Lampada-pride

Mi sono rotto le palle (strano, vero?) di volti carbonizzati deambulanti che negano di essersi fatti una lampada. Ma cosa ci sarà di male? Certo, uno potrebbe obiettare che sono cancerogene…ma saranno ca**i miei se voglio beccarmi un melanoma pur di sembrare un ugandese? Ognuno si uccide come gli pare.

Un’altra motivazione che spinge tali carbonelle a dissimulare disinvoltura (“io lampada? Ma no, è il mio colorito naturale..forse sono stato un pò troppo sul balcone”…certo, che affacciava su una macchia solare) è il senso di colpa edonistico. La gente accusa chi si prende cura di se stesso, solo per piacer(si) di più; e molti ci cascano in pieno. Quante volte vedete donne TOTALMENTE artificiali che negano di essersi rifatte persino le sinapsi? Tutto, pur di non ammettere che ci si vuole bene a tal punto di affrontare un’operazione chirugica.

Io mi faccio le lampade, mi piace essere negro come un gatto porta-sfiga, quasi venivo quando una volta una tizia mi ha visto appoggiato ad una macchina e mi ha dato 2 euro per parcheggiarle la sua. Che onore essere preso per un marocchino! E vi dirò di più: se dovessi rifarmi qualsiasi parte del corpo (culo, labbra, rughe, cervello) ne andrò così orgoglioso da indossare persino una maglietta con su scritto: “Felice di essermi ritoccato. A te non ti tocca manco più tu madre”.

Tiè, tiè, tiè.

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Messa @ Solarium

Gli ebrei vanno alla sinagoga, i cattolici vanno in chiesa, io vado al solarium. Non ridete: è una pratica catartico-tribale importantissima, che ha molte affinità con la messa. Vediamole.

  1. Ci vado di domenica;
  2. Entro in un confessionale (la cabina della doccia solare);
  3. Prendo l’ostia (la crema abbronzante);
  4. Lascio l’elemosina (una lampada integrale la pago 8€);
  5. Esco più nero di quando ci sono entrato (mai visto un uomo uscire allegro da una messa).

Se a questo aggiungo che il mio solarium si chiama “Settimo Cielo” – possiamo tranquillamente concludere che si tratta di una messa atipica, ma con gli stessi effetti delle messa tradizionale.

Consiglio a tutti quelli che sentono la mancanza di Dio di seguire una retta via verso l’abbronzatura perenne durante tutto l’anno. Sembrare dei muratori coatti vi avvicina al divino e magari vi guadagnerete anche un bel posto in paradiso (“Uomini e Donne”).

Amen.

Freud, mammà, le Big Babol e la lavatrice

Oggi ero al bar, arrivato alla cassa cercavo delle chewing gum; i miei occhi sono caduti sulle magnifiche BIG BABOL. Erano anni che non le acquistavo, forse l’ultima volta usavo ancora il SEGA MASTER SYSTEM, vedevo BIM BUM BAM e giocavo al dottore e all’infermiera con me stesso (impersonificavo egregiamente entrambi, allo stesso tempo). Non ho resistito e le ho comprate; mentre andavo per strada, lasciando quella scia inconfondibile di fragola e pneumatico, ero tutto compiaciuto di questo viaggio nel passato.

Torno a casa e vedo un post di Penelopebasta, che mi fa venire in mente quello che mia madre mi disse una volta: “Tua nipote viene da me, solo perchè le do le cose buone da mangiare!”. SOLO? Come insegna Freud, l’oralità è il secondo piacere che proviamo da piccoli – la prima è la pupù* -. Per cui, per un bimbo, vale la regola de “Chi mi sfama, mi ama”.

Che c’entrano le big babol in questo ciarpame di cazzate? Andare a comprare le Big Babol al tabaccaio ha rappresentato per me la prima vera emancipazione edonistica dai piaceri materni. Solo in quel momento, in quell’atto consapevole d’acquisto, definivo me stesso come fiero alfiere del consumismo orale (che poi si è diretto verso ben altre forme di oralità!). Ho dovuto aspettare molti anni prima di provare la stessa sensazione di liberazione – ovvero, alla mia prima lavatrice nella casa dove mi ero trasferito da solo. Momenti indimenticabili con oggetti così semplici.

Ed ora, vi lascio e mi godo la mia meravigliosa gomma**.

Salut!

* si godiamo quando ci liberiamo dalla merda, un pò come fa Berlusconi, solo che gli esce dalla bocca; il che gli dona un full di assi in termini freudiani;

** hanno appena scoperto che masticare gomme rilassa. Ne vado a comprare un altro pacchetto.

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