cosa. Ma non sulla natura, perché di NATURALE non c’è assolutamente nulla in quello che dite. NULLA. 

Una proposta per la Regione Lombardia: perchè non far diventare la scritta da “Family Day” a “FAMILIES DAYS”? Sarebbe più degna di una città moderna come Milano, e l’Italia.

Diritto al rutto libero

Tutti scandalizzati da Sarri che ha dato del “frocio” a Mancini. Posto che non ho assolutamente idea di chi siano queste persone, dirò una cosa che mi farà odiare dai miei amici attivisti gay (l’ennesima): ma chi se ne frega?

Sono il primo ad aver accusato Tavecchio di razzismo, omofobia e quant’altro, ma in quel caso era un discorso pubblico, non un’incazzatura vomitata lì sul momento! Vi prego: se non possiamo manco più esplodere con un’offesa oscena in nome di un perbenismo di facciata, tanto vale morire qui e adesso.

Ora mi direte: in realtà, in un paese civile a nessuno verrebbe in mente un’offesa del genere. FALSO. FALSISSIMO. Ci ho vissuto all’estero, e pensano le stesse identiche cose, solo che sono più FURBI ed evitano in pubblico certe esternazioni. Personalmente, quando capita ad un amico che dica “ma guarda quel frocio…” (magari ad uno che gli ha appena tagliato la strada) e poi mi chiede scusa, io gli rispondo: “scusa di che? io sono frocio! Se ti dico che hai capelli ricci ti offendi?”.

I miei amici attivisti glbt dovrebbero imparare a sdrammatizzare e a non prendersela sulle cose inutili, come il boicotaggio ai film di Zalone o amenità di pari stupidità. Pensate alle cose serie, e lasciate tutti noi* ruttare liberamente!

*si, dico “noi”, perché io  da gay non c’entro niente con questa gente, e ne vado fiero.

Pippone time

C’è poco da dire davanti all’ottusità degli attivisti, di qualsiasi natura. Gay, ambientalisti, femministe…tutti della stessa razza. Ho sempre pensato che le associazioni pro-qualcosa nascessero contro quella causa per cui dicono di lottare. Le loro azioni spaventano l’opinione pubblica, e non cercano di costruire nulla. Se non uno spazio in cui possano lucrare sull’illusione dei poveracci che li seguono.

Il caso delle liste di proscrizione di gay.it è solo l’ultimo di una lunghissima serie di stronzate perpetrate da tali gruppi. Certe azioni denotano totale assenza di senso della realtà, e soprattutto, di mancanza di pensiero strategico. Se solo si avesse bene a mente l’obiettivo, non si penserebbero neanche certe azioni.

La verità è semplice: i diritti delle minoranze raramente vengono sostenuti dalle maggioranze. E’ una questione numerica, che viene superata solo in società con culture diverse dalle nostre. Ma badate bene: in tali società, a vincere non è la solidarietà o l’amore fraterno tra simili, ma solo l’indifferenza. Io me ne fotto di quello che fai tu, quindi sono favorevole, così anche io posso fare quello che voglio io.

Nella società italiana le cose sono differenti. Noi siamo un popolo latino, che dell’altro prova e proverà sempre la pietas romana. Un senso di compartecipazione oltre ogni decenza e pudore. Spesso questo porta ad estremi forti, quali l’essere invasivi o al non accettare l’altro perché non è simile a noi.

Ed è qui il vero segreto: una volta che da noi qualcosa o qualcuno viene accettato, diventa parte del nostro tessuto in maniera totale. Non per indifferenza, ma per vera convinzione. Ed è questo il motivo per cui sono assolutamente contrario ad azioni violente contro l’opinione pubblica. Bisogna ragionare e lottare per i propri diritti, ma evitare di cagare fuori il vasino.

Se non si sa lottare con le regole del gioco, meglio levarsi di mezzo che si fa solo danno. Pensateci, amici attivisti.

Colonia, eau de merdacce

Quanto successo a Colonia è surreale, ancor prima che abominevole. Mille immigrati impazziti che molestano cento donne in giro per la città. Mi feriscono e colpiscono una serie di aspetti, che riassumo in quattro punti.

  • Il luogo. Colonia è il luogo dell’inclusione tedesca. Il suo sindaco fu accoltellata dagli xenofobi per le sue aperture agl’immigrati.
  • Il rapporto vittima/carnefice. Dieci uomini per ogni donna. La logica del branco dimostra la debolezza di questi criminali, manco in grado di effettuare un reato da soli.
  • Il ritardo nell’ufficializzare la notizia. Nella precisa Germania (che ormai tanto precisa non è più), attendono svariati giorni prima di rendere pubblica la notizia. Forse avevano dato poca importanza alla cosa, forse non se ne sono proprio resi conto?
  • Momento storico. Diversi paesi europei, tra cui la stessa Germania, hanno sospeso Schengen, per far fronte all’emergenza immigrati. Ed è ironicamente tragico quanto questo fatto dimostri la totale inutilità di certe misure.

Chiaramente, tutti i puristi della razza ariana saranno felicissimi di utilizzare questo esempio come dimostrazione della tesi: chiudiamoci tutti in casa e non facciamo passare lo straniero. Tale tesi, manco a dirlo, ha la validità di una supposta per curare il cancro. Farebbe tanto male quanto sarebbe inutile. E come sempre, mi fa ridere che si cerchi sempre di spostare il problema, invece di guardare in faccia al nocciolo della questione: la sicurezza interna dei nostri paesi.

Tu puoi anche far entrare un solo immigrato, ma se poi non lo controlli adeguatamente, nel caso fortuito sia un criminale, lui delinquerà. E’ la sua natura, non gli hanno insegnato altro. Mi dispiace dirvelo, cari amici xenofobi, ma è così: la colpa è vostra se succedono questi episodi. L’opinione pubblica ed il Governo vanno spronati a prendere decisioni rilevanti, e non a prendere misure da Bar Sport.

L’Europa sta dimostrando una debolezza senza fine in moltissimi argomenti. Mi attendo dai paesi teutonici un minimo di progresso rispetto a certe tematiche. Se pure loro tornano indietro, stiamo messi davvero male.

Il più bel profilo del reame

Internet ci ha portato tante innovazioni, che hanno migliorato l’umanità, ci hanno reso persone migliori e complete. Tipo Youporn. Ma non tutte le novità sono buone, a dire il vero, alcune sono proprio diaboliche. Direi che quella più infetta è “IL PROFILO”. Prima dell’avvento della rete, era un termine usato dai fotografi e dai criminologi. Non che la cosa sia cambiata: si sono semplicemente democratizzate queste figure professionali. Con Internet, siamo divenuti TUTTI fotografi E criminologi.

Siamo fotografi quando ci facciamo selfie per renderci i più belli del reame, ma anche quando critichiamo con dovizia di particolari le foto degli altri. E nel giudizio, inseriamo anche aspetti di criminologia che manco Lombroso. Basta un ciglio alzato a determinare la pericolosità sociale di un individuo. Se una mamma pubblica la foto del figlio, siamo già pronti a chiamare l’assistente sociale.

Inoltre, la creazione del profilo obbliga tutti ad incasellarsi. A rendersi più facili, e decifrabili. Ne è un esempio il mondo gay, dove ogni essere umano deve inserirsi necessariamente nello schedario glbt (jock? bear? twink? wolf?). Ed il mondo etero non è  alieno a questa tipologia di autopsia dell’essere umano, semplicemente cambiano i termini.

IL PROFILO nasce dalla paura dell’ignoto. Può anche andar bene all’inizio, ma se non si supera quella fase, si finisce per scoparsi i pixel, non una persona. Che non deve essere proprio una sensazione piacevole (oltre che costosa, se hai un Mac e spacchi lo schermo).

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