Colonia, eau de merdacce

Quanto successo a Colonia è surreale, ancor prima che abominevole. Mille immigrati impazziti che molestano cento donne in giro per la città. Mi feriscono e colpiscono una serie di aspetti, che riassumo in quattro punti.

  • Il luogo. Colonia è il luogo dell’inclusione tedesca. Il suo sindaco fu accoltellata dagli xenofobi per le sue aperture agl’immigrati.
  • Il rapporto vittima/carnefice. Dieci uomini per ogni donna. La logica del branco dimostra la debolezza di questi criminali, manco in grado di effettuare un reato da soli.
  • Il ritardo nell’ufficializzare la notizia. Nella precisa Germania (che ormai tanto precisa non è più), attendono svariati giorni prima di rendere pubblica la notizia. Forse avevano dato poca importanza alla cosa, forse non se ne sono proprio resi conto?
  • Momento storico. Diversi paesi europei, tra cui la stessa Germania, hanno sospeso Schengen, per far fronte all’emergenza immigrati. Ed è ironicamente tragico quanto questo fatto dimostri la totale inutilità di certe misure.

Chiaramente, tutti i puristi della razza ariana saranno felicissimi di utilizzare questo esempio come dimostrazione della tesi: chiudiamoci tutti in casa e non facciamo passare lo straniero. Tale tesi, manco a dirlo, ha la validità di una supposta per curare il cancro. Farebbe tanto male quanto sarebbe inutile. E come sempre, mi fa ridere che si cerchi sempre di spostare il problema, invece di guardare in faccia al nocciolo della questione: la sicurezza interna dei nostri paesi.

Tu puoi anche far entrare un solo immigrato, ma se poi non lo controlli adeguatamente, nel caso fortuito sia un criminale, lui delinquerà. E’ la sua natura, non gli hanno insegnato altro. Mi dispiace dirvelo, cari amici xenofobi, ma è così: la colpa è vostra se succedono questi episodi. L’opinione pubblica ed il Governo vanno spronati a prendere decisioni rilevanti, e non a prendere misure da Bar Sport.

L’Europa sta dimostrando una debolezza senza fine in moltissimi argomenti. Mi attendo dai paesi teutonici un minimo di progresso rispetto a certe tematiche. Se pure loro tornano indietro, stiamo messi davvero male.

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Il più bel profilo del reame

Internet ci ha portato tante innovazioni, che hanno migliorato l’umanità, ci hanno reso persone migliori e complete. Tipo Youporn. Ma non tutte le novità sono buone, a dire il vero, alcune sono proprio diaboliche. Direi che quella più infetta è “IL PROFILO”. Prima dell’avvento della rete, era un termine usato dai fotografi e dai criminologi. Non che la cosa sia cambiata: si sono semplicemente democratizzate queste figure professionali. Con Internet, siamo divenuti TUTTI fotografi E criminologi.

Siamo fotografi quando ci facciamo selfie per renderci i più belli del reame, ma anche quando critichiamo con dovizia di particolari le foto degli altri. E nel giudizio, inseriamo anche aspetti di criminologia che manco Lombroso. Basta un ciglio alzato a determinare la pericolosità sociale di un individuo. Se una mamma pubblica la foto del figlio, siamo già pronti a chiamare l’assistente sociale.

Inoltre, la creazione del profilo obbliga tutti ad incasellarsi. A rendersi più facili, e decifrabili. Ne è un esempio il mondo gay, dove ogni essere umano deve inserirsi necessariamente nello schedario glbt (jock? bear? twink? wolf?). Ed il mondo etero non è  alieno a questa tipologia di autopsia dell’essere umano, semplicemente cambiano i termini.

IL PROFILO nasce dalla paura dell’ignoto. Può anche andar bene all’inizio, ma se non si supera quella fase, si finisce per scoparsi i pixel, non una persona. Che non deve essere proprio una sensazione piacevole (oltre che costosa, se hai un Mac e spacchi lo schermo).

Non sopporto Ilaria Cucchi

Odiatemi, ma io lo devo dire. NON SOPPORTO ILARIA CUCCHI, o dovrei chiamarla CUCCHIARINI, per quanto è presente in TV e nei social.

Ciò è successo a suo fratello è tremendo. Va trovata una verità, per quanto giudiziaria, lo dobbiamo a noi stessi, alle nostre istituzioni. Però permettetemi di esprimere un ragionevole dubbio sui parenti delle vittime che monopolizzano i notiziari e i talk show. Dimostrano una tale freddezza nell’esprimere il loro dolore che mi agghiaccia quanto un Adinolfi in costume.

D’accordo, ognuno esprime il cordoglio come vuole, non tutti dobbiamo chiuderci a recitare il rosario con il soundtrack di Bergoglio in sottofondo, però è la modalità ad insospettirmi. Tanto studio del make up visivo e morale, della cosa giusta da dire per risultare credibili ed equilibrati, dei vestiti da indossare, e dalla posa da assumere.

Non so quanto tutto questo abbia a che fare con il dolore, o ci sia solo egocentrismo alla base. Badate bene: anche questo sarebbe più che legittimo, purché lo si dichiari apertamente. Ecco, la cosa che meno sopporto è il passaggio da vittima a guru spirituale. Non lo reggo.

Perché se è così, allora Wanna Marchi non andava messa in carcere. In fondo, ditemi la differenza tra vendere alghe magiche e lacrime di coccodrillo.

Maria, sindaco d’Italia

Bella storia le prossime amministrative. A Milano, non saprei chi votare. Sala mi sembra l’ennesimo uomo-simbolo senza contenuto, un cubista della politica. Gli altri due sono burocrati-grigi, dei Casper delle amministrative. Se fossi di destra poi, mi trasferirei a Lugano pur di non votare Sallusti. A Roma, stessa situazione. Nessuno si è ufficialmente candidato. Nell’Urbe il PD si è smaterializzato, roba che Lilly Gruber a OttoeMezzo sembra meno eterea con tutte quei fari in faccia. Inoltre, l’idea di avere Marchini (Ridge de noiartri), Meloni (Sora Lella Jr) o Di Battista (Il Nulla della Storia Infinita) come sindaco mi agghiaccia almeno quanto inserire il pisello in una presa elettrica. Non so come ne usciremo, ma io ho una soluzione: mettiamo Maria De Filippi a governare tutte le città d’Italia. Meglio un genio del male, che gente mal assortita.

Polveri sottili

E’ come la psicologia. Prima certe malattie non c’erano perché nessuno le aveva inventate. Perché ce li creano certi disturbi. Alcuni anni fa hanno inventato il dramma dello SPREAD. E ora qual è l’ultimo? Ci vogliono far credere alle POLVERI SOTTILI. Si vede che non hanno mai vissuto con una mamma del sud! Le polveri sottili le mamme del sud le rilevano pure a distanza di diversi fusi orari. E nel microsecondo che effettuano lo scanning, già hanno comprato aspirapolvere agli elettroliti megatronici, detergenti ammazza scarrafoni, vaporella che fonde pure l’adamantio, e ti hanno già cazziato che sei zozzo e hai bisogno di mammina per “tutte e cose”.

In ogni caso, gli esperti ora sono contenti. Il tempo è tornato ad essere di merda. E pare che questo le mandi via tutte queste benedette polveri. Eppure, quelle grosse ci stanno ancora, Roma è una città ridotta alla fogna di Gotham City. Ma qui teniamo Tronca, mica Batman. Va bene c0sì. I turisti vengono e trovano le metro chiuse, perché non possiamo pagare gli straordinari a quelli dell’ATAC (si chiama così perché se vieni a Natale, ti ATAChi al c…o, chiaro no?). Ma almeno ora non trovanno manco un pulviscolo che Zurigo ci fa un handjob.

E bloccate pure il traffico, le pari , le dispari, le destre e le mancine. Ho il dubbio che queste centraline le comandi Barbara D’Urso, così uno è obbligato a rimanere a casa a vedere i suoi rutti sentimentali in diretta TV. E non puoi neanche sfuggirle mettendoti sulla Rai (dove o becchi una bestemmia o l’orologio più sballato di Donatella Versace) o su internet. Su Facebook è tutto un dilagare di disgrazie. Poi scopri che sono bufale di entità pachidermica, ma intanto te la sei fatta nei pantaloni e vai pure a dare torto a mamma che ti chiama zozzone.

E torniamo all’inizio. Le Polveri siamo noi. Arrendetevi.

 

 

Lavorate quando gli altri non lavorano!

Scelgo sempre i giorni in cui vanno gli altri in ferie per non andarci io. I motivi sono vari, ma cercherò di enunciarne solo i tre principali.

1. Il traffico si dirada come i capelli di Berlusconi prima del trapianto in Marocco. Circa l’80% dello stress dei romani (e circa il 95% del mio) dipende dagli ingorghi. Che poi a Roma il traffico non esiste: esistono solo i cadaveri a cui è stata accidentalmente concessa la patente. Ecco: durante le feste, questi figuri decidono di morire in pace a casa. Mi chiedo perché non restino costanti in questo cupio dissolvi anche durante gli altri 360 giorni dell’anno.

2. A lavoro si riesce DAVVERO a lavorare. Per alcuni giorni il vostro ruolo nella società assume finalmente un senso compiuto. Nessuna chiamata molesta, nessun caffè col fornitore, nessuna emergenza che dio-mio-se-non-mi-mandi-ora-il-file-ISIS-mi-apre-il-culo. Tutto procede come se il mondo fosse tornato al medioevo. Lento, rilassato, e fancazzista. E tu puoi finalmente dedicarti a quella chimera metropolitana chiamato VALORE AGGIUNTO. Che durante l’anno dimentichi amenamente per stare dietro al micro-management, come dicono quelli bravi (io dico “cacapamenti di palle”).

3. E’ una valida scusa per evitare tutti i raduni di famiglia. Nessuno ti potrà mai rinfacciare di non aver partecipato all’ennesimo mercante in fiera dove nonno inizia a ruttare la cassata. Nessuno potrà denigrarti se accampi la ragione di stato del “posto di lavoro”. E se sei proprio stronzo, e hai dei parenti proprio persistenti, basta dire la parola magica “copertura”. Sai, i miei colleghi non lavorano, non possiamo lasciare scoperto il reparto, l’anno scorso è toccata a loro (bugia colossale, ma tanto chi si ricorda!). E tutti si zittiscono. Così ti svegli l’11 gennaio con le feste alle spalle, e i parenti fuori dalle palle.

Non mi resta che augurarvi buone feste…e buon rientro alla follia!

La vita a 33 anni o di come sopravviverli

L’altro giorno mi trovavo davanti ad un caffè, parlando del più e del meno con un amico. “Ci pensi? Fra 7 anni avremo 40 anni!”. Ora, posto che io non mi metterei mai ad urlare una cosa del genere in pubblico e che occupo la mia vita con interrogativi ben più entusiasmanti (es. “perché il cuore batte così forte dopo un orgasmo?”), mi ha fatto riflettere quel bastardo. Nota mentale: cancellarlo dalla rubrica.

La verità è che non posso prendermela con lui. Ha ragione: la matematica non è un opinione, e la carta d’identità manco! Certo, se date un’occhiata alla mia, penserete che sono un siriano appena sbarcato a Lampedusa, e non uno splendido esemplare di 33enne-fra-7-anni-40enne italiano puro sangue. Ma nonostante il mio charme ed incredibile fascino, è vero.

Ricordo che da adolescente pensavo ai trentenni come i “signori”, quelli grandi. E se devo dirvela tutta: immaginavo la mia vita esattamente come è ora. Carriera, allenamento ed un abbondante disturbo antisociale di personalità. Si, volevo anche una famiglia, ma su quello ci sto lavorando con il mio psicoterapeuta. Perché avere delle persone amate se puoi avere dello Xanax?

Eppure, il tempo delle mele è finito, sono ormai alla cheesecake. E volente o nolente, devo vivere i miei anni così come vengono, senza alcuna aspettativa. Il segreto è quello. Se ordini una pizza alta pachino e bufala, con doppia bufala, e con il cornicione bruciato, e ti arriva una marinara striminzita alla romana ci rimani malissimo, no? Se invece chiami Pizza Mary e gli dici “mi faccia una sorpresa”, a parte beccarti una denuncia per stalking, qualsiasi cosa porteranno ti piacerà!

Un altro trucchetto che ho imparato alleviarmi il peso del mondo è dirmi bugie. Tutto andrà bene, tutto si sistemerà, insomma non buttarti giù, c’è chi sta peggio di te. E non importa se non ti viene in mente nessuno che non viva in una favela a Rio, l’importante è crederci. Perché prendersi per il culo è il segreto di una lunga vita. Quello, e lo Xanax di cui sopra.

Se dovessi consigliare un’età ai miei nipoti, gli consiglierei proprio questa che sto vivendo ora. Sei libero di fare rutti e peti nella tua casa da single incallito. Puoi spararti mille episodi di un telefilm e morire di torcicollo perché non sai dove diamine poggiare il mac per vederli. Puoi comprare qualsiasi cosa su Amazon, e dirti che te lo meritavi. Manco avessi vinto un Nobel per la pace per aver buttato la spazzatura prima che venisse la nettezza urbana.

E non dimentichiamoci la cosa più bella di tutte. Non devi dar conto a nessuno di quello che fai. Sei L I B E R O. A volte ti puoi sentire un pò solo, senza speranze, ma poi finisce la pubblicità e dimentichi tutto.

Good luck 33enni!

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