Feedback..o me facc e cazz tuoje

Chi lavora in azienda conosce bene questo male. E’ una necessità quasi irrefrenabile. La gente sente il dovere morale di darti un feedback (un riscontro) su qualsiasi cosa, pure su come vai al cesso. Perché in inglese tutto sembra figo, cool, ma a Napoli non lo chiameremmo semplicemente “me facc e cazz tuoje”.

Noi non siamo americani, siamo latini. Se io faccio una cosa, a meno che non te lo chiedo io, ma perché minchia mi devi dire cosa ne pensi? Perché? Devi per forza parlare? Hai qualche herpes che ti impedisce di tenere le fauci chiuse? Ma riempiti la bocca con altre occupazioni, che forse ti riescono meglio, no?

Io accetto consigli solo da chi stimo, e da chi voglio bene. Gli altri che parlano, mi fanno pure un po’ pena. Perché si pensano che possano minimamente influire sul mio modo di essere e di agire. E io gli faccio pure credere che è vero, che sono indispensabili i loro preziosissimi punti di vista sul mondo. Non voglio dirgli che Babbo Natale non esiste, e che loro non valgono un cazzo.

Parliamoci chiaro. Io da sempre incasso colpi per crescere, e ascolto tutti per migliorare. Mi piace non restare fermo, ed evolvere. Per cui, anche da persone assolutamente inutili accetto consigli, che magari un piccolo fondo di verità ci sta. Detto ciò, sarebbe carino se queste persone le cose me le dicessero in faccia, invece di farlo come le pettegole di paese. Alle spalle, come i peggiori vigliacchi.

Ho imparato una cosa. Se diventi un pericolo, iniziano a trovare difetti dove ci sono solo qualità. Tocca avere grandi solidità e autostima per sapere quanto vali davvero. Quello che quegli esseri piccoli piccoli non comprendono è che non ti danneggiano buttandoti giù. Ti fanno volare ancora più in alto. Non esiste motore più potente dell’orgoglio.

Poveri illusi…e pure a voi, auguro bellissime feste. Spero che abbiate famiglie molto molto pazienti…sempre se avete qualcuno con voi.

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No more feedbacks, please!

Nelle aziende esiste un male che contagia tutti, ma proprio tutti. Si chiama con un nome inglese, perche’, si sa, le cazzate vengono sempre dall’america. E quanto ci piace riciclare la loro merda a noi italiani. Si tratta del citatissimo, pluripremiato FEEDBACK.

Questa pratica e’ agghiacciante sin dalla sua stessa etimologia. Significa REAZIONE, e si utilizza sovente in campo medico, quando si sperimentano cure su cavie animali. Se ne testa, appunto, la reazione ad uno stimolo.

Ma andando ancora più a fondo, FEED sta per Nutrire, Back sta per dietro. Sostanzialmente, nutrire per via rettale. Che e’ più o meno quanto succede se qualcuno ti da un feedback: preparati ad un grosso, sano cetriolone nel culo.

Passiamo alla pratica aziendale. Si sviluppa dal malsano principio che tutti abbiano diritto a dire la propria sul tuo modo di lavorare. “In Italia sono tutti tecnici della nazionale”. Tutti a guardare la pagliuzza nell’occhio degli altri, e manco uno sguardo al vibratore che hanno nel proprio.

La cosa peggiore sono i FEEDBACK NON RICHIESTI. Sono traditori, arrivano quando meno te l’aspetti, e PAM, botta mortale di merdone in faccia. Ma chi ti ha chiesto l’opinione su come scrivo le email, presento, parlo, rutto e cago?

Che poi mi dovete spiegare perche’ i FEEDBACK sono sempre negativi. Mai una volta che ti dicessero che va tutto bene. Una sola volta, per dio, mi dai l’illusione che non ci siano cazzo di AREE DI MIGLIORAMENTO? Io non voglio migliorare, voglio rimanere una capa di cazzo, ok?

Concludo con un consiglio a chi ama dare feedback. Fatti una bella scopata e non ce pensa’ più al mio back da feedare!

E che c…o!

Ps scusate l’estrema grevita’ del post. Ma quando ce vo’, ce vo’.

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