Pornografia sentimentale

Dopo il Grande Fratello, siamo tutti una piccola famiglia. Tutti condividiamo tutto con tutti. Ma ci sono degli eccessi che non riesco ancora a sopportare. Premessa doverosa: vi scrive una persona che pensa sia giusto abrogare la legge sulla privacy. Eppure, la volontaria esposizione di momenti così intimi ancora mi fa paura.

E’ recente il caso di due gemelli gay che hanno fatto coming out con il padre. In rigoroso streaming web. Gli interrogativi agghiaccianti di questo episodio sono così tanti da meritare una gif animata di Tina Cipollari.

Proverò ad elencarle.

1) Come ti viene in mente di dire una cosa del genere a tuo padre al telefono?

2) Come ti viene in mente di registrarla e montarla sul web?

3) Perché sembrano infastiditi dal silenzio del padre? Rovina il ritmo del video?

4) Come fanno ad essere così lucidi da piangere sempre perfettamente inquadrati?

5) Come riescono a tenere sempre in bella mostra il cellulare così da non perdersi un suono?

6) Perchè sembrano delusi dal fatto che il padre non s’incazzi come in un recente video?

La verità è una: il padre di questi due è un angelo (“vi vorrò sempre bene, questo non cambierà mai”), ma ha dato vita a due demoni. Li chiamano nativi digitali, eppure il loro nativo a me evoca solo l’uomo di Neanderthal e gli aborigeni. Siamo ormai una selfie-crazia senza limiti. Non siamo cittadini, ma users. Non abbiamo più identità, ma un ID ed una password.

Se fossi il padre mi rimangerei ogni parola. Io due figli così stronzi e cinici li disconoscerei e come.

Convegno

Convegno deriva dal latino (surprise!) e significa “trovarsi assieme”. In Italia prima dell’art. 17 della Costituzione erano illegali. Sono una libertà fondamentale per la democrazia. Essenziali per la sua esistenza stessa. E sono così democratici da poterne organizzare anche su argomenti da MedioEvo, quando la democrazia non esisteva.

Ascriviamo a quest’ultima tipologia il convegno tenutosi nella Regione Lombardia dal titolo evocativo, stile Assassin’s Creed: “Difendere la famiglia per difendere la comunità”. Il gadget all’entrata era uno scudo crociato in Kriptonite ed una spada laser alla Obi-Wan Kenobi.

Da cosa devono difendersi le famiglie?

Da uno Stato che si è dimenticato di loro? Dalla mancanza di politiche attive che le aiutino nella quotidianità? Dall’assenza totale nel dibattito pubblico di discussioni al riguardo? No, l’unico problema delle famiglie italiane sono i GAY. Chiaro e logico, no?

Invece di preoccuparsi del fatto che ai nostri confini esiste un Paese, la Francia, con un welfare familiare tra i migliori al mondo e di prenderne esempio, preferiscono andare addosso agli omosessuali che cercano diritti per il loro amore ed i loro figli. Legittimo. La libertà di espressione è fondamentale, ma quando diventa una scusa per non parlare dei veri problemi, si chiama IPOCRISIA.

Più facile ottenere politiche dal governo o andare addosso ad un comune nemico per unirsi? In questo, questi simpatici pro-family sono come i Palestinesi e gli Israeliani. Anziché trovare soluzioni al conflitto, si fanno propaganda contro a vicenda, distraendo l’opinione pubblica con immagini evocative di un nemico pericoloso pronto a distruggerli. Ed intanto i civili muoiono.

Mi fa ridere un Gabbana che, dall’alto dei suoi miliardi, si dice sorpreso di una simile iniziativa, lui che ha sempre sostenuto Berlusconi anche durante gli anni dell’alleanza con la Lega omofoba. E se poi penso che tale convegno ha pure il patrocinio dell’EXPO 2015, ho voglia di tagliarmi le vene e vendere il sangue al mercato nero.

La famiglia è il centro della vita sociale. Ma la famiglia è quella che si basa sulla reciproca promessa di solidarietà. Quali che siano i suoi membri è assolutamente irrilevante. Per quello, io sostengo anche queste persone totalmente andate di testa. Io, a differenza loro, morirò perché loro possano sostenere le loro tesi.

Quanto vi rode che facciamo parte della stessa famiglia?

L’amore rende fessi

Quando due persone si mettono assieme, dovrebbero firmare un’assicurazione che preservi la dignità di cada parte contraente a dispetto di qualsiasi azione futura del proprio partner.

Ho appena appreso una notizia davvero scioccante.

Un amico, persona serissima e con un certo senso del pudore, anni fa si mise con un ragazzo timido e molto molto bello. Devo ammettere che lo esponeva come trofeo di caccia, vantandosi di aver accalappiato l’unico maschio bono e discreto del mercato.

Il caso, o l’ironia, hanno voluto che dopo anni Facebook mi abbia suggerito l’amicizia con questo timidone. Vado per spulciare il profilo e tra gli ultimi post trovo un video: “Europee 2014. Esperienza fantastica”. Ingenuamente, penso alle elezioni. ERRORE. Era un concorso di bellezza.

Direte: niente di male. Ma io già controbatto. Se ti prendi uno discreto l’ultima cosa che ti aspetti è che sfili in mutandine aderenti rosa, con olio pure nelle pieghe del culo che manco un tonno Riomare. Peraltro, nel video lo intervistano pure. Miss Alabama Teen ha dichiarato cose ben più significative di questo ignavo.

Contatto il mio amico e gli chiedo come l’avesse presa. Ma lui non ha compreso la domanda, si è dichiarato molto orgoglioso dei risultati raggiunti (“Mister Belle Gambe“) e che non sta a lui giudicare il “percorso di carriera” che il suo compagno ha scelto.

Rettifico quanto sopra.

Quando due persone diventano amiche, dovrebbero firmare un contratto che sciolga in automatico tale rapporto qualora sovvenga demenza senile precoce ad uno dei contraenti.

Per un pugno di mosche

“Se offendi mia mamma, ti do un pugno”. Così Papa Francesco sulle vignette di Charlie Hebdo. Le parodie sul web si sprecano. E le polemiche non si placano. Teologi affranti e confusi. Gesù non aveva detto “Porgi l’altra guancia”? Salvini in estasi da Santa Teresa. Eppure la faccenda è semplice.

Bergoglio dice quello che pensa. Sempre. Non segue trattati di filosofia teologica. E’ amato per un “Buonasera”, resterà nei cuori delle persone anche per questa boutade da pubblico parlante di Forum. Va preso così com’è. Se ci piace quando dice “Chi sono io per giudicare un gay?”, non meravigliamoci di quest’affermazione.

Le implicazioni sono tante. E’ un’istigazione alla violenza bella e buona. Ed un uomo nella sua posizione deve conciliare e non invitare gli estremisti violenti a farsi una birra assieme. Ma fa poca differenza quello che lui dice.

Gli uomini sono violenti di natura. A volte usano la religione come scusa. Altre la passione, la pazzia, persino un film o una serie tv. Ci sarà sempre un buon motivo per essere dei coglioni. E qualsiasi mezzo di massa diventa l’acchiappa-mosche perfetto per questi dementi.

Mi piace Francesco. Continuerà a piacermi anche dopo questa polemica. E’ un Papa inclusivo e vicino alla gente. Va bene così. Ma se inizierà ad inanellare altre minchiate di questo tipo, porto le carte del divorzio al tribunale.

Watch out, mr Francesco Bergoglio.

Libertà di espressione o rutto libero?

Fiumi di parole sulla legge contro l’omofobia, i Jalisse ne sarebbe orgogliosi. Gli apocalittici sostengono che leda la libertà di parola, gl’integrati che l’omofobia è razzismo e non si può farne apologia. L’affare è dibattuto solo in Italia, che ha amato così tanto il Rinascimento da esserci rimasta a livello di diritti umani.

Tra gli apocalittici ci sono le “sentinelle in piedi” che protestano leggendo un libro in piedi. Il libro è l’abbecedario che hanno rubato al bambino da loro concepito secondo comandi della Sacra Romana Chiesa, ovvero senza godere, dopo il matrimonio, e spremendo fino all’ultima goccia di sperma, altrimenti è omicidio. Tra gl’integrati, troviamo atei barricaderos, che, appena avvistano qualcuno pregare, chiamano la Bonino e circondano il corrotto guelfo con un estemporaneo canna-party.

La verità – quella gran porca – ama le cose a tre e, come sempre, sta nel mezzo. Una persona davvero laica, che sia credente o meno, ammette che tutti i reati di opinione sono liberticidi. Non solo quelli sull’omofobia, ma anche quelli sul negazionismo (che in Italia fu introdotto da Mastella, ed è quanto dire) o altre forme di pazzia verbale.

Parlo di pazzia verbale, perché non esiste altro modo per definirle. Ma così come non puniamo un malato per dire quello che pensa, così non dovremmo farlo per queste persone. Ogni individuo è liberissimo di fare figure di merda monumentali a suo piacimento. Lotterò sempre perché chiunque possa farlo.

Prendete Maroni che va al convegno per curare i gay. Lui ci va in quanto gay da curare, ma mai gli impedirei di farlo! (A proposito, se volete andarci, la serata sarà condotta da Povia, con stacchetti curati direttamente da Renato Zero, imperdibile).

Recente è la storia della ragazzina transgender che si è suicidata, perché i suoi genitori non l’accettavano. Molti si scagliano contro la religione e la sua morale. Io mi scaglio contro la strumentalizzazione che ne fanno questi squilibrati. La religione è un mezzo nobile, sono gli esseri umani a usarla ad libitum cazzis. E ve lo dice un ateo.

Studiare la religione a scuola dovrebbe essere lo studio della diversità, quella che ognuno di noi ha dentro di sé e quella che ci circonda, e del suo rispetto. Dovrebbero essere sessanta minuti di confronto sulla vita, e non sul come evitarla con odio ed esclusioni tipo nomine al Grande Fratello.

E’ solo con il dibattito che la società progredisce. Pensate a cosa abbia fatto il movimento femminista che, al di là degli estremi da lesbica camionista in cui è caduto, ci ha migliorato nella percezione delle donne. Se vediamo le pubblicità anni ’50 con gli occhi di oggi, rabbrividiamo. In definitiva, siamo diventati persone migliori.

Bisogna parlare, ragazzi. Comunicare. Ascoltare. Rispondere. Riconoscerci. Ed infine, Rispettare noi stessi e gli altri. In assenza di questi semplici infiniti verbali, rimarremo sempre ancorati al passato remoto.

PS. Per chi lo ignorasse, “Apocalittici e Integrati” è un famoso libro di Umberto Eco. Invito le sentinelle a leggerlo, così almeno non cazzeggiano con Topolino durante le loro manifestazioni.

A Roma serve un manuale di psicopatologia

Non serve una laurea per uscire con i ragazzi. Eccetto che a Roma, dove una laurea in psichiatria fa assai comodo. Lo dico a chi è appena arrivato nell’Urbe: dotatevi del manuale di psicopatologia più aggiornato prima di imbarcarvi in questo manicomio.

Non dovete studiarlo tutto, ma soffermarvi sulla sezione “nevrosi”, farvene un elenco su un pezzo di carta, appenderlo al cesso: finché non le avrete spuntate TUTTE (= aver incontrato qualcuno che ne è affetto) non potete dire di essere un cittadino romano.

A me Raffaele Morelli vuole intestare una Laura ad honoris causam dopo 8 anni di permanenza in questa magnifica città. Che per carità mi ha offerto tantissimo – arte, cultura, buon cibo, amici fidati, lavoro – ma che langue totalmente nel reparto testosterone.

Vorrei dirvi che è una cosa che riguarda solo me, ma constato la stessa eziologia in ogni persona che conosco. I sintomi sono comuni, ma vorrei enuclearvene alcuni cosi da riconoscerli al volo.

– Gente che arriva con 1 ora di ritardo, facendoti credere che sei tu ad aver sbagliato l’ora;

– Gente che appena ti vede ti parla di quanto stia soffrendo per l’ex, che quasi si taglia le vene in diretta, “ma no io? Non ci tornerei mai più insieme”. Poi arriva un whatsapp di lui e blocca anche la metro per rispondere.

– Gente che se li inviti a cena quasi si fa prendere uno shock anafilattico. Purtroppo, parlarsi in faccia farebbe emergere la totale vacuità della sua corteccia cerebrale.

– Gente pompata quanto un gommone di scafisti albanesi – ma di quelli king size – che ti chiede di aprirgli la bottiglietta d’acqua perchè non ci riesce. E te lo chiede con una voce cosi femminile che Moana gli fa una sega.

– Gente che “ho un’impresa familiare”. Ovvero un ferramenta.

– Gente che se gli chiedi che interessi ha nella vita ti può parlare solo di quelli del conto corrente.

– Gente che ti vuole bello, sorridente, perfetto, da sfoggiare con gli amici, ma guai ad esprimere un pensiero un minimo profondo. “Mica siamo etero!”.

– Gente che “fa il manager”. Ed è receptionist in un albergo ad ore.

– Gente che “cerca una storia seria”. Ma si riferiva all’ultimo romanzo di Wilbur Smith.

– Gente che sa benissimo cosa vuole. Ma caso vuole se lo sia dimenticato un secondo prima di incontrare te.

Potrei continuare all’infinito, signori miei. Ma non voglio rubarvi troppo tempo. Mi attendo che ognuno di voi abbia almeno lo stesso numero di casistiche, ed anche di più.

Non dico di non mettervi in gioco. Vi consiglio peró di armarvi di una pazienza da Dalai Lama in letargo in Nepal. Prendete un bel respiro, e dateci sotto. Prima o poi, troverete uno sano, oppure uno la cui patologia si incastra perfettamente con la vostra. Auguri e figli gay!

La vita è un talk

La mia vita è legata ai Presidenti del Consiglio. L’adolescenza? La ricordo come “gli anni dei governi tecnici di sinistra”. L’università? “Gli anni di Berlusconi”. L’entrata nel mondo del lavoro? “Gli anni di Berlusconi #2, con uno spruzzo di Prodi”. I trent’anni li ricorderò come “gli anni di Renzi” (e dall’aria che tira, pure i quaranta). Tutto ciò denota un cervello decisamente degenerato, ed un senso delle cose sballato quanto quello di un tossico di LSD.

Ma la politica ha sempre fatto parte del mio bagaglio culturale, e pop. Mentre mia nonna intavolava veri e propri discorsi con Brooke Logan, e mio padre insultava Vespa e Berlusconi, io assimilavo un messaggio molto chiaro, un sillogismo molto molto sottile, ma micidiale. Si può parlare con la TV. La TV è la vita. La vita è Politica. Parla con i Politici in Tv.

Si sono susseguite così tante ossessioni, ma nessuna ha superato in longevità la mia totale dipendenza da talk show politici. Non scherzo quando vi dico che al funerale dei miei, fatalmente capitati entrambi di martedì, andavo di corsa per non perdere la puntata di Ballarò. Esistono delle priorità nella vita, e la mia prima era Floris.

Certo, il sesso anche ha giocato una parte primaria, ma non ho mai separato le due cose. Non ho mai scopato con un comunista, o con un grillino. E se l’ho fatto, era perché ero tanto ubbriaco da non chiedergli il partito di voto prima di toccarlo. Una volta, ho persino scopato mentre c’era l’intervista di Renzi da Vespa. Sono multitasking.

La verità è che non esiste niente di più figo della politica in Italia. Shakespeare ha ambientato molte delle sue opere in Italia non a caso. Qui tutto è spettacolo, spesso, trash, di una iper-realtà paradossale. In altre parole, un casino inenarrabile.

Un giorno forse mi farò una famiglia, avrò un marito, dei figli, un cane, un gatto ed il pesce rosso. Ma succeda quel che succeda, niente mai potrà darmi gioia come la sigla di Porta a Porta.

Amen.

Sparatorie e Democrazia

In Italia non esiste l’opposizione. Questa è una notizia davvero orrenda per un paese occidentale. Il PD rimane saldo al 41% mentre tutti gli altri si sfaldano. E così inizia la guerra a chi la spara più grossa.

Grillo, dall’alto della gru: “Usciamo dall’Euro, usciamo dal parlamento, portiamo l’Esercito da Renzi”; Alfano, dal basso del 3%: “Un matrimonio è tra uomo e donna. Annullate le trascrizioni dei matrimoni gay celebrati all’estero”; Salvini, dalla Terra di Mezzo dei Celti: “Dobbiamo recuperare i rapporti con la Russia. Via gli immigrati dal nostro territorio”; Berlusconi, Passera, Della Valle, dalla Terra di Nessuno: non pervenuti.

E poi ci si meraviglia se all’interno del PD ci sia una minoranza in opposizione a Renzi: MA MENO MALE.

Lo dice un Renziano convinto: quest’uomo non può e non deve fare tutto da solo. La Storia insegna che l’uomo solo al comando fa solo cappellate di dimensioni apocalittiche. Che ben vengano le opinioni contrarie, persino quelle di Civati. Che si apra il dialogo con il Parlamento, ma che sia contingentato e definito nel tempo, bruciamo i tavoli di discussione. Che si protesti, si scenda in piazza, è sacrosanto e fa bene al Paese, ma evitiamo scene da partito di lotta e di governo.

Non amo chi vuole cacciare dai partiti i cosiddetti dissidenti. Credo fortemente nel motto: “Impari più da chi ti contrasta che da chi ti approva”. Teniamolo sempre a mente prima di attaccare un rapper per un ritornello.

Quelle sono solo canzonette, noi evitiamo di prendere delle cantonate.

Poteri FOTTI

Siamo al paradosso. Coloro i quali hanno accompagnato il nostro Stato alla fogna (CEI, Cgil, comunisti, Confindustria, Corriere Della Sera) criticano CONTEMPORANEAMENTE l’unico politico che da sei mesi sta cercando di cambiarne la rotta, accusando LUI di massoneria. In soldoni, una puttana che accusa una suora di rubarle il lavoro.

Siamo finiti. La gente si è totalmente rincoglionita dietro al matrimonio di Clooney. Le giornaliste si sperticano di lodi post-femministe, perché sua moglie è una donna di successo e non una figura anodina e sorridente. Mi viene da sorridere e piangere assieme. Dobbiamo essere proprio un paese del Terzo Mondo per meravigliarci che una donna lavori.

Siamo nella merda. Se il sindaco della mia città, Napoli, dopo esser stato eletto grazie all’anti-berlusconismo, al giustizialismo, al manettismo facile, poi si ribella ad una sentenza che lo accusa di abuso di ufficio. Usando gli stessi identici argomenti di chi lui stesso osteggiava. Una storia che fa senso, più che averne uno.

Ed infine, siamo bolliti se la compagna di Berlusconi diventa il vessillo delle lotte per i diritti civili in Italia, tanto da ospitarla alla serata finale del più grande evento gay in Italia.

Paradossali, finiti, coprofagi, e bolliti. Ecco cosa sono gl’italiani. E questo solo in una settimana di notizie.

Buona vita.

Intollerante alla tolleranza

Ho sempre odiato la parola “TOLLERANZA”. Perché implica ci sia qualcuno che tollera qualcun altro dall’alto di una non specificata superiorità morale. Di solito, chi ti “tollera”, vorrebbe metterti al rogo o fare di te una saponetta. Non ho paura a dirlo. In questi giorni di feroce campagna elettorale, ho scoperto parecchi “tolleranti” che hanno cacciato fuori la merda: offese su offese omofobe e antisemite. Come se le tenessero dentro da anni e non vedessero l’ora di mandarle in libera uscita. Sono rimasto sorpreso, ammetto.

Certe persone si nascondono molto bene. Anni ed anni di indottrinamento perbenista li ha resi invisibili ai radar dell’accettazione sociale. E pure a me, che ho sempre creduto di esser circondato da gente libera da certe stronzate del secolo passato. Ed invece scopri insospettabili figuri che magari – ora dubito – hanno la collezione dei piatti del Fuhrer a casa. Gente che ha così tante issue infantili non risolte, che dovrebbe tornare all’asilo e ricominciare tutto daccapo

Pazienza. Mi spiace per voi, davvero tanto. Perché la vita è così breve che sul letto di morte vi vorrete sputare in faccia per aver perso tempo dietro a certe stronzate. Il tempo per odiare lo potevate impiegare per amare. Ma forse è chiedere troppo alle vostre piccole casse craniche.

E da fottuto ebreo e frocio di merda (come mi avete simpaticamente apostrofato), ho solo un’arma: la risata. Che vi sbatto in faccia. Perché – come diceva Chaplin: “un giorno senza sorridere è un giorno sprecato”.

Buona vita!

Ps il mio pensiero va alle vittime dell’attacco al museo ebraico di Bruxelles. A voi dedico questo post.

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