Il dito senza la luna

“Quando il saggio indica la luna, lo stolto vede solo un dito”. Se posso riassumere questo periodo della mia vita professionale, lo faccio attraverso questo proverbio. Nel caso specifico, io – così come altre persone che mi circondano – sono lo stolto. Vi dirò di più: sono PAGATO per essere stolto, e non diventare saggio. E’ la solita politica di chi comanda: stai tranquillo lì nel tuo angolino, non devi sapere tutto quello che sta succedendo, e soprattutto, non rompere i coglioni.

E cosa succede se un povero stolto, nonostante il comando a sottomettersi, inizia a farsi domande ed inizia ad intravedere la luna? Viene messo al suo posto. Ma vi dirò: è anche colpa dello stolto se non caccia le palle e combatte per il suo ruolo nella società. In un mondo ideale, nessuno prevarica nessuno, sono tutti corretti e buoni. Manco a dirlo: non esiste il mondo ideale. Già dalla scuola, ci sono coglioncelli che ti bulleggiano, imitando probabilmente genitori a loro volta scroti deambulanti pachidermici.

E di fronte a questi bulli esiste un solo modo per sopravvivere: contrattaccare. Armarsi, e partire alla guerra contro chi vuole importi valori o azioni che non aderiscono a quello in cui credi. Ammetto di aver subito passivamente alcune cose ultimamente (anche per stanchezza), ma lo spirito di Xena la Principessa Guerriera è tornata finalmente.

E mo mi diverto io. Auguri a chi mi rompe il cazzo.

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Lavorate quando gli altri non lavorano!

Scelgo sempre i giorni in cui vanno gli altri in ferie per non andarci io. I motivi sono vari, ma cercherò di enunciarne solo i tre principali.

1. Il traffico si dirada come i capelli di Berlusconi prima del trapianto in Marocco. Circa l’80% dello stress dei romani (e circa il 95% del mio) dipende dagli ingorghi. Che poi a Roma il traffico non esiste: esistono solo i cadaveri a cui è stata accidentalmente concessa la patente. Ecco: durante le feste, questi figuri decidono di morire in pace a casa. Mi chiedo perché non restino costanti in questo cupio dissolvi anche durante gli altri 360 giorni dell’anno.

2. A lavoro si riesce DAVVERO a lavorare. Per alcuni giorni il vostro ruolo nella società assume finalmente un senso compiuto. Nessuna chiamata molesta, nessun caffè col fornitore, nessuna emergenza che dio-mio-se-non-mi-mandi-ora-il-file-ISIS-mi-apre-il-culo. Tutto procede come se il mondo fosse tornato al medioevo. Lento, rilassato, e fancazzista. E tu puoi finalmente dedicarti a quella chimera metropolitana chiamato VALORE AGGIUNTO. Che durante l’anno dimentichi amenamente per stare dietro al micro-management, come dicono quelli bravi (io dico “cacapamenti di palle”).

3. E’ una valida scusa per evitare tutti i raduni di famiglia. Nessuno ti potrà mai rinfacciare di non aver partecipato all’ennesimo mercante in fiera dove nonno inizia a ruttare la cassata. Nessuno potrà denigrarti se accampi la ragione di stato del “posto di lavoro”. E se sei proprio stronzo, e hai dei parenti proprio persistenti, basta dire la parola magica “copertura”. Sai, i miei colleghi non lavorano, non possiamo lasciare scoperto il reparto, l’anno scorso è toccata a loro (bugia colossale, ma tanto chi si ricorda!). E tutti si zittiscono. Così ti svegli l’11 gennaio con le feste alle spalle, e i parenti fuori dalle palle.

Non mi resta che augurarvi buone feste…e buon rientro alla follia!

La vita a 33 anni o di come sopravviverli

L’altro giorno mi trovavo davanti ad un caffè, parlando del più e del meno con un amico. “Ci pensi? Fra 7 anni avremo 40 anni!”. Ora, posto che io non mi metterei mai ad urlare una cosa del genere in pubblico e che occupo la mia vita con interrogativi ben più entusiasmanti (es. “perché il cuore batte così forte dopo un orgasmo?”), mi ha fatto riflettere quel bastardo. Nota mentale: cancellarlo dalla rubrica.

La verità è che non posso prendermela con lui. Ha ragione: la matematica non è un opinione, e la carta d’identità manco! Certo, se date un’occhiata alla mia, penserete che sono un siriano appena sbarcato a Lampedusa, e non uno splendido esemplare di 33enne-fra-7-anni-40enne italiano puro sangue. Ma nonostante il mio charme ed incredibile fascino, è vero.

Ricordo che da adolescente pensavo ai trentenni come i “signori”, quelli grandi. E se devo dirvela tutta: immaginavo la mia vita esattamente come è ora. Carriera, allenamento ed un abbondante disturbo antisociale di personalità. Si, volevo anche una famiglia, ma su quello ci sto lavorando con il mio psicoterapeuta. Perché avere delle persone amate se puoi avere dello Xanax?

Eppure, il tempo delle mele è finito, sono ormai alla cheesecake. E volente o nolente, devo vivere i miei anni così come vengono, senza alcuna aspettativa. Il segreto è quello. Se ordini una pizza alta pachino e bufala, con doppia bufala, e con il cornicione bruciato, e ti arriva una marinara striminzita alla romana ci rimani malissimo, no? Se invece chiami Pizza Mary e gli dici “mi faccia una sorpresa”, a parte beccarti una denuncia per stalking, qualsiasi cosa porteranno ti piacerà!

Un altro trucchetto che ho imparato alleviarmi il peso del mondo è dirmi bugie. Tutto andrà bene, tutto si sistemerà, insomma non buttarti giù, c’è chi sta peggio di te. E non importa se non ti viene in mente nessuno che non viva in una favela a Rio, l’importante è crederci. Perché prendersi per il culo è il segreto di una lunga vita. Quello, e lo Xanax di cui sopra.

Se dovessi consigliare un’età ai miei nipoti, gli consiglierei proprio questa che sto vivendo ora. Sei libero di fare rutti e peti nella tua casa da single incallito. Puoi spararti mille episodi di un telefilm e morire di torcicollo perché non sai dove diamine poggiare il mac per vederli. Puoi comprare qualsiasi cosa su Amazon, e dirti che te lo meritavi. Manco avessi vinto un Nobel per la pace per aver buttato la spazzatura prima che venisse la nettezza urbana.

E non dimentichiamoci la cosa più bella di tutte. Non devi dar conto a nessuno di quello che fai. Sei L I B E R O. A volte ti puoi sentire un pò solo, senza speranze, ma poi finisce la pubblicità e dimentichi tutto.

Good luck 33enni!

Feedback..o me facc e cazz tuoje

Chi lavora in azienda conosce bene questo male. E’ una necessità quasi irrefrenabile. La gente sente il dovere morale di darti un feedback (un riscontro) su qualsiasi cosa, pure su come vai al cesso. Perché in inglese tutto sembra figo, cool, ma a Napoli non lo chiameremmo semplicemente “me facc e cazz tuoje”.

Noi non siamo americani, siamo latini. Se io faccio una cosa, a meno che non te lo chiedo io, ma perché minchia mi devi dire cosa ne pensi? Perché? Devi per forza parlare? Hai qualche herpes che ti impedisce di tenere le fauci chiuse? Ma riempiti la bocca con altre occupazioni, che forse ti riescono meglio, no?

Io accetto consigli solo da chi stimo, e da chi voglio bene. Gli altri che parlano, mi fanno pure un po’ pena. Perché si pensano che possano minimamente influire sul mio modo di essere e di agire. E io gli faccio pure credere che è vero, che sono indispensabili i loro preziosissimi punti di vista sul mondo. Non voglio dirgli che Babbo Natale non esiste, e che loro non valgono un cazzo.

Parliamoci chiaro. Io da sempre incasso colpi per crescere, e ascolto tutti per migliorare. Mi piace non restare fermo, ed evolvere. Per cui, anche da persone assolutamente inutili accetto consigli, che magari un piccolo fondo di verità ci sta. Detto ciò, sarebbe carino se queste persone le cose me le dicessero in faccia, invece di farlo come le pettegole di paese. Alle spalle, come i peggiori vigliacchi.

Ho imparato una cosa. Se diventi un pericolo, iniziano a trovare difetti dove ci sono solo qualità. Tocca avere grandi solidità e autostima per sapere quanto vali davvero. Quello che quegli esseri piccoli piccoli non comprendono è che non ti danneggiano buttandoti giù. Ti fanno volare ancora più in alto. Non esiste motore più potente dell’orgoglio.

Poveri illusi…e pure a voi, auguro bellissime feste. Spero che abbiate famiglie molto molto pazienti…sempre se avete qualcuno con voi.

Favelas disney

Quando perdi per la testa per un uomo, ogni cosa che fa assume un significato estatico ai tuoi occhi. Poi finisce tutto e scopri:

che i suoi tenebrosi silenzi non nascondono speculazioni metafisiche sul senso della vita, ma una peperonata mal digerita; che il suo abbracciare festosamente i bimbi non nasce dal suo innato senso paterno ma dall’essere felice di non averne tra le palle a casa; che il suo ex ragazzo, dipinto come un orrendo mostro a tre teste, è un invece un missionario comboniano in Lesotho;

che i suoi amici, che al vederlo esultano, sono solo felici di vedere te, che lo tieni lontano da loro; che le mutande lasciate in giro per casa non sono sintomo di uno spirito ribelle, ma solo di un demente mammone; che le sue battute non sono mai state divertenti, ma solo rutti random di pensiero libero e sgrammatico;

che quella magnifica fossetta sul mento non è sexy, ma solo un ricettacolo di briciole; che quello sguardo così profondo nasconde un vuoto che ci senti il mare se appoggi l’orecchio sui suoi occhi.

Ma la cosa che più ti fa incazzare sei tu. Che non sei quell’essere tutto amore e dedizione, ma solo l’ennesimo coglione che ha creduto nella favola Disney, quando esistono solo favelas Disney.

Be kind..le

Dopo almeno due decadi da lettore accanito, da sniffatore di libri nuovi, da feticista dell’ordine alfabetico degli scaffali de La Feltrinelli….HO APPENA ACQUISTATO UN KINDLE. La scelta è dettata da diverse ragioni, che proverò qui ad elencare. Intanto il post è lungo, accomodatevi.

1. Salute. Ormai avevo il gomito del tennista. Ogni posizione era diventata usurante per il mio corpo. Mi vedevo già in un episodio di Grey’s anatomy. E mi sarebbe capitata una donna, non un dottore bono.

2. Spazio. L’ultimo trasloco è stato un trauma. Ho dovuto vendere una caterva di libri (di base solo il 30% di quelli letti si salvano), e quelli che mi rimangono saranno ragione di bestemmia per il prossimo trasloco.

3. Portabilità. I libri non riesco a portarmeli dietro, e durante i viaggi occupano troppo spazio. Il litigio con la stronza della WizzAir che mi ha detto di leggere meno così la valigia entrava nel misuratore mi hanno lasciato un segno indelebile.

4. Costi. La ricerca costante di lampade da notte con la luce perfetta mi è costata capitali negli anni. Credo che dopo l’accordo di Parigi, metteranno al bando il mio comodino per eccesso di emissioni di diossido di carbonio

5. Vista. Alcuni editori fanno scelte di font davvero al limite del masochismo. Cinquanta sfumature di Times New Roman

6. Continuità. Mi addormento sempre mentre leggo. Il segnalibro ha vita propria, e al risveglio lo trovo sempre in pertugi non opportuni. Così rileggo sempre almeno due volte delle pagine per ritrovare il filo. Un pò come Beautiful che dopo la pubblicità ripete gli ultimi due minuti precedenti.

7. Ecologia. Fingendo di interessarmi dello spreco di carta, avrò buon motivo per offendere chiunque legga ancora i libri unopuntozero.

E ALLORA..che ASPETTATE? Comprate anche voi un KINDLE, cazzo

Un pò di darwinismo fa bene

La ragazzina, che si è vista nella classifica delle ragazze più brutte della scuola, ha dato una risposta magistrale ai cyber bulli della sua classe. Bravissima lei, ma bravissimi anche i compagni di classe. La loro cattiveria, totalmente naturale e non studiata a quell’età, l’aiuterà a crescere, a diventare un essere umano con le palle.

Non li sto giustificando. Se fossi stato loro genitore, li avrei cazziati che manco Tina Cipollari all’ennesimo tronista analfabeta di Maria. Ma dentro di me, avrei pensato anche che non c’era nulla di male in quello che avevano fatto. E’ nell’ordine delle cose: i ragazzini sono degli animaletti a masturbazione compulsiva. E’ dovere dei genitori indirizzarli verso la strada della maturità, ma non lo è forzarli con una ruspa.

Se ripenso ai bulli della mia età scolare, li devo ringraziare tutti. A quelli che mi prendevano in giro perché odiavo il calcio, dico grazie, perché mi hanno insegnato che essere una voce fuori dal coro è faticoso, ma estremamente piacevole quando si è adulti. A quelli che mi facevano sentire inadeguato perché non mi piacevano le ragazze, dico grazie, perché mi hanno fatto comprendere la bellezza della diversità e della complessità del mondo.

Insomma, quando si diventa grandi, tutto migliora. E la più grande soddisfazione è vedere quegli stessi bulli rimanere gli stessi della scuola, mentre tu sei diventato un essere umano completo, consapevole, e così figo da farli schiattare tutti d’invidia.

What doesn’t kill, makes you stronger. Ci credo da sempre. Fa eccezione solo l’influenza intestinale, forse.

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