BarceLOCA y BarceMAZI

Barceloneta - Jan11

Non sono in vena di affermazioni apocalittiche del tipo “Tornare a Barcellona mi ha cambiato la vita” o “Che cazzo sto facendo a Roma?”. No, non voglio cadere in certe banalità. Voglio solo mostrarvi una foto, la più rappresentativa di questo mio viaggio. E di come sono io a Barcellona. Nella vita di ogni giorno, io sono già un palazzo mezzo storto, ma in quella città, ragazzi, solo in quella città sento di avere il diritto e l’orgoglio di staccarmi dal mucchio. Problema mio, probabilmente. Problema dell’Italia, può anche essere. Ma la vera domanda è: chi voglio davvero essere e a quale città voglio darmi completamente, mente e corpo?

In pochissimi giorni, ho rivisto amici. Ho incontrato un mucchio di persone. Ho toccato con mano la diversità, nuovamente. Non ero più un ebreo napoletano gay: ma solo l’ennesimo frutto del caos etnico-religioso-urbano della modernità. E mi sentivo stupendamente a mio agio. Il lato bello della globalizzazione, concentrato in pochi chilometri quadrati di città. Ed io ero al suo centro. Ogni sera sono uscito, ho conosciuto più ragazzi, ma era diverso da Roma. Tutto era naturale, fluido, senza sovrastrutture o paranoie. Panta rei, e pure i pantaloni, ovviamente.

Ho conosciuto un ragazzo importante. Ci ho passato tutto il tempo assieme. Abbiamo fatto il giro della città in bicletta, ed ho sentito per la prima volta dopo anni un senso di libertà e leggerezza incredibili. E’ stato stupendo, e mi è servito ad inquadrare meglio la mia vita attuale; che mi è servita a crescere, ad avere una certa stabilità, ma ora posso anche disfarmene. Il futuro è meno fosco ora, perchè non ho più paura di sbagliare. Anzi, non vedo l’ora d’iniziare, di nuovo.

Ciao trafficanti.

ps domani tornerò a scrivere di politica e ad essere il solito acido di sempre. Perdonate questa parentesi romantica.

Barcellona, e l’Irpef

Chi mi conosce e/o legge sa che ben poche volte scado nel blog-diario-EmoTrash. E perche’ non ho emozioni e perche’ non voglio annoiare nessuno (in primis, me) con le mie travesie personali. Ma oggi devo farlo necessariamente, perche’ parto per Barcellona.

E’ la prima volta che ci torno dopo ben 6 anni, ed ho una fifa blu. Il motivo e’ semplice: Barcellona e’ per me il primo amore, quello che nascondi nei meandri dei ricordi e che cerchi a tutti i costi di rimuovere. Quello che “non ci tornerei mai assieme, ma anche si”. Quello che “non sono mai stato cosi’ bene”. Etc etc…

Quando scappai di casa a 18 anni, andai a vivere a Londra. Il mix tossico di fish&chips e birra annacquata mi traumatizzo’ per un anno, tanto da causarmi danni cerebrali permanenti. Ancor più di quelli che avevo gia’ dalla nascita. Decisi di andare a vivere a New York.

Tutti a questo punto dicono: figo, stupendo, beato te. Un cazzo! New York fu stupenda all’inizio, ma ben presto capii di vivere in una confezione di Xanax formato citta’. La psoriasi tocco’ picchi incredibili di espansione territoriale sul mio tessuto epiteliale. Avevo tic che coinvolgevano muscoli di cui neanche sapevo l’esistenza. Andai anche in terapia, ma dopo poche sedute il terapista si suicido’ per via dell’amante cubano scappato con un guru della New Economy.

Decisi di tornare in Europa, a Barcellona. Avevo un tremendo pregiudizio sugli spagnoli. Pensavo fossero tutti dei pastori sardi con la S alla fine di ogni parola e le nacchere sempre pronte a schioccare. Dovetti ricredermi subito. Barcellona mi fece innamorare perdutamente dei suoi barrios, del suo stile di vita calmo, ma anche efficiente e professionale. Della gente sempre in vena di festeggiare, ma senza mai esagerare. Della vita notturna. Dell’architettura. Dei mezzi pubblici precisi ed onnipresenti. Del catalano, una lingua sublime. Dell’assenzio che costava pochissimo (divenne la mia acqua). Etc etc…

Poi ci fu un’offerta di lavoro a Madrid. Molto, molto allettante. Ed io sono una puttana: quando vedo soldi, divento cieco e non penso più all’amore. La sindrome degli occhi a forma di dollaro alla Paperon de Paperoni prese il sopravvento, decretando l’abbandono di Barellona. Mi pentii dopo poche settimane, ma il danno era fatto e non potevo più tornare indietro. Decisi di rimuovere quella citta’ dal mio cuore, e non ne parlai più.

Fino al 23 dicembre passato. Guardo la busta paga, e ho un bel po’ di soldi in più per un rimborso Irpef. Cosi’ decido istantaneamente: fuggo a Barcellona per il ponte della Befana. E cosi’ stasera si parte, con Roberto, amico inseparabile. Ho una strana sensazione, come di cambio epocale, o forse e’ solo la nostalgia.

Ma quanto sarebbe ironico se fosse l’Irpef a farmi tornare definitivamente tra le braccia del mio amore? A quel punto, anche io con l’ei fu Padoa Schioppa potro’ dire che le “tasse sono bellissime”.

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