La Primavera Italiana

Il vento del Nord e’ cambiato. O forse, e’ un vento del Sud, dall’Africa, dal mondo arabo. I giovani, Internet, e il cambiamento hanno travolto anche il nostro Vecchio, che non potra’ più coprire i segni della disfatta col Cerone.

Il Ventennio fascio-catodico e’ terminato, anche se faranno di tutto pur di tenerlo in vita con idratazione forzata. Perde il Vecchio, ma perdono anche le sue stampelle, il PDL ed il PD. Sarebbe da miopi attestare la vittoria al centrosinistra, o anche all’anti-politica di Grillo.

Ieri hanno perso i politici (tutti), ed ha vinto la Politica con la P maiuscola, la Polis, le ragioni del bene comune, della civilta’, della grinta moderata, dell’apertura al mondo. E’ finita la rappresentazione grottesca di una nazione impaurita da zingari, gay e terroristi.

Una campagna elettorale iniziata con lo slogan “For da i ball” finisce con un popolo che le palle le ha cacciate fuori. La battaglia e’ vinta, ma la guerra non ancora. Concentriamoci sui referendum del 12 e 13 giugno. Nucleare, acqua, legalita’: non possiamo tirarci indietro.

E subito dopo, si indicano le primarie, che dovranno incoronare il portavoce del Movimento. I partiti siano al suo servizio. Mai più leader carismatici, mai più miracoli o leggi straordinarie.

Che questo vento gentile e non-violento spazzi via l’Inverno del Potere.

E’ l’ora della Primavera Italiana!

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La Casta? Non è Letizia, purtroppo

Spinto dalla noia più estrema, ho comprato il tanto amato libro di Gian Antonio Stella, “La Casta” ( anche se ora il trono gliel’ha rubato il libro di San Saviano da Gomorra). Un solo numero: 117, sono le pagine che sono riuscito a leggere prima di cadere in coma neurovegetativo.

Perchè? E’ un testo decisamente noioso, composto da numeri e nomi in salsa giornalistico-moralista. Sa molto più d’inchiesta una puntata di “Forum”, piuttosto che questo libercolo. E’ chiaro perchè abbia avuto successo: è sostanzialmente Novella 2000 con tabelle numeriche in allegato. Ci manca solo il servizio in diretta dalla cucina di Irene Pivetti (“Che cucina onorevole!”), una pubblicità di salvaslip ed un tronista ed il fritto misto è servito.

Se l’intento era di denunciare i politici e gli “scandolosi” privilegi di cui godono, è riuscito a sortire l’esatto opposto: ora io voglio fare il politico. Perchè la cosiddetta “antipolitica” somiglia molto alla volpe che non può raggiungere l’uva: dall’invidia nasce il risentimento e da lì al moralismo il passo è breve. Questo, o forse io non faccio proprio testo*.

Buon dì, miei cari trafficanti!

* basti pensare che, dopo la visione di “Supersize me”, il film denuncia sui fast food, andai a farmi un double cheeseburger.

La Palombelli della Pace

Un giorno ero all’Eur (quartiere alto-borghese di Roma) e passo davanti ad una  delle tante villone della zona – solo che questa era sorvegliata da una squadra mobile della polizia. Questi poveri cristi esposti al freddo difendendo chissà quale autorità da quale pericolo imminente. Mi vien detto che era la casa di Rutelli.

E così ho capito che la polizia serviva a difenderlo dalla moglie.

E noi paghiamo….

Le lista Ciquita

Ricapitoliamo.
1. La scorsa estate, Gian Antonio Stella pubblica un best-seller “La Casta”, dove mette alla berlina tutti i privilegi pecuniari dei politici italiani. 300.000 copie vendute in pochissimi mesi. I giornali iniziano a parlare di “nuova ondata antipolitica come nel ’92”.
2. Lo scorso 8 settembre, Grillo organizza il V-day supportato dalla rete di meet-ups creati grazie al suo blog. Un successo senza precedenti. La proposta di legge per “pulire il Parlamento” viene firmata da 300.000 persone in un solo giorno. Il comico dichiara: “Nessun partito politico, i partiti li voglio distruggere”.
3. Domenica 16 settembre. Grillo pubblica sul suo blog un pezzo dove propone ai meet-ups di farsi lista civica. Lui non parteciperà a tali liste, se non apponendo un bollino di certificazione “beppegrillo.it” a garantire il rispetto di alcune norme essenziali (nessuna affiliazione a partiti e membri totalmente incensurati).

Tentiamo un’analisi di questa situazione.

L’antipolitica è una caratteristica cronica dell’italiano medio – in classifica, si trova giusto dopo la dieta a zone e poco prima di “Uomini e Donne”. Ma a differenza di queste ultime, esiste dai tempi dell’instaurazione della Repubblica e rimane lì immobile, ultimo baluardo dell’uomo “che deve de puzzà”. Siamo un anti-popolo, nel senso che amiamo tutto ciò che sia anti-qualcosa, perchè adoriamo distruggere ciò che già c’è. O meglio, amiamo pensare che qualcuno lo faccia, ma nell’ora della verità, preferiamo le tette della Canalis in TV.

Siamo un anti-popolo, non perchè siamo disgustati dai privilegi dei politici, o perchè vogliamo rivoluzionare lo status quo. La vera motivazione è una ed una soltanto: INVIDIA, pura e cruda. Non vogliamo abbattere un bel niente. Godiamo nel vedere chi è più ricco, più bello cadere e morire sotto lo sferzante giudizio della massa popolare. Amiamo le gogne televisive, le lapidazioni virtuali e i bucatini all’amatriciana con lo stesso identico fervore. Forse i bucatini, con maggiore vigore.

L’antipolitica è in realtà una pro-invidia acuta. E la politica dell’indignazione che Mr Cricket sta portando avanti, con il suo fare giullaresco e un pò strafottente non è altro che un’ottima maschera con cui l’italiano potrà nascondersi alle prossime elezioni. Si vuole sostituire ai radicali, da sempre roccaforte del voto di protesta; e non a caso lo stesso Pannella si è sentito in obbligo di sfidare ad un “duello virtuale” proprio l’astro nascente del qualunquismo in salsa bit.

Mr Cricket ora si è inventato un fantastico bollino blu da appiccicare alle liste civiche – o meglio, liste Ciquita – per le prossime elezioni amministrative. Idea originale, senza dubbio. E d’altronde, sono anni che politologi di tutto il mondo apostrofano l’italia come la “Repubblica delle Banane“. Era ora che qualcuno agisse di conseguenza. Bravo signor Grillo.

Attendiamo che l’uomo del blog abbia detto sì.
E a quel punto, la macedonia sarà al completo e potremo finalmente considerarci alla frutta.

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