Couplelizer – l’ennesima dating app per rimanere single

Noi single viviamo tra il sogno di una famiglia felice e milletrecento applicazioni di dating per distarci dal cercarla. E’ una costante guerra a chi ha la foto profilo più cool – il che spesso significa la più taroccata. E quando manco il miracolo dei filtri può aiutarti, eccoti apparire corpi mozzati, capezzoli, gomiti e capelli. Non entri in un app, ma nel frigo di un obitorio.

E siccome le milletrecento di cui sopra non bastavano, pare ne sia uscita una nuova di queste infernali tr-app-ole. Si chiama Couplelizer, e promette di “incentivare all’incontro”. Addirittura con un countdown dopo il quale, se non hai accettato l’invito, vieni eliminato. Non viene uno stress pazzesco, no. Devi stare attaccato all’app costantemente con la paura con l’uomo o la donna della tua vita “scada”. E se lo scopri in ritardo, altro che schedina vincente non giocata.

Siamo sinceri. Queste app hanno tutto il senso del mondo se sei omosessuale. E’ difficile fermare una persona per strada e dichiarare il tuo amore se hai solo una probabilità su dieci che ami gli stessi organi sessuali che ami tu. Ma se sei eterosessuale, per quale motivo dovresti utilizzarle? La mia teoria è semplice: cazzeggio. Sono un soft porno interattivo. Un termometro di like per insicuri. Un simpatico giochino per annoiati.

La vita reale è ormai più lontana della tastiera dello smartphone. Niente esiste se non si pubblica sui social. Ci sta, vi parla uno che posta anche se va con difficoltà al bagno. Eppure, ci sono cose per cui vale la pena chiudere i nostri cellulari per connetterci con chi ci sta attorno. E’ più divertente, efficiente e funziona da millenni.

Provare per credere.

Annunci

Disonesta’!

Sono aperto a tutto (no battute scontate, per favore). Ma una cosa mi manda in bestia davvero: la disonesta’. Per diversi motivi. 1) Non e’ funzionale, crea molti più casini di quanti ne risolva. 2) Richiede sforzo mnemonico e fantasia, due abilita’ di cui manco in toto. 3) Denota mancanza di palle. E per me le palle contano (non solo le dimensioni!). 4) Crea asimmetria informativa, ed io preferisco il 69 quando si tratta d’informazioni. 5) Non ha assolutamente senso. E in un mondo che gia’ non ce l’ha, perche’ complicarsi la vita?

La disonesta’ e’ terribile a lavoro, tra amici, ma rode ancor di più nelle relazioni amorose. Sabato sono uscito con un tizio che era esattamente il mio tipo. Maschio, sportivo, istruttore di fitness, simpatico, pieno d’interessi, bla bla bla. Abbiamo passato il tempo a Villa Borghese a prendere il sole e parlare di noi. Un capitolo importante e’ stata la comunicazione aperta come base di un rapporto sano. Sono volati paroloni, ed io ero al settimo cielo. Alla fine dell’appuntamento, lui m’invita a rivederci il giorno dopo stesso. Era fatta, gli piacevo e ovviamente ho accettato.

Morale: il tizio il giorno dopo e’ sparito e non ha risposto a ben tre messaggi. Cadra’ anche lui nell’oblio, e quando lo vedro’ in discoteca, se non gli piscio in bocca e’ gia’ un miracolo (non lo faccio perche’ probabilmente gli piace pure). Ma che senso ha invitarmi fuori se poi non ti piaccio? Ma dimmelo cazzo: ma se non hai le palle manco per essere onesto con uno sconosciuto, figurati con una persona amata. Get out of my face!

Ormai c’ho fatto il callo. Qui a Roma sono quasi tutti psicopatici cagasotto. E non smettero’ mai di ripeterlo. Odiano la chiarezza, la trasparenza e tramano mille intrighi da cortigiane di Maria Antonietta. Sono io il fesso che ci casca ogni volta, e sono sempre io il demente che se uno non gli piace glielo dice subito. “No guarda, sei simpatico e tutto, pero’ con te le probabilita’ che mi si alzi sono quanto quelle che Britney Spears finisca infibulata”. Chiaro, netto: storia finita, nessuno strascico, nessun rancore.

Per l’ennesima volta, questa citta’ mi delude. Fortunatamente ho i miei amici, ho il mio ristorante cinese preferito e i freak che ci trovo sempre dentro. Altrimenti sabato sera mi sarei rinchiuso in casa a guardarmi le repliche di Walker Texas Ranger.

Viva gli amici! Abbasso i coglioni!

CeSSimento

Sono tornato in Italia da un po’ di anni. Abbastanza da assuefarmi nuovamente all’aria pesante che si respira alle rive del Tevere. Ma c’e’ un aspetto a cui non mi abituero’ mai: il disastro morale, intellettuale, fisico e spirituale degli uomini della Capitale. Sempre se di uomini possiamo davvero parlare.

Inziamo dall’analisi quantitativa.
Da quando vivo a Roma, sono uscito con una quantita’ di ragazzi pari ad una cittadina media del Centro-Italia. Mi attesto sui 2000, credo. Il tasso di redemption sessuale (% di quelli con cui ho fatto sesso) e’ pari al 5%; il tasso di redemption amoroso (% di quelli con cui ho avuto un rapporto serio) si attesta allo 0,0005%, ovvero solo uno. Dati che sono nella media di altre metropoli straniere in cui ho vissuto. Il vero dato sconcertante e’ la % di Papabili, ovvero di quelli che di fatto cercavano una relazione stabile: ZERO PERCENTO. Nel resto del mondo e’ del 40%, più o meno.

La ragione del dilagare del Fattore P (puttaneggio) e’ unica: la triade CFF, Cattolicesimo, Fashion, Famiglia.

1) Cattolicesimo. Molti gay non si accettano per via del retaggio culturale, e dell’ipocrisia derivante da esso. Per cui, e’ ok farsi inculare selvaggiamente mentre ti fai chiamare troia, ma non sia mai provi dei sentimenti veri. Mica sei frocio!

2) Moda. Il mito fashion pervade ogni angolo della vita gay. I modelli delle passarelle sono veri modelli di vita. Nel vestire e nel corpo, ma anche nel modo di relazionarsi con gli altri: guarda quanto sono figo, ma non ti avvicinare in pubblico. IO SONO UN DIVO, cazzo! Salvo incontrarti in sauna o in un parco: li’ non ci vede nessuno e posso fare la puttana quanto ti pare.

3) Famiglia. I gay italiani non sono mai usciti dal loro Paese, e neanche dalla propria citta’. Vivono in un’adolescenza continua, senza prendersi davvero delle responsabilita’ sulla propria esistenza. Posso fare tutto quello che mi pare, tanto poi c’ho mammina che mi fa la lasagna e tutto si mette apposto. Se hai gia’ una famiglia alle spalle, come potrai mai volerne una tutta tua?

Personalmente, sono caduto nella trappola solo con il mito dei “modelli”. Nel senso che ho sempre cercato bei ragazzi palestrati e mai grassocci e gracilini. Ma per pure ragioni idrauliche (il mio pene non si gonfia che con quelle categorie umane, non ci posso fare niente). Ma MAI e poi MAI io ho fatto il divo con nessuno.

Faccio amicizia con chiunque – e quando qualcuno si avvicina in discoteca o al bar io ci parlo sempre, non importa l’aspetto fisico. La cordialita’ e’ un valore che pretendo dagli altri, e quindi non mi sogno di negarlo a nessuno a mia volta.

Perche’, miei cari frocetti, non si tratta di essere boni o fantastici o stupendi. A volte, basta essere persone educate per essere accettati dal mondo. Provare per credere.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: