Pagina 17

Pagina 17 de La Repubblica di oggi. Si parla dell’arresto di Giovanni Tegano, boss della ‘Ndrangheta, acclamato dalla folla come santo e vittima dello Stato. A lato, l’ecodramma della Louisiana: una petroliera sta riversando da una falla 1000 barili di petrolio al giorno.

Pagina 17. Nomen omen. La vera disgrazia non sono queste notizie (drammatiche!), ma la ridicola considerazione che ne ha il giornale in questione che le titola “allarme ambiente” e “allarme criminalita’” con la stessa convinzione di Maria de Filippi nelle televendite. Gli allarmi si urlano, e non si sussurrano!

Se la gente e’ ormai assopita non e’ solo colpa di sistematici tagli all’educazione, ma anche dalla mancanza di un giornalismo cazzuto, che sappia costringere i politici su agende per loro scomode. Non si tratta solo di pubblicare intercettazioni sulle puttane e i pompini, ma di tornare a parlare di mafia, di corruzione, di ecologia, di futuro. Con convinzione!

L’informazione non dimentichi che in se’ contiene la nozione di “formazione”. E che il Giornalismo vero tratta la P di Politica e non quella di Melissa P.

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Piroso contro tutti

Antonello Piroso

Antonello Piroso

Antonello Piroso, direttore del tg La 7, affonda stoccate a tutti i big dei talk show politici italiani. In ordine:

  1. Vespa: “Il suo programma lo dovrebbero chiamare Bocca a Bocca, perchè a volte sembra aver bisogno di una respriazione per andare avanti. E’ troppo vecchio”
  2. Mentana: “Le sue battute fanno ridere solo lui. Non è obbligatorio farne”
  3. Floris: “E’ bravo, ma il programma è un pò classico”

Già mi piaceva, ma ora scala rapidamente la classifica degli uomini cazzuti, piazzandosi a parimerito tra Lucia Annunziata e Rocco Siffredi.

——— aggiornamento delle 16.30

Rimangio tutto. Piroso si è scusato con Vespa. Ora si posiziona al fondo della classifica delle puttanelle del potere, tra Fabrizio del Noce e Aida Yespica.

Concita per le feste

(vignetta di Staino su L’Unità, 23 agosto 2008 )

Per chi non fosse interessato alle sorti del giornalismo italiano, la vignetta qui sopra non dirà nulla. Ma vi prego di avere un secondo di pazienza e la Verità vi sarà svelata. Ricapitoliamo in una timeline rapida ed indolore (ma se proprio di giornalismo ve ne fotte, sarà dolorissisima lo stesso).

  1. L’Unità è il giornale di parito del Partito Democratico (prima dei DS, prima dei PDS, prima del PCI) fondato da Antonio Gramsci;
  2. Da alcuni anni, Padellaro è il suo direttore ed ultimamente, Renato Soru ne è divenuto l’editore;
  3. Nel numero di Luglio 08 di PrimaComunicazione, Conchita De Gregorio, storica firma de La Repubblica, dichiara di aver preso impegni con Soru per diventare il nuovo direttore de L’Unità;
  4. Nell’intervista, la De Gregorio agita gli animi della sua (futura) redazione, dichiarando: “È anche evidente che ‘L‘Unità’ è un giornale che ha una sua tradizione. Ma un giornale si misura sulla sua qualità e non sulla sua appartenenza”.
  5. Ufficializzata la data in cui la De Gregorio prenderà il timone, è lunedì 25 agosto 2008;
  6. Il 23 agosto scorso, viene pubblicata su L’Unità la vignetta di cui sopra, non esattamente un Benvenuto per la De Gregorio;
  7. Il Giornale (quotidiano del fratello del Berlusconi) riprende la vignetta e titola: “L’Unità accoglie la direttora a pesci in faccia”; a peggiorare la situazione, Marco Travaglio, nota firma de L’Unità, dichiara in “forse” la sua permanenza al giornale;
  8. Domenica 24 agosto 2008, viene pubblicato l’articolo di addio di Padellaro.

Questi i fatti ad ora. Ma perchè Padellaro è stato rimosso? La dietrologia non si è risparmiata di prodursi nel solito orgasmo di seghe mentali. “Padellaro è troppo poco Veltroniano”, “La De Gregorio è amica di Veltroni e del PD”, etc, etc. Quanto sia vero e quanto no, lo lasciamo alle Signora Maria del giornalismo – ciò che invece è chiaro è la linea che la De Gregorio vorrà adottare per il giornale. Diverrà un tabloid di facile consultazione, stile La Vanguardia (giornale catalano), di formato più piccolo, con molte inchieste sociali e pochi onori osservati all’appartenenza politica.

Rimarremo sintonizzati per vedere quante di queste promesse verrano rispettate.

Intanto, Buon lavoro, Concita!

Se questo è un uomo

E’ morto Enzo Biagi. Per un ragazzo come me, Biagi era un professionista testardo – tanto anziano quanto caparbio nel sostenere le sue idee. Il giornalista anti-berlusconiano, ma anche anti-prodiano. Un giornalista votato allo stuzzicare il potere, anzichè all’accarezzarlo, dedito all’inchiesta piuttosto che l’Inquisizione, alla razionalità più che al qualunquismo. Leggendo il suo cursus honorum, mi è chiara una cosa: non era uomo facile, nè di facile comprensione. Licenziato o dimessosi più volte, accusato di comunismo sovversivo, ha sempre preferito il mestiere del giornalista, piuttosto che quello del direttore. Il gusto di rimanere operaio e mai diventare realmente capo macchine.

Se n’è andato con una spilletta dei partigiani sul petto. “Così ha voluto” – ha spiegato la figlia Bice.
Enzo, ti ricorderemo così: uomo, partigiano, testardo.

Giornalatio

La differenza tra fellatio e giornalismo televisivo? Nessuna, in entrambe la bocca è al servizio di cazzoni.

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