Eccome se funziona! – Recensione dell’ultimo film di Allen

Woody Allen e’ tornato! E per farlo, ha chiamato in aiuto Pirandello, Schopenhauer, Leopardi, Hollywood, Einstein e il Jazz. In un tripudio di cultura, non-sense, banalita’, happy ending, risate e autoreferenzialita’, Allen prende in giro se stesso, o l’immagine che gli altri hanno di lui, attraverso una commedia deliziosa e sarcastica al punto giusto.

Lo stesso protagonista pare la versione incupita e cinica del regista. E’ un uomo che difende strenuamente la teoria del caso come unico motore della vita, ma la cui esistenza paradossalmente si risolve nella prevedibilita’ più disarmante. Un dramma per chi invece si vede come l’ultimo dei pessimisti co(s)mici di Manhattan.

L’abbattimento della quinta scenica, con un protagonista che parla direttamente agli spettatori, non e’ una trovata nuova al cinema. Pero’ Allen la rende funzionale alla folle lucidita’ del protagonista, consapevole che siamo tutti attori dell’enorme commedia che e’ la vita.

Di fatti, lo scontro tra cittadini e campagnoli, tra religione ed ateismo e tra l’universo variegato di dualismi della societa’ sono il pretesto per parlare dell’unico grande trucco per godersela: afferrare l’attimo. Tutto e’ lecito, tutto e’ felicita’: basta che funzioni. E non importa quanto ci si sia sempre arroccati in posizioni sociali, culturali o addirittura sessuali; panta rei – e tanto vale farlo con il sorriso.

Dopo Vicky Cristina Barcelona, credevamo di averti perso ed invece ci hai sorpreso tutti.

Bentornato Woody, bentornata Commedia!

Vicky Cristina Barcelona – e qualcun altro no?

Ho appena finito di vedere l’ultimo film di Woody Allen. Erano settimane che lo lasciavo in stand-by, perchè non mi convinceva: ED AVEVO RAGIONE. Premetto che:

1. Ho vissuto tanto a Barcellona

2. Non apprezzo particolarmente la virata di Allen verso qualsiasi genere che non sia film-di-un-ebreo-con-evidenti-complessi-sessuali-che-sfoga-il-tutto-con-l’ironia.

Fatte queste doverose premesse, voglio esprimere senza mezzi termini il mio giudizio: è un film nato dalla mente pruriginosa-puritana di un americano che vede la Spagna attraverso i clichè più consumati (passione, arte, pazzia, calore – insomma, una canzone delle Lollipop ad Ibiza). L’unico spettatore che può apprezzare davvero questo film sono a) lesbiche abituatissime a sublimazioni pseudo-artistiche della voglia di fallo; b) intellettualoidi che leggono MicroMega e ne capiscono un ceppa di niente; c) ubbriachi e/o spinellomani

Non voglio di certo disincentivare la visione di questa pellicola – anche perchè non ne ho il potere. Però se l’avessi, lo farei solo censurare. Unica nota positiva è la sempre magnifica Penelope Cruz: lei renderebbe stupenda anche la merda con le pallettes.

Per il resto, risparmiatevi il tempo per fare sesso con la vostra dolce metà – umana o di plastica che sia.

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