Virtual Reality

Stamane irrompe mia suocera in camera e ci dice: passate troppo tempo davanti il pc – tempo di affrontare la realtà là fuori. Bene, ha toccato un tasto dolente che vorrei affrontare in privato con voi, 18.000 e passa trafficanti.

Non ho mai amato la realtà – sin da piccolo. La prima primissima cosa che ho scritto s’intitolava proprio come questo post e parlava della mia difficoltà ad integrarmi nella realtà così come mi era propinata dagli occhi. Volevo vivere in un telefilm, senza problemi di emorroidi o psoriasi, senza turbe ormonali che non si risolvessero in epiche orgie nella villa di Santa Monica dei miei genitori.

Volevo non pensare all’ufficiale giudiziario che veniva a sequestrarci i mobili, ma preoccuparmi del dramma sociale di Kelly quando perse la verginità e tutti a scuola (a Beverly Hills) lo vennero a sapere. Oppure di quando Dawson non si scopò più la D&G (dolce e grigia) Katy Holmes ma la prorompente biondona che veniva da New York. Preferivo piangere per Rachel e Ross che mai riuscirono a stare insieme in Friends o della morte di un caro amico di Toni Soprano nell’ultima stagione.

Non sono mai stato un patito della realtà, e non credo lo sarò mai. Ci sono persone nate per sguazzarci nel mondo, io lo uso come punto di appoggio per volarci sopra. I bambini tendono a mostrare alla mamma le loro prime cacche nel cesso – io semplicemente invitavo la mia a sentire il suo soave odore e le strillavo dal bagno: “cosa ti fa venire in mente?” e lei: “la casa di campagna dove sono cresciuta”.

Non è la realtà ad essere magica, ma ciò a cui la spingiamo ad alludere.

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Freud, mammà, le Big Babol e la lavatrice

Oggi ero al bar, arrivato alla cassa cercavo delle chewing gum; i miei occhi sono caduti sulle magnifiche BIG BABOL. Erano anni che non le acquistavo, forse l’ultima volta usavo ancora il SEGA MASTER SYSTEM, vedevo BIM BUM BAM e giocavo al dottore e all’infermiera con me stesso (impersonificavo egregiamente entrambi, allo stesso tempo). Non ho resistito e le ho comprate; mentre andavo per strada, lasciando quella scia inconfondibile di fragola e pneumatico, ero tutto compiaciuto di questo viaggio nel passato.

Torno a casa e vedo un post di Penelopebasta, che mi fa venire in mente quello che mia madre mi disse una volta: “Tua nipote viene da me, solo perchè le do le cose buone da mangiare!”. SOLO? Come insegna Freud, l’oralità è il secondo piacere che proviamo da piccoli – la prima è la pupù* -. Per cui, per un bimbo, vale la regola de “Chi mi sfama, mi ama”.

Che c’entrano le big babol in questo ciarpame di cazzate? Andare a comprare le Big Babol al tabaccaio ha rappresentato per me la prima vera emancipazione edonistica dai piaceri materni. Solo in quel momento, in quell’atto consapevole d’acquisto, definivo me stesso come fiero alfiere del consumismo orale (che poi si è diretto verso ben altre forme di oralità!). Ho dovuto aspettare molti anni prima di provare la stessa sensazione di liberazione – ovvero, alla mia prima lavatrice nella casa dove mi ero trasferito da solo. Momenti indimenticabili con oggetti così semplici.

Ed ora, vi lascio e mi godo la mia meravigliosa gomma**.

Salut!

* si godiamo quando ci liberiamo dalla merda, un pò come fa Berlusconi, solo che gli esce dalla bocca; il che gli dona un full di assi in termini freudiani;

** hanno appena scoperto che masticare gomme rilassa. Ne vado a comprare un altro pacchetto.

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