Sparatorie e Democrazia

In Italia non esiste l’opposizione. Questa è una notizia davvero orrenda per un paese occidentale. Il PD rimane saldo al 41% mentre tutti gli altri si sfaldano. E così inizia la guerra a chi la spara più grossa.

Grillo, dall’alto della gru: “Usciamo dall’Euro, usciamo dal parlamento, portiamo l’Esercito da Renzi”; Alfano, dal basso del 3%: “Un matrimonio è tra uomo e donna. Annullate le trascrizioni dei matrimoni gay celebrati all’estero”; Salvini, dalla Terra di Mezzo dei Celti: “Dobbiamo recuperare i rapporti con la Russia. Via gli immigrati dal nostro territorio”; Berlusconi, Passera, Della Valle, dalla Terra di Nessuno: non pervenuti.

E poi ci si meraviglia se all’interno del PD ci sia una minoranza in opposizione a Renzi: MA MENO MALE.

Lo dice un Renziano convinto: quest’uomo non può e non deve fare tutto da solo. La Storia insegna che l’uomo solo al comando fa solo cappellate di dimensioni apocalittiche. Che ben vengano le opinioni contrarie, persino quelle di Civati. Che si apra il dialogo con il Parlamento, ma che sia contingentato e definito nel tempo, bruciamo i tavoli di discussione. Che si protesti, si scenda in piazza, è sacrosanto e fa bene al Paese, ma evitiamo scene da partito di lotta e di governo.

Non amo chi vuole cacciare dai partiti i cosiddetti dissidenti. Credo fortemente nel motto: “Impari più da chi ti contrasta che da chi ti approva”. Teniamolo sempre a mente prima di attaccare un rapper per un ritornello.

Quelle sono solo canzonette, noi evitiamo di prendere delle cantonate.

Nella vecchia fattoria

Sono stato 8 giorni in Israele, totalmente isolato dal mondo e dall’Italia. Ma fa sempre piacere tornare e vedere che, a parte Renzi, non è cambiato assolutamente nulla. Una soap opera dove tutti cercano di fottere e fottersi a vicenda. Un’orgia dove non si capisce chi incula e chi è inculato, in un giochetto fetish di trenini e dildo senza lubrificante.

Cosa è successo in questa settimana.

Mentre il Governo Renzi ha varato la prima grande Riforma della Pubblica Amministrazione, e ha annunciato sia la civil partnership alla tedesca sia l’istituzione dello Ius Soli, nell’ordine:

– I sindacati si sono lamentati perché il ministro della PA, Madia, ha ridotto le ore di permesso di sindacale. Dallo Statuto dei Lavoratori in poi (1970), il valore aggiunto dei sindacati è stato quello di un neo sul culo. Ancora parlano anziché rinnovarsi?

– Grillo mette al bando Gad Lerner per averlo criticato. I grillini esultano con cori antisemiti sul blog.  Ma, tra un’alleanza europea con uno xenofobo e l’altro, il comico ha trovato anche il tempo di riammettere il sindaco Pizzarotti nel movimento (“rimaniamo in 2” gli ha consigliato Caseleggio) e di far incontrare il neosindaco grillino di Livorno con il Dalai Lama, a cui ha consegnato le chiavi della città (di già?). Alle campane  a morto, i grillini preferiscono quelle tibetane.

– Berlusconi annuncia un referendum popolare per l’elezione diretta del Capo dello Stato. Scodinzola Alfano già pronto a televotare via sms il suo candidato preferito, che rimane il primo amore di sempre, Silvio. Ma, parlando di unioni gay, la Pascale si è espressa a favore. Tutti urlano alla legge ad personam: Dudina si è scoperta uomo, ma Dudù vuole comunque sposarla.

– Passera ha fondato un nuovo movimento, già fondato mesi fa, e che rifonderà come partito in autunno. Si chiamava, si chiama e si chiamerà Italia Unica. E trina. Invece, Vendola ha ricomposto la scissione all’interno di SEL che non faceva dormire sonni tranquilli agl’italiani. Adesso punta ad un’alleanza al Senato con gli ex grillini e i 13 dissidenti PD guidati da Mineo. Tutti assieme per una nuova maggioranza con il PD. Poi ha annunciato la Pace nel Mondo, e consiglia a tutti di bere tanta acqua.

Non vorrei dire, ma se continuano così tutti quanti, alle prossime elezioni Renzi prende il 100%.

Contenti voi.

 

Basta insulti, che poca classe!

Siamo davvero ridotti male.

Stando ai commenti web riguardo la grave situazione di Bersani, il messaggio è chiaro: morisse lui e tutti i politici. La mia risposta è altrettanto netta: VERGOGNATEVI. Per caritá, capisco chi dice che ogni giorno le persone stanno male e non arrivano i giornali, ma da quì ad augurare la morte di una persona (qualsiasi) è ignobile, peraltro facendolo da un profilo facebook, senza prendersi un briciolo di responsabilitá.

Purtroppo, per quanto io sia allibito, non sono sorpreso. Non riuscire a separare il ruolo dalla persona è uno sport nazionale, tutto italiano. Lo vedo ogni giorno al lavoro. Se uno prende certe posizioni scomode, diventa automaticamente stronzo, coglione, e tutto il kit base del denigratore professionale. E parlo di sport, perchè negli ultimi venti anni l’agone politica ha assunto l’aspetto di tribuna allo stadio, dove opposte tifoserie si tirano molotov a vicenda.

Tutto inizia con Berlusconi e i comunisti. Segue con i democratici e Silvio-Belzebù. Termina con Grillo e chiunque non voti Grillo. Un’escalation che vede l’Italia con un primato di crescita mondiale: quella della gravitá dell’insulto. Sia in termini di oggetto (augurare la morte é il climax) che di soggetto (arrivato ormai al Presidente della Repubblica).

Sono amareggiato. E diciamolo, proprio incazzato. Sono stanco di questo clima da guerra civile permanente. Non ci ha portato a nessun risultato. Nessuno.

Spero davvero che questo 2014 metta a tacere questi rigurgiti fascistoidi. Non ne posso proprio più.

Motu proprio fetish

Tipicamente, dicesi di atto del Pontefice che ha effetto di legge immediato. Un modo chic per dire “o fate come dico io, o sono cazzi”. Ma dal Vaticano uno se lo aspetta, perché, al di lá delle simpatie forti che provo per Bergoglio, trattasi sempre di dittatura. Lo Stato Italiano non lo è, fino a prova contraria; eppure, i nostri parlamentari non se ne sono accorti. Non riescono a fare una legge che sia una dalle guerre puniche: le uniche che “ratificano” sono precettate dal Governo, o dalla Merkel o in ultima istanza, dalla Corte Costituzionale. La sentenza di ieri sul Porcellum è solo l’ultima di questi esempi.

Ma l’espressione Motu Proprio l’ha utilizzata anche il più famoso degli utilizzatori finali, mister Berlusconi. Ieri, alla presentazione dell’ennesimo libro-panettone di Vespa, ha dichiarato: “Non chiederó la grazia. Lo faccia Napolitano con motu proprio”. Mi sa che pure a Silvietto tocca ricordare che il Presidente della Repubblica non è il Papa, e la grazia la puó concedere solo a seguito di richiesta di familiari o legali del pregiudicato. Se nè Marina, Piersilvio, Barbara nè Ghedini vogliono, cazzo almeno prova con Dudù, no?

Strano paese l’Italia. Si dichiara democratico, ma è alla ricerca costante di un imperatore. Un pó come quelle persone che di giorno si vantano della loro indipendenza, e di notte si fanno schiavizzare a letto.

L’ho sempre detto. Viviamo in un’epoca fetish.

Attendendo Godot

La mia vita somiglia spaventosamente all’attuale fase politica italiana. Il succo è semplice: non ci sto capendo più un cazzo. Partiamo dalla politica, che almeno mi consolo di non essere l’unico a stare nella merda più totale.

Negli ultimi mesi, è successo che ha vinto una coalizione, ma poi si è messa a governare un’altra, i cui componenti, per averlo fatto, si sono separati da loro stessi. Il PD è scisso tra mille correnti, il PDL si è scisso tra Forza Italia e Nuovo CentroDestra, Scelta civica si è sciolta e basta. Più che rinnovamento politico, il nostro parlamento sembra affetto da processi di mitosi cellulare. La crisi del governo è sempre dietro l’angolo. Siamo arrivati ad un livello di stallo e stasi tale, che la gente inizia ad invocare l’uomo forte al comando della nazione. E sappiamo com’è andata a finire l’ultima volta.

Come può somigliare questo casino alla vita di un uomo? Eccomi qui presente a spiegarvelo.

Negli ultimi anni, ho lottato per avere ciò che ho (lavoro che mi appaga, sport, viaggi, bella casa, amici e amanti), per poi scoprire che non me ne frega un’emerita ceppa. Così ho deciso di scindermi da me stesso: una parte continua a vivere la sua routine nella perfezione ed impeccabilità, dall’altra il mio cervello già viaggia verso altri lidi. La mia personale crisi di Governo si chiama Crisi di Mezza Età Anticipata (ai 30 anni). Vivo in una situazione di stallo totale; così sogno l’uomo forte che mi faccia dimenticare tutte le paranoie con un bacio. Un fascismo sentimentale che copra ogni mia turba psichica. E so benissimo com’è andata a finire l’ultima volta.

Quindi? Con molta probabilità lascerò che gli eventi precipitino fino a costringermi ad una scelta (spero per niente civica). Se c’è una cosa in cui siamo bravi noi italiani è gestire le emergenze. E così, galleggio, attendendo il mio personale terremoto dell’Aquila che mi faccia risalire nei sondaggi di popolarità.

Ragazzi, si torna in Europa!

Le cose sono molto semplici. Il capo di un partito di maggioranza è pregiudicato. Deve farsi da parte e scontare la pena. Parlare di “agibilitá politica” o addirittura di “grazia” sono una chimera urbana, come i coccodrilli nelle fogne di New York o la tetta di Carmen di Pietro scoppiata in aereo. E a poco valgono le minacce al PD mosse dai falchi del PDL: “Il governo cade, se il PD silura Berlusconi”. Ma di cosa parlano? Chi propone di votare in Senato contro la decadenza del seggio senatoriale, chi di muovere istanza di anticostituzionalità della legge Severino. Sembra un film di Antonioni dove nessuno (attori, spettatori e persino regista) capisce un cazzo. E la trama si infittisce di dettagli tra il tecnico legali ed il burlesque, giorno dopo giorno.

Per una volta, rendiamo grazia a Dio, il PD é stato chiaro, unito e succinto: le sentenze vanno applicate, affermó Epifani all’indomani della sentenza della Cassazione. E da allora, la linea del partito è rimasta immutata. Nella giunta al senato, i dem non dovrebbero riservarci sorprese, anche se la “sindrome dei 101” che hanno silurato Prodi aleggia al Senato come l’ebola in Congo.

Nel frattempo, sarà un caso, lo spread è ai minimi da due anni. Sta scendendo dal giorno della sentenza della Cassazione a Sivio. Non vogliamo fare allusioni, ma sarà che i mercati – vedendo finalmente la concreta possibilità che B se ne vada fuori dai coglioni – ci stanno riconsideranno un paese europeo?

Sarebbe ora.

Aspettando il becchino

Non scrivo da tempo, la vita reale (traslochi, battesimi, matrimoni) ha preso il sopravvento sull’iper uranio politico in queste ultime settimane. Ma adesso torniamo a spalare un po di merda parlamentare, che mi mancava tanto.

Tanta carne al fuoco, ma cerco di riassumere in pochissime righe. Il Pdl, ormai ridotto a zoo tra pitonesse, falchi e colombe, si strazia per le sorti del leader Maximo a fronte della prossima sentenza della Cassazione. Il Pd si straccia le vesti per un Renzi che ormai incontra la Merkel tra una sagra del porcino e della salsiccia, e per un Letta fin troppo andreottizzato per “stato di necessitá”. M5S, non pervenuto, i suoi parlamentari sono affondati tra gli scontrini. Il Governo naviga in un mare di merda, perché ha svenduto al dittatore kazako – amico di Silvio – la famiglia del suo maggiore oppositore.

Diciamocelo: questa é la Saga del deja-vù, non uno scenario politico di un paese occidentale. Guai giudiziari di B, il Pd diviso, figure barbine a livello internazionale. Cambiano i protagonisti, ma non il copione. Tutto ció, oltre ad essere poco dignitoso, è davvero diventato noioso. In questo Paese non succede mai un cazzo. Pure Grillo che urla isterico si è impaludato in commissioni e rivoli parlamentari. Pare che in questo paese ci si finga tutti Masaniello, ma alla prima busta paga da parlamentare, scatta l’atavica molla del “chi m’o fa fà?”.

Eppure le chiavi della ribellione popolare ci sono tutte. Miseria, disoccupazione, diseguaglianze, ingiustizie ad ogni angolo. Siamo cosi catodicamente rincoglioniti da non volerci alzare dal divano per ribellarci a tutto questo? Non ci posso, né voglio credere. Penso sia più un senso di stanca saggezza. Le abbiamo viste tutte, sappiamo giá tutto, inutile sforzarsi per cambiare.

In altre parole, siamo morti. Stiamo solo aspettando il becchino giusto che finisca il lavoro.

Amen.

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