A cena con i cinesi

In questi giorni di festa si notava affluenza fuori norma alle bancarelle. Tanta gente che si accalcava per accaparrarsi l’ultimo capo sintetico cinese come mosche attorno ad un gustoso pezzo di merda. Interessante vedere come tali persone guardassero attentamente ogni articolo, lo esaminassero a fondo, e facessero persino domande sul come non rovinarlo durante il lavaggio. I critici della Guida Micheline sono meno cacapalle con i ristoratori.

Stanco della solita spiegazione (“è la crisi!!”), ravvedo in questo atteggiamento una profonda schizofrenia sociale o, nella migliore delle ipotesi, miopia collettiva. Perché gli avventori di questi commerci sono gli stessi a lamentarsi della presunta invasione di immigrati, a disprezzare imprese italiane che delocalizzano in Cina, contro cui organizzano scioperi per il posto di lavoro perso. Ipocrisia e contraddizione. Emblematica è la figura fatta di recente dall’alfiere di questa italietta, Salvini, che indossava una felpa non made in Italy.

Si comprendono la disperazione di chi non arriva a fine mese e lo sdegno di chi pensa che i prodotti di marca siano irragionevolmente cari. Si ammette molto meno chi non agisce coerentemente, chi predica bene e razzola male. Se odi la Cina, compra SOLO made in Italy – altrimenti stai zitto e approfitta anche tu della globalizzazione.

A Capodanno, a Shangai sono morti 35 cinesi perché qualcuno buttava soldi da un terrazzo. Soldi che poi si sono rivelati falsi. A Capodanno, a Roma ho visto gente rischiare la vita per una sciarpa a 0,99 euro.

Sicuri che, oltre alle aziende, non stiamo delocalizzando la dignità?

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Gira la ruota, compriamo una vocale!

Nella capitale del nord, la minoranza batte la maggioranza, che si sgretola per via partiti estremisti, e di correnti che la lacerano dall’interno. Il presidente del Consiglio viene esortato a non presentarsi ai comizi. Non e’ il Governo Prodi, ma quello Berlusconi. Nemesi storica tra le più ironiche, se non fosse tragica per il nostro Paese.

La sinistra ne approfitta, unita per la prima volta da anni. Dilagano con gli “spin” di Pisapia Il Moderato, e di De Magistris Il Nuovo Che Avanza. Conquistano il web con parodie su Youtube e pagine Facebook con decine di migliaia di fan. Coinvolgono, commuovono i giovani. Persino D’Alema sembra più simpatico (“Zingaropoli islamica a Milano? Per ora solo Arcore e’ piena di marocchine”). Cosa sta succedendo?

Il vento sta cambiando, ripetono i leader del PD e gli editorialisti simpatizzanti. Oggi un sondaggio Demos-Coop registra un dato impressionante: il ceto medio e’ minoranza (43%), superato da quello operaio (48%); la stessa percentuale delle amministrative di Milano con una Moratti bloccata al 41% e Pisapia al 48%. E’ davvero un caso?

In Spagna, i giovani occupano le maggiori piazze di Barcellona e Madrid da giorni. Il Partito socialista crolla al 27%, e vince il Partito Popolare con un misero 38%. L’astenzione è ai massimi storici, al 33%. Il premier Zapatero ha perso il tocco magico, e così anche il premier francese Sarkozy che registra un crollo nei sondaggi.

Ed intanto, i paesi arabi si fanno portatori di democrazia e libertà, tanto da spingere il presidente Obama a lanciare un nuovo Piano Marshall in quell’area del mondo. Ma non solo: gli USA appoggiano un cinese per sostituire DSK alla presidenza del FMI. Ormai, l’Europa è sempre più marginale.

Alleanze prima inimmaginabili si realizzano. Vecchi nemici diventano amici. Vecchi poteri scalzati da nuovi poteri, che vengono dal basso. Tutto ormai è possibile. E non mi resta che lasciarvi con una canzone storica, “Wind of Change” degli Scorpions. “Listen to the wind of change…..”

Triangoli

Strano Paese il nostro.”Il triangolo no, non l’avevo considerato” cantava Renato Zero, eppure pare che vada molto di moda. Prendiamo i due casi del giorno.

Primo triangolo: Mediatrade-Agrama-Berlusconi – ovvero, il triangolo che gonfia il portafoglio.

Mediatrade acquistava i film e serie Paramount da un intermediario (Frank Agrama) che li vendeva ad un prezzo 45% superiore a quello di mercato. L’incasso in realta’ andava a Berlusconi e figlio, che cosi’ speculavano sulla propria azienda.

Secondo triangolo: Lapo Elkann – Signorini – Tribunale – ovvero, il triangolo che gonfia lo scandalo.

Lapo pago’ al direttore di CHI, Signorini, 300mila euro per non far uscire una sua foto con una trans. Il caso arriva in tribunale per Vallettopoli, e ha risalto su tutti i giornali. Della foto di Lapo nessuna traccia, ma lo scandalo è comunque venuto fuori.

In realtà, esiste un altro triangolo in questi giorni, ma non riguarda l’Italia: Cina – Google – America – ovvero, il triangolo che sgonfia il dittatore.

La Cina avrebbe cercato di “hackerare” i database di Google per poter censurare alcuni dati. Google ha minacciato di andare via dal mercato cinese, e la Clinton ha sferrato un attacco contro la politica cinese affermando l’importanza della libertà di espressione.

Quanto vorremmo che il nostro Paese fosse protagonista anche di quest’ultimo triangolo. Ma la verità è che se non ci sono cinema, palleittes, tette, trans e Berlusconi, a noi i triangoli non interessano. Ad ognuno il suo triangolo, ça va sans dire.

Questione di parrucche

Ero al bar (non quello sotto casa), e c’era pure il mio barbiere. Ad un certo punto, alla TV danno un servizio sui parrucchieri cinesi che stanno aprendo sempre più saloni in italia. Il barbiere sbotta: “Ma che cazzo dice? No ‘o vojo manco sentì”. Dopo di che, il servizio continua con l’intervista ad un’italiana che dice di essere molto soddisfatta del suo “hair-stylist” Wo Hen…il barbiere dà il suo meglio: “Guarda ‘sta zoccola, a pulciara (tirchia, ndr) ma statte zitta, pe risparmià un euro te fai mette er botulino in testa”.

Ero già morto dalle risate inside – il mio spirito capitalista globalizzato gode davanti a chi si spaventa per la concorrenza. Ma la scena migliore doveva ancora arrivare. Mentre il barbiere continuava a pronunciare improperi in romano così stretto che manco Tomas Millian avrebbe capito, è entrata una cinese nel bar. Lui si zittisce subito. Dopo aver preso il caffè, la cinese si accorge del servizio alla TV e dice in romano: “Ma pensa te ‘sti cinesi, io non c’andrei mai da ‘sti pezzenti”. Ed esce, lasciando il barbiere, la barista e me attoniti.

I cinesi sono avanti mille anni luce: non solo si sostituiscono agl’italiani nel lavoro, ma anche nella discriminazione verso se stessi. Ma quando arriva un cinese a sostituire Berlusconi?

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