Very Bello. Very Figura di Merda

L’Italia non ci riesce proprio a fare figure di merda planetarie. Pensiamo sempre in grande quando si tratta di epic fails.

Riusciamo a creare casi di successo, come il video Extraordinary Common place, ed il giorno atrocità come il sito Verybello.it. Non è il primo esempio. Come non ricordare il video di Rutelli per promuovere il sito italiano del turismo. “Come to Italy, please” elemosinava il very bello della politica italiana con accento da cuoco indiano.

Ancor più interessante l’immenso “Magica Italia” di Berlusconi, dove vende il nostro Paese con lo stesso carisma di Mastrota che vende materassi. Oppure, i più recenti – e direi ripetuti – casi di Renzi che parla Itanglish.

E mi fermo quì con gli esempi, per amor patrio.

Gli errori di fondo dietro questi spot sono due.

1) I protagonisti. Un Presidente del Consiglio non fa spot. Per sua natura, guida un Governo, non un video di MTV. E se proprio sente la necessità di farlo, almeno sappia parlare con accento non maghrebino.

2) L’inappropiatezza. Gli spot di un paese come l’Italia risultano sempre inappropriati. I turisti vorrebbero venire in Italia, ma li ferma la disorganizzazione, e non certo la mancanza di coglioni che la promuovano in TV.

A volte mi domando chi siano gli alti burocrati del ministero del Turismo. Forse gente che odia tanto l’Italia. Come se in Arabia Saudita mettessero ecologisti al Ministero del Petrolio.

Ci vogliamo davvero tanto tanto male.

Annunci

Fotte, fotte, fotte (chissene)

“Forte, forte, forte” è un flop. Il titolo l’hanno dato per la dose di Xanax da prendere prima di guardarlo. Il suo share equivale alla media del pene italiano, attorno al 14. E su Raiuno, in prime time, si accontentano minimo di un Rocco. Che, by the way, è finalmente sbarcato sull’Isola targata Mediaset. Senza remi.

In termini di ritorno sull’investimento, lo show della Carrà equivale alla battaglia di Waterloo per la Francia napoleonica. E la metafora non è a caso: Raffaella è un vecchio generale macina guerre, che ha perso per eccesso di arroganza. Ci sono diversi problemi nel format.

1) L’oggetto della ricerca. “Il nuovo Fiorello”. Purtroppo, il confine tra Fiorello ed un animatore da corsia pediatrica è sottilissimo.

2) I concorrenti. Scarti di altri reality. Se questi sono i nuovi talenti della TV, Nichi Vendola è Togliatti, Renzi è De Gasperi ed io sono Amanda Lear.

3) I giudici. A parte Raffa, non ci capiscono una mazza. Joaquin Chiattez fa la prima donna obesa. Asia l’alternativa invasata dal NULLA cosmico. L’altro chi è?

4) Japino. La regia finto-moderna fa l’effetto di un mobile di IKEA in una mostra di Bauhaus. Ha scopiazzato quà e là. Il risultato: morte estetica, e casino.

5) Il meccanismo. Non basta sostituire una F alla X! E poi, il “fortissimo”, voto che solo Raffa può dare, ha un je-ne-sais-quoi di gravidanza isterica.

La scena finale di lei che benedice i 14 concorrenti in stile cardinalizio è già un cult sul webSi, ce la farai, Raffa. Con un pò di fortuna, ti pagheranno pure in Rai. Ma non ci fare più questi scherzi.

Che di epic fail abbondiamo già in Italia.

A letto con B

Ieri sera ero al punto di addormentarmi, mentre vedevo ‘L’Infedele’ di Gad Lerner. L’argomento era il solito Rubygate, e non ne potevo più. Poi ha irrotto la telefonata di Berlusconi, e sono stato costretto a svegliarmi. Un attacco cosi’ violento non lo aveva mai fatto.

Ha offeso Lerner, ha offeso le sue ospiti chiamandole puttane (..’quelle cosiddette signore’), ed infine ha ordinato alla Zanicchi, europarlamentare PDL, di lasciare lo studio (‘postribolo televisivo’). Lerner lo ha prima invitato a moderare i toni, e poi lo ha chiamato cafone. Si vedeva agitato, sorpreso, indignato.

Personalmente, avevo il cuore che sbatteva a mille. Pensavo volesse uccidere Lerner, tanto era veemente e incollerito il Premier. Quest’uomo ed il suo seguito di vestali e sacerdoti sono la versione coatta ed allupata del Ku Kux Klan. Non fanno manco più ridere: fanno solo paura.

Chiunque li sostenga e li voti si macchia di una colpa storica inemendabile. Una colpa che ricade in egual misura nell’opposizione che non e’ in grado di opporvisi, e nella societa’ civile che si sta zitta. Saremo tutti complici.

Ognuno sceglie di che morte morite: la scelta e’ nelle nostre mani. Ma vogliamo davvero andare tutti a letto con Berlusconi?

Bravo bimbo Maroni!

Maroni ha pianto da mamma Masi, e ha ottenuto di parlare al programma di Saviano – dopo aver parlato in quasi ogni altra trasmissione durante la settimana passata. Il ministro dell’Interno ci ha propinato la check-list del governo del fare, ma mancavano due piccoli punti.

1) Sottolineare che gli arresti ed i sequestri alla mafia sono opera della polizia e dei magistrati, che operano a prescindere dal governo vigente; 2) Possono arrestare e sequestrare quanto vogliono i VIP della mafia, ma non serve a nulla se non distruggono il business che ne alimenta il meccanismo.

La puntata di ieri di Vieniviaconme, e i commissari europei a Napoli, hanno dimostrato ampiamente il totale stallo da cui il governo del fare non riesce ad uscire per i rifiuti di Napoli. Se rifiuti, prostituzione, droga e racket sono il core business della mafia, a che serve arrestare un capetto che sara’ sostituito il giorno dopo?

Il ministro delle Interiora (che parla con la pancia, e alla pancia della gente) dovrebbe capire che se non levi il cibo ad un individuo, questo continuera’ a vivere e proliferare. E l’unico modo per farlo alla mafia sono tre leggi semplici, semplici.

Legalizzazione della droga, creando un monopolio di Stato che gestisca OGNI droga come gia’ fa per sigarette ed alcol. Legalizzazione della prostituzione, con la creazione delle case chiuse. Ed infine, incentivi economici alla raccolta differenziata nella citta’ di Napoli. Scelte difficili, che sembrano abnormi solo agli occhi miopi di una politica che vive di slogan. Non si puo’ chiedere sensibilita’ sociologica a chi fa pubblicita’ per detersivi.

Bravo bimbo Maroni! Mamma Rai ti ha accontentato. Ma andando in TV, non hai che convalidato il fallimento del tuo operato.

San Morgan da Verona

Morgan mi era simpatico, ora mi sta sui coglioni. Non amo le conversioni last minute, non ricevo lezioni di morale da nessuno. E’ paradossale: pur di fare un misero concerto, si e’ piegato alla volonta’ del sindaco leghista Tosi.

Ma chi e’ Tosi per dire “non era un buon esempio per i giovani”? Tosi e’ uno dei sindaci più xenofobi e omofobi della scuderia bossiana. Non puo’ di certo elevarsi a vessillo della moralità uno che vorrebbe disintegrare chiunque non pronunci “pota, pota” con il suo accento da bifolco.

Io capisco che debba pur campare, pero’ Morgan poteva trovare una via alla redenzione decisamente più credibile dell’illuminazione sulla via dell’Arena. Magari un’intervista a Mollica, che e’ quanto di più vicino al Papa ci sia nell’ambito discografico. Ma convertirsi per Tosi ha senso quanto Flavia Vento in TV: nessuno.

Quando Belen Rodriguez e’ stata coinvolta in uno scandalo simile al suo, io attaccai fortemente il sindaco di San Remo che la voleva escludere dal Festival. Non fraintendetemi: io sono quello che in discoteca si schifa se vede gente sniffare o prendere pasticche. Per me la droga e’ pura merda, e i drogati mi fanno ribrezzo.

Detto cio’, e’ la mia opinione e non pretendo che diventi legge in quanto Verita’ Assoluta e Morale Incontestabile. Non sopportero’ i drogati, ma ancor meno gl’ipocriti.

Tosi crede davvero che un cantante, ridotto a menestrello senza dignita’ solo per un tozzo di pane, sia di miglior esempio per i giovani?

Siamo messi molto male, allora.

Perchè Sanremo è sanSCEMO?

Caro Sindaco di Sanremo,

dopo le dichiarazioni di Belen Rodriguez, lei ha detto: “Non accetto di associare alla mia città qualcuno che non abbia una moralità certa; a questo punto non mi fa piacere vedere Belen sul palco dell’Ariston”. Dopo poche ore, ha però rettificato: “Spetta alla Rai decidere; penso che Belen sia davvero una grande professionista e che la sua immagine sia adeguata al Festival”.

Ebbene, Sindaco, le domande che le rivolgo sono tre:

– Ma siamo proprio sicuri che non sia lei a drogarsi? Lo sa che sniffare fiori della sua città le ha devastato il cervello?

– Da quando Sanremo ha un’immagine da curare? A stento c’avrà un’edicola. E semmai l’avesse, la vittoria di Marco Carta e Valerio Scanu non l’ha già neutralizzata?

– Moralità certa? Infatti, Myke Tyson ne aveva da vendere. Quando non masticava orecchie. Per non parlare della sua campagna “Le Pupe ed il Secchiello“. Un vero esempio di moralità, come uno stupro.

Ma la domanda delle domande: come mai ha cambiato idea così drasticamente? Da drogata a grande professonista il passo è lungo. Forse ha capito che con Belen la sua città aveva una chance di non morire nell’oblio più totale?

Se fossi Belen Rodriguez, ora declinerei l’invito con un bel dito medio, al passo di Tango. Se fossi il Sindaco di Sanremo, mi ficcherei un bel crisantemo nella cavità orale: così da portare omaggio alla morte della mia voce in capitolo nella vita pubblica italiana.

Tariconate

E’ morto“. Cosi’ ieri mia madre ha esordito al telefono. Un colpo al cuore e alla gola: la stessa sensazione della morte di Lady Diana. E non esagero.

Pietro Taricone era il reality show italiano. E’ stato il primo fenomeno nazionalpopolare dopo il fascismo. L’Italia ritrovava la persona da ammirare ed odiare senza se e senza ma. Le sue frasi, le cosiddette Tariconate, divennero soggetto di libri e di studi semiseri.

Di lui si e’ detto tutto, ed il contrario di tutto. Per me, e’ andato via un pezzo d’Italia che amavo esistesse. Un’Italia spaccona, abbronzata, palestrata, ma anche acuta, intelligente, ironica e affettuosa. Una sintesi perfetta di calore mediterraneo e calcolo britannico.

Decise di defilarsi subito dopo la fine del Grande Fratello, per non essere tritato nella macchina infernale delle comparsate. Ed e’ stato l’unico ad uscirne non sputtanato e con un certo stile. Non a caso, la notizia della sua morte dopo 24 ore ha riempito copertine e prime pagine di quotidiani “seri” come Repubblica e Corriere.

Ed e’ proprio su queste prime pagine il grande contrasto: da un lato, forte emozione per Taricone; dall’altra, grande rabbia per l’ennesimo attacco al pudore pubblico nelle dichiarazioni del senatore mafioso Dell’Utri. E queste immagini erano ancor più angoscianti perche’ ammiccavano ad un presagio. Taricone e Dell’Utri sono entrambi figli di Berlusconi: solo che il primo se n’era liberato ed e’ morto, mentre il secondo ne e’ ancora compare ed e’ vivo e vegeto.

Mala Italia che resta, Bella Italia che va. E la voglia di seguire la seconda e’ sempre più forte.

Buon riposo Pietro.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: