Triangoli

Strano Paese il nostro.”Il triangolo no, non l’avevo considerato” cantava Renato Zero, eppure pare che vada molto di moda. Prendiamo i due casi del giorno.

Primo triangolo: Mediatrade-Agrama-Berlusconi – ovvero, il triangolo che gonfia il portafoglio.

Mediatrade acquistava i film e serie Paramount da un intermediario (Frank Agrama) che li vendeva ad un prezzo 45% superiore a quello di mercato. L’incasso in realta’ andava a Berlusconi e figlio, che cosi’ speculavano sulla propria azienda.

Secondo triangolo: Lapo Elkann – Signorini – Tribunale – ovvero, il triangolo che gonfia lo scandalo.

Lapo pago’ al direttore di CHI, Signorini, 300mila euro per non far uscire una sua foto con una trans. Il caso arriva in tribunale per Vallettopoli, e ha risalto su tutti i giornali. Della foto di Lapo nessuna traccia, ma lo scandalo è comunque venuto fuori.

In realtà, esiste un altro triangolo in questi giorni, ma non riguarda l’Italia: Cina – Google – America – ovvero, il triangolo che sgonfia il dittatore.

La Cina avrebbe cercato di “hackerare” i database di Google per poter censurare alcuni dati. Google ha minacciato di andare via dal mercato cinese, e la Clinton ha sferrato un attacco contro la politica cinese affermando l’importanza della libertà di espressione.

Quanto vorremmo che il nostro Paese fosse protagonista anche di quest’ultimo triangolo. Ma la verità è che se non ci sono cinema, palleittes, tette, trans e Berlusconi, a noi i triangoli non interessano. Ad ognuno il suo triangolo, ça va sans dire.

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Eureka!

Google darà 10 milioni di dollari alle 10 idee più innovative che miglioreranno il mondo.

Io ne ho una: eliminiamo il Ministero dell’Innovazione italiano. Anzi, andiamo alla radice: eliminiamo Brunetta! Non esiste nulla di più innovativo che disfarsi del ministro dell’innovazione!

Sig Google, l’ho beccato almeno un milioncino?

Discomgooglation

Così si chiama la nuova sindrome scoperta da David Lewis, ovvero, una forma d’intenso stress causata dal non poter accedere ad Internet. La parola è un mix tra “Discombobulate” (confuso) e Google. Posso dire ufficialmente che ne sono affetto  – ed insieme a me, il 44% dei britannici. Non che la cosa mi rallegri – non ho una buona idea* degl’inglesi – però è meglio che essere soli.

Credo che gl’italiani si salvino per ora; l’avere un mafioso al governo ed un lombrico all’opposizione occupa la nostra mente con altri tipi di stress.

Buona serata

* In sintesi, sono tutti rossicci, bianchi cadaverici, mangiano pesce e patatine e parlano l’inglese come se gli avessero infilato un FUGU in bocca.

Dati privati, deprivati e depravati

 

Non ho mai avuto problemi ad essere trasparente al 100%; i panni sporchi si lavano dove capita – non è che uno dice una cazzata ed io penso: “ok, ora posticipa la tua rabbia, razionalizza il motivo dello scontro, canalizza le emozioni di rabbia verso un campo fiorito e pensa positivo“. No, cazzate, io sbotto stile Jerry Springer show. Premesso ciò, mi rendo conto che per molti non è così: la cosiddetta privacy è un bene prezioso e va salvaguardata (per Federica Pellegrini, oro olimpico, questo non vale ovviamente); il voler spiattellare tutto in maniera pubblica è una scelta e non un obbligo.

Ora, ci sono stati una serie di problemi rispetto alla questione: prima un hacker indiano ruba il database clienti della western union hotels, poi un cliente di ebay compra un PC da cui non avevano cancellato i dati di 1 milione di persone. E fino a quì, solita cronaca.

Poi si accusa Google e Facebook di usare cookies, profilandoci in base ai nostri interessi – tutto per mandare avanti il grande baraccone della pubblicità on line. Ma non vi preoccupate! A salvarci da questa invasioni di ultra-spioni verrà in aiuto il paladino delle cause umanitarie, il signor Cancelli, l’uomo più ricco del mondo: Bill Gates!

Ebbene, pare che la prossima versione di Internet Explorer conterrà una funzione (InPrivate) che permetterà una navigazione anonima. Ed è solo un caso che questo plug-in vada a detrimento dell’unico mercato in cui loro non sono monopolisti: l’advertising on line. SOLO UN CASO. Deve essere sfuggito  che esistono già altri 40.000 modi per navigare in maniera anonima, uno a caso: OpenDNS – proprio per difendersi dai bugs di privacy di Internet Explorer.

Insomma, come se l’idraulico – dopo avervi messo una tubatura mal ridotta – ritorni a metterne una nuova vendendosi come il Salvatore.

C’est le marketing, baby!

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