Io sto con Letta

Io sto con Letta. Perché lui non ha chiesto di fare il Presidente del Consiglio. Perché ha avuto i nervi saldi a stare al governo con i pretoriani del Nano. Perché ha sempre avuto in mente il bene dell’Italia (e non la poltrona). Perché è competente, giovane, e rimane l’unico a poter governare il Paese.

Non voglio addentrarmi nello scenario del PD, congressi vari e primarie (Renzi, stai calmino che non è il momento di fare la primadonna). Ora come ora, bisogna solo andare avanti con questo Governo, portare a casa l’abbassamento del cuneo fiscale, la legge di stabilità, una nuova legge elettorale, e magari una riforma istituzionale serie che abolisca il bicameralismo perfetto. Questo Paese ne ha bisogno come l’aria. Non ci sono storie.

Stasera Letta andrà da Fazio. E Martedì chiederà la fiducia al Parlamento. E io sarò a tifare per lui. Per il Paese.

A fanculo fascisti grillini e berlusconiani.

Il Signore degli Anelli, Frodo, e i Dieci Saggi

L’Italia, dopo 17 anni in un film horror, ora è finita in un racconto fantasy. Ci sta il Signore degli Anelli, Napolitano, che dispensa il compito di fare un Governo prima all’inutile Frodo, Bersani, per poi affidarsi ai dieci saggi, che però nessuno s’incula di pezza. I partiti, ovvero le tribù della Terra di Mezzo, non li accettano e protestano vigorosamente dall’alto della loro totale nullafacenza (compreso il M5S, che pare sia andato al Parlamento solo per risparmiare sulla carta igienica e sulle Bic).

Tutto questo perché non siamo un Paese serio. Non siamo proprio un Paese. Siamo ancora allo stadio primordiale di “Francia o Spagna, purché si magna”. Il nostro orgoglio nazionale lo calpestiamo ogni giorno. Non ci sentiamo parte di una collettività: siamo solo un insieme di famiglie che devono convivere a malincuore nello stesso condominio. Queste divisioni ci uccidono, soprattutto in un momento storico dove l’unità sarebbe l’unica risposta possibile agli attacchi esterni.

Rifugiarci nel nostro “Piccolo Mondo Antico” non serve più. Nè ci garantirà prosperità il Masaniello di turno. Fa male dirlo, ma l’unica soluzione è che ci colonizzino i tedeschi. Sembrerà un estremo logico, ma non rimane altra scelta per questo chiassoso Paese in dismissione.

Garrone, Ciprì e Monti

Potremmo parlare di “Dittico del Sud”.

Usciti in contemporanea, i film “Reality” di Garrone e “E’ stato il figlio” di Ciprì, ci raccontano un meridione iper-realista e apocalittico. Fotografie tra il caravaggesco ed instagram, attori presi dalla prigione, o prigioneri presi dal teatro, musiche senza tempo che danno il tempo alla pellicola. E poi, il protagonista assoluto: il SUD. Umanamente, sociologicamente, antropologicamente, archetipicamente SUD.

Garrone tratta Napoli come Gabriel Garcia Marquez tratta Macondo in Cent’anni di Solitudine: una dimensione parallela dove i tratti dell’umanità si delineano e si scolpiscono nelle parole, negli sguardi, nei gesti. Tutti ci ritroviamo in essi, eppure ce ne sentiamo distanti, una distanza rassicurante, ma illusoria. Al contrario, Ciprì plasma Palermo ad immagine e somiglianza dei suoi abitanti, che antropomorfizzano il tessuto urbano, con macchine bruciate, sangue di bambini uccisi dalla mafia e spazzatura.

Il motore di entrambe le storie è comune: la miseria. Entrambi i protagonisti ne sono vittime, e ne vogliono uscire. Le scorciatoie che il destino metterà loro a disposizione sono trappole generate da un determinismo sociale di sapore prettamente verghiano. Ma qui i Malavoglia non subiscono sventure, ne sono artefici e complici. L’accento più si fa comico tanto più risulta tragico.

Questi due film ridanno lustro al cinema italiano, come ai tempi del neorealismo. Un paese che ha vissuto un ventennio di sogno berlusconiano si risveglia più povero e misero di prima. Così, a svegliarci ci pensano due “ministri tecnici” della cinematografia, Garrone e Ciprì. La loro riforma lacrime e celluloide non fa soffire meno di quella di Mario Monti.

Eppure, dovremmo esserne contenti. Riuscire ancora a soffire, dopo il coma mediatico, è segno di esser ancora capaci di vivere. E forse di rialzarsi.

Non trasferirti in Italia, please

Cosa rispondereste ad un’amica americana che voglia trasferirsi in Italia? Io non ci ho pensato due volte: non farlo! Ottimo cibo, tante rovine storiche, ma troppa rovina umana. Che te ne fai di una buona pizza sotto il Colosseo se poi muori disoccupato o, nella migliore delle ipotesi, tar-tassato?

Sono conscio di vivere in Italia solo per tre motivi: 1. Amore 2. Amici 3. Lavoro. Se venissero a mancare, goodbye baby. Qui non esiste futuro per nessuno, solo per i soliti noti. Mobilitá sociale zero; se parli di innovazione ti pestano come se avessi chiamata la madre puttana.

Siamo un protettorato di Berlino, anzi della Bundesbank. Siamo considerati i maiali (piigs) d’europa, abbiamo politici corrotti, evasori fiscali e comuni mafiosi. Saremo pure la culla della cultura, ma ci abbiamo ammazzato il bimbo dentro.

Mi spiace, amica mia, ma l’Italia che immagini l’ha vista solo Julia Roberts in Prega, ama, mangia (a proposito, gli uomini non sono mica tutti come Luca Argentero).

Resta pure in America, che noi la vostra recessione la sognamo ad occhi aperti.

Una Repubblica Tecnocratica fondata sullo Spread

Art 1. L’Italia é una Repubblica Tecnocratica fondata sullo Spread. La sovranitá appartiene alle Banche, che la esercitano nelle forme e nei limiti del Financial Times.

Se scrivessimo un libro sull’Italia di questi mesi, questo sarebbe l’incipit adeguato. Badate bene: non sto accusando nessuno, sto solo descrivendo una situazione innegabile. I tecnocrati sono il sintomo di una malattia molto profonda: l’assenza della Politica, che ormai si limita a timbrare documenti decisi e redatti da altri.

Mi fa ridere tutta la storia delle primarie del Pd o del ritorno di Berlusconi. Chiunque vada al governo dovrá fare quanto decide il board della Bce. Che stila “memorandum”, o meglio, ordini ai Paesi che non rispettano le ferree logiche del liberismo rigorista della Bundesbank.

Il liberismo rigorista è una strana nuova ideologia capitalista, una sua aberrazione (come se il capitalismo in sé non fosse già abbastanza abberrante). Si basa su un assunto semplice: per crescere, bisogna prima di tutto mettere i conti a posto.

Un assurdo aritmetico e logico. Come chiedere ad una prostituta di aumentare il suo volume di affari facendosi infibulare. Scusate la crudezza, ma non trovo altra metafora per descrivere quest’assurditá.

Per creare crescita esiste un solo modo: aumentare la competivitá. Per farlo esistono due strade: o si sbaraglia la concorrenza con prezzi stracciati o lo si fa con servizi e innovazione inimitabili. Il primo cammino lo si persegue detassando fortemente il costo del lavoro, il secondo investendo in ricerca ed istruzione.

Si da il caso che entrambe le soluzioni intacchino il bilancio statale. La prima presuppone una drastica diminuzione delle entrate fiscali , la seconda un aumento considerevole di investimenti in ricerca ed istruzione.

Certo, l’Italia ha ulteriori difficoltà (corruzione, mafie, giustizia lenta, eccessiva burocrazia), ed é giusto intervenire ed insistere su quei punti. Ma non si puó pretendere di costruire una casa partendo dal tetto.

Non voglio scomodare Keynes, non ne sono minimamente degno. Ma queste idee sono sue, e sono di cinquant’anni fa. Incredibile quanto l’uomo non impari dal passato. Eppure, è l’unico modo per costruire il futuro.

Italia mia, Europa mia, sveglia!

Politicanti, nani e ballerine

Il segno che la politica sia finita in Italia l’ho avuto stamattina. Mi alzo bellino bellino, accendo Rainews, e mi trovo davanti il faccione da finto clochard di Vinicio Capossela. Giá mi girano le balle. Inizia a parlare della crisi greca. “Quando si parla di loro, si pensa solo al debito ed al Pil, almeno la musica no, pensa alle persone”. Stavo facendo colazione, e quasi la vomitavo tutta.

Ma perchè dovremmo sentire l’opinione (ovvia da morire) di un cantante radical-chic su di una questione strettamente politica? Dopo il primo istinto omicida, ci ho riflettuto e ho individuato il motivo. La politica italiana è morta, non esiste più. Non potendoci parlare con i defunti, sono richieste opinioni anche a personaggi che non c’entrano nulla.

Pionere dell’opinionismo ad cazzum fu Vespa. Conscio della totale vacuità dei personaggi della Seconda Repubblica, decise di rimpinzare i suoi talk show con soubrette e zoccoloni di ogni tipo e nazionalità. E sorpresa: ebbe successo di ascolti! Fu l’inizio del populismo democratico, che si sostituì rapidamente alla vecchia e noiosa democrazia politica. Troppo ingessata, troppo 1.0, troppo vecchia scuola. I cittadini diventavano pubblico parlante, e gli ospiti senatori della Repubblica. Uomini e Donne, agorà greca post-moderna.

Siamo andati avanti cosi per 17 anni, poi una cosa chiamata spread ci ha fatto capire quanto tempo avessimo buttato nel cesso. Come se nel medioevo, anzichè costruire le mura difensive, una città si fosse concentrata solo sulla fiera del porcino.

È finita questa epoca? Non credo proprio. Monti è solo una parentesi, i politici rimangono le stesse nullità di 17 anni fa. Sono solo più rincoglioniti e più attaccati alle poltrone che mai. E gl’italiani? Non hanno imparato un emerito cazzo. Non paghi di un ventennio guidato da un fascista pagliaccio, ora rivolgono le loro speranze ad un pagliaccio fascista.

Cambia l’ordine delle parole, ma l’inculata è la stessa. Solo che finiremo per andare a votare con l’applausometro o con l’sms da casa, ci saranno casting e non primarie, le elezioni saranno in diretta Tv dall’Honduras.

Contenti noi.

Crisi in corso

Qualcuno deve spiegarmi perché tutti riescono a trarre vantaggio dalle crisi, tranne il nostro Paese.

Emma, cornificata in diretta, vende centinaia di migliaia di dischi con “Cercavo Amore” con tanto di comarketing con una famosa casa automobilistica. L’Isola del Giglio, dopo il disastro della Costa Concordia, viaggia su 80mila turisti al giorno e, per visitare il relitto, si paga un euro. Sara Tommasi, dopo Vallettopoli, ha iniziato ad incassare piu soldi che mai da comparsate, interviste e serate. La Lewinski ha incassato milioni di dollari in royalties tra teatro e libri per lo scandalo pompino presidenziale, roba da far impallidire la Minetti. Solo per citare alcuni esempi edificanti.

Viviamo nella societá della fenice o degli zombie? Gente morta risorge dal nulla e prospera come non mai. E noi comuni mortali, spettatori inebetiti di questo Rocky Horror Picture Show globale, non facciamo che alimentarne la ricchezza. Seguendo le loro gesta, spesso ridotti a tweet di 140 caratteri, commentiamo ironici e beffardi, senza realizzare che sono come i fantasmi: vivono delle nostre attenzioni. Questo stesso post sta contribuendo al loro conto in banca!

Perchè l’Italia non puó rinascere? Perchè ci riesce Paris Hilton dopo un videotape porno e noi no? Perchè lei ha capitalizzato sul suo punto di forza (il nulla), noi no. Abbiamo il 70% dei beni culturali del mondo, ma il ministero dei beni culturali ha sempre meno fondi, e quello del turismo, incredibilmente separato dal precedente, non ha manco portafoglio. Andate a chiedere al ministro del Petrolio in Arabia se gli viene riservato lo stesso trattamento.

Mi si dirà, é populismo, il petrolio vale di piu di quattro rovine romane. Che idiozia. In America se Lincoln ha cagato in un fosso, ci fanno il museo, gli hotel, le banche e pure un luna park a forma di stronzo. Sapete che la discarica di New York è tra i siti piu visitati degli Usa? Noi viviamo immersi in una bellezza che non meritiamo e non valorizziamo. Invece di aumentare la tasse e basta, investiamo in quello che già abbiamo.

Non mi stancherò mai di dirlo. Il segreto della vita non è avere ciò che si vuole, ma volere ciò che si ha. Ma per volerlo, si deve capirne il valore. Per questo servono la cultura e l’educazione dei giovani.

Ma qui si apre un’altra valanga di merda. Meglio chiudere qui e godermi la mia bella Roma vuota e incredibilmente affascinante.

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