Julie&Julia – la recensione

La domenica passata rinunciai a vedere un film, solo perchè dovevo fare un’uscita galante.

MAI PIU’ RINUNCERO’ ALLA MIA PASSIONE PER UN PEZZO DI CARNE.

Spinto da questa grande illuminazione, sono andato a vedere un film che di carne parlava davvero. L’ultima commedia di Nora Ephron tratta interamente della cuoca americana Julia Child e di Julie, una sua fan che ha avuto successo dedicandole un blog.

Bisogna dirlo: la pellicola è soprattuto dedicata alla passione smisurata per la vita e la cucina.

Due aspetti che s’intrecciano, esattamente come le storie delle due protagoniste. Che vivono vite parallele in tempi diversi (Julia negli anni 60, Julie nel 2002), ma con un’intensità ed una tensione identica. E’ Julia ad essere tremendamente moderna o è Julie a vivere una fiaba vintage? La verità non c’interessa, perchè gl’ingredienti per il successo di questo film ci sono tutti: un montaggio delicato come una creme brulèe, una Meryl Streep spumeggiante come la panna montata e una Amy Adams dolcemente pazza come la mayonese.

Sono 90 minuti durante i quali vi s’ingrasserà il cuore dalle risate e dalla tenerezza. E per una volta, alla merda il colesterolo.

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Diverso da chi – recensione

Sono andato al cinema spinto dagli attori: e chi resiste al trio Gerini, Argentero, Nigro? A parte l’estetica da Fattoria (2 bei manzi più una bella puledra), sono degli attori perfetti per le commedie degli equivoci e romantiche. Un genere che era sparito in Italia, a parte qualche sprazzo di Verdonità ogni tanto.

Lo definirei senza mezza termini “la commedia della crisi” – una crisi di tre tipi: della politica, della coppia e della stampa.

La politica di questa piccola cittadina del Nord-Est è dipinta in maniera grottesca, c’è una destra rappresentata da un populista che non fa altro che costruire “Muri anti-spacciatori” e commuoversi davanti ai bimbi in asilo, ed un centro sinistra (Unione democratica, alludendo ai colori del PD) che non fa altro che pensare ai sondaggi ed è divisa tra le due anime progressiste (Luca Argentero è il candidato a sindaco gay) e l’anima clericale (rappresentata dalla centrista Gerini, candidata a vice-sindaco).

Esilarante la scena della discussione sul programma – lui presenta un volume dal titolo “Una città delle differenze” e lei un altro dal titolo “Una città per le famiglie”. Alla fine la sintesi la fa un funzionario di partito: “basta rilegare i due volumi – tanto chi se li legge ‘sti mattoni di 300 pagine”.

Crisi della coppia, perchè parla di un triangolo amoroso inconsueto – due omosessuali ed una donna etero che diventa amante di uno dei due. L’effetto Povia aleggiava nell’aria – eppure non è  successo, perchè il finale ha un tocco surreale che strizza l’occhio alle nuove realtà di famiglia e di coppia di fatto.

Crisi della stampa, perchè fatta di rapaci, stupidi, facilmente veicolabili dalla politica e dagl’istinti primordiali della gente. Una stampa che non indaga, ma che s’infogna nel lercio del quotidiano per un titolo da prima pagina. Se il ritratto della politica è impietoso, la stampa non ne esce di certo meglio.

Una commedia divertente (alcune gag sono davvero irresistibili!) che non rinuncia a comunicare al pubblico un’idea di società che non deve essere.

Un film con un senso, che non fa senso. Da vedere per passare 90 minuti in allegria.

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