Doveri

Ho vaghe reminiscenze di quando si andava in vacanza per 3 mesi. Ricordo chiaramente tutti i libri che le mie professoresse volevano che leggessi durante l’estate. Per me era un vero e proprio incubo, un’ingerenza della vita lavorativa (beh, si..per me era un lavoro!) su quella privata: una cosa che non ho mai sopportato. Esistono persone che vivono per il loro lavoro, persone che lavorano per vivere e persone che lavorano e vivono, senza alcun nesso “causale” tra le due azioni. Vivo E lavoro, non PER il lavoro. Molti miei colleghi (ed ex colleghi) potrebbero muovere diverse obiezioni al riguardo: che sono un carrierista, uno che vuole arrivare lontano, etc etc. Mi spiace dirlo, ma si lasciano ingannare dalla mia voglia di fare, di migliorare sempre i processi, di accellerare i passagi burocratici, di snellire le pachidermiche procedure che in azienda spesso si creano. E’ il perchè faccia questo ad essere la causa dell’abbaglio di chi lavora con me. Pensano che io voglia migliorare per mettermi in mostra e per far andare meglio l’azienda, ma il vero motivo è che in questa maniera, riesco a finire prima il mio lavoro per tornare a casa ed iniziare a vivere DAVVERO. Purtroppo, non mi aspetto che chi lavori con me riesca a capirmi a fondo, nè tantomeno spreco tante parole nel farlo; però a volte rode il culo in maniera atavica quando ti si dicono cose non vere. Un serafico starebbe zitto, un cazzuto risponderebbe a tono, uno come me tace (le discussioni levano energia ed io non voglio sprecarne per certe beghe squallide, considerando che ho ben altro a cui pensare ultimamente) ma non dimentica di certo. Da quì, questo post. A buon intenditor, poche parole.

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