Bar_ometro

Ogni mattina, faccio colazione in un ristorante wok thailandese. I cornetti a volte sanno di noodles e il cappuccino di bambu’, pero’ nel complesso li preferisco ad un bar italiano.

 Perche’?

 La cortesia prima di tutto; i baristi italiani ti fanno sentire sempre in colpa se gli chiedi un caffè’, manco gli avessi chiesto in affitto l’utero della moglie.

 E poi, l’efficienza: i thailandesi, appena hai pagato, gia’ hanno ascoltato la comanda e si mettono in opera; gl’italiani, invece, restano fermi guardandoti  con aria di sfida alla western (a volte, sento proprio Morricone in sottofondo e le balle di fieno che mi rotolano dietro) e mentre ti avvicini al bancone pensano: vediamo ‘sto coglione che mi paga lo stipendio che vuole stamattina.

 Senza menzionare, la cura dei dettagli: il thailandese ti da il bicchiere d’acqua per accompagnare il caffè, mentre l’italiano non ci sputa dentro, solo perche’ se ne dimentica (a volte).

 Ed infine, il sorriso: elemento costante nell’orientale (a limite della paresi facciale), quasi dicotomico nel barista italiota. In fondo, perche’ sorriderti? Sei un coglione caffeinomane che gli scassa le palle ogni mattina…ma muori, no?!

 Miei cari baristi, il vostro e’ il lavoro più importante del capitalismo: pompate nel sistema l’energia necessaria a riscattarlo dalla morsa di Morfeo.

 E che cazzo, ogni tanto sorrideteci!

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Quelli che parlano al bar sotto casa

Oggi sarò molto, ma molto qualunquista. Per cui, tanto vale levarselo subito il dente: C’ha proprio ragione Brunetta a prendersela con i fannulloni; anche perchè ero già TOTALMENTE d’accordo con Padoa Schioppa quando chiamò i giovani italiani dei BAMBOCCIONI. Ed ecco a produrmi nell’aneddotistica del caso.

Abito in una zona di Roma sovraffollata stile Bombay. Siamo uno addosso all’altro, il concetto di DOPPIA FILA è stato sorpassato da quello di DOPPIO STRATO: le auto si parcheggiano una sopra l’altra. E’ così incasinata che io sento precisamente TUTTO, ma PROPRIO TUTTO quello che si dicono in strada – perchè qualsiasi peto di zanzara fa eco tra le spesse mura dei palazzi.

Premesso ciò, capirete bene che la presenza sotto il mio balcone di un bar con tavolini fuori crea in me un disappunto via via crescente. All’inizio, apprezzai la cosa come “Che bello, un tipico quartiere romano, ancora resistito all’infighettizzazione dell’urbe”; ora sono “Perchè non passa una ruspa di buon senso griffato a spazzar via questi tamarri coatti?”.

Ad attirare la mia ira ci sono due ragioni precise:

1. La  combriccola del talk-show (attorno ai 10, sempre gli STESSI, a qualsiasi ORA);

2. Gli argomenti trattati (CALCIO, CALCIO e…CALCIO)

Vorrei soffermarmi sul primo punto: ma come cazzo fanno a stare TUTTO IL CAVOLO DI GIORNO a non fare una ceppa di niente? No, davvero, ma di cosa campano? Lo stato prevede una pensione speciale per i TUTTOLOGI CAZZARI? E se sì, PERCHE’ IO NON LA PERCEPISCO?

Ultimo punto: l’argomento calcistico. A me piace tantissimo il calcio, ne sono appassionato sin da piccolo, lo seguo come ogni squallido italiano medio. Detto ciò, fatti 100 i miei argomenti di conversazione, il calcio ne rappresenta 10. Perchè ho altri interessi, ma soprattutto perchè – passati i primi 10 minuti a parlare di un partita – inizia la chiacchiera complottistica e dietrologica che m’interessa meno di una mazza. Ma quelli che parlano al bar sotto casa, invece, non solo ci sguazzano nel maremagnum di quelle merdate, ma rendono ogni partita una soap-opera (con tanto di personaggi che resuscitano e Brooke che si scopa tutta la squadra di calcio).

E’ ovvio che di fronte a questi pseudo-umani un lavoratore onesto (leggi, cinese con fattezze italiane che lavora 15 ore al giorno) si sente rodere il culo come se avesse le mutande fatte di peperoncino calabrese.

Voglio una Brunetta-helpline, da chiamare per far sgomberare i luoghi pubblici da nullafacenti cronici e rumorosi! Chiedo tanto?

 

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