Holidays on Ice – David Sedaris

Eccomi al secondo libro di David Sedaris che ho comprato. In termini cronologici, è più vecchio del precedente, ed infatti la verve caustica deve ancora affilare bene le unghie. Sono tre racconti: il primo è di una notte passata con sua sorella Lisa, il secondo è un discorso che un produttore esecutivo di hollywood propina ad una congrega di battisti ed il terzo è la storia di due famiglie ricche che fanno a gara a chi è più generoso dell’altro senza esclusioni di colpi.

Il leitmotive è il Natale, in tutte le sue sfaccettature – senza risparmiare nessun mito della sacra festività, Sedaris mette a nudo tutti ma proprio tutti i panni sporchi della società moderna.

Divertente, si legge in un paio d’ore.

Messa @ Solarium

Gli ebrei vanno alla sinagoga, i cattolici vanno in chiesa, io vado al solarium. Non ridete: è una pratica catartico-tribale importantissima, che ha molte affinità con la messa. Vediamole.

  1. Ci vado di domenica;
  2. Entro in un confessionale (la cabina della doccia solare);
  3. Prendo l’ostia (la crema abbronzante);
  4. Lascio l’elemosina (una lampada integrale la pago 8€);
  5. Esco più nero di quando ci sono entrato (mai visto un uomo uscire allegro da una messa).

Se a questo aggiungo che il mio solarium si chiama “Settimo Cielo” – possiamo tranquillamente concludere che si tratta di una messa atipica, ma con gli stessi effetti delle messa tradizionale.

Consiglio a tutti quelli che sentono la mancanza di Dio di seguire una retta via verso l’abbronzatura perenne durante tutto l’anno. Sembrare dei muratori coatti vi avvicina al divino e magari vi guadagnerete anche un bel posto in paradiso (“Uomini e Donne”).

Amen.

Ode alla Vergine Maria

Premessa: sono ebreo, non praticante, ma sempre ebreo sono.
Per me la Madonna è sempre stato un grande vanto del cattolicesimo: noi non siamo abituati a venerare le donne, al massimo le candidiamo alla presidenza del consiglio, ma mica ci crediamo davvero che vincano. Mentre i cattolici hanno un divinità femmina tutta per loro, invidia, invidia!

Detto ciò, leggendo i vangeli, lei più che vergine mi sembra silenziosa. Non parla mai, non c’è una sola affermazione, nè che abbia mai indetto alcuna conferenza stampa. Minchia, se io avessi partorito il Salvatore degli uomini avrei scritto 20 post, contattato tutte le agenzie stampa, sarei andato da C’è Posta per te e avrei già candidato mio figlio come tronista a Uomini e Donne. Ma invece lei no: silenziosa era, e silenziosa è rimasta.

Ma esistono due grandi misteri che non riesco a comprendere: la Verginità e l’Ascensione.

Sul primo punto: mi ero spinto fino al fatto che rimanesse incinta per lo Spirito santo non perdendo la verginità. E ci sta tutto: avrà fatto una fecondazione in vitro, che ne so. Però il grande mistero è come abbia fatto a rimanere vergine anche dopo il parto. Cioè, due sono le alternative: o Cristo era così sottile ed abile da fare lo slalom andando incontro all’imene (senza romperlo) oppure si è trattato di parto cesario. Mi dicono che non esistesse ancora all’epoca: per cui, permane in me l’incognita.

Per quanto riguarda l’ascensione, la vedo come una pecca del. cattolicesimo. Minchia, stai parlando della MADRE DEL SALVATORE e manco un posto in seconda classe su easyjet per farla arrivare in paradiso? Ma quando è ascesa con tutto il corpo, non ha avuto freddo? Non potevano almeno darle un cappottino di Fendi? Niente, all’improvviso questa povera crista si è vista salire in cielo come un uvetta passa ascende sulla cima di un panettone che cresce in forno. Non è bello, ragazzi. E’ proprio una mancanza di stile e di galanteria.

Detto ciò, rimane la mia grande ammirazione per questa donna. Misteriosa, silenziosa e santa. A trovarne di donne così ai nostri tempi!

Sant’Agostino e la Cristoforo Colombo

Il tempo non esiste, è solo una dimensione dell’anima. Il passato non esiste, perchè non è più; il futuro non esiste, in quanto deve ancora essere; ed il presente è solo un istante inesistente di separazione tra passato e futuro“.

Io lo dico da sempre che Sant’Agostino è un grande. Non solo è stato il fondatore della dottrina cattolica (beccandosi la vita eterna per anzianità di servizio), ma è uno che se l’è spassata alla grande prima di darsi all’ascetismo. Ne Le Confessioni lui è lacerato tra due dilemmi: il cazzo (del suo miglior amico) o lo spirito (di dio). Nessun altro autore è così moderno, se escludiamo Pasolini o Rocco Siffredi nella sua recente biografia. Eppure quella citazione con cui ho iniziato il post è l’unica sulla quale potrei non concordare con Ago. O meglio, sul passato ed il futuro ci può anche stare, ma il presente, signori, il presente esiste soprattutto per chi guida a Roma.

Per chi non avesse mai guidato nella capitale, vi spiego la situazione in pochi semplici punti. I romani sono affetti da 3 sindromi croniche.

1. Vaticanite – ai SEMAFORI, la gente rallenta anche col verde, perchè si caga sotto che mentre passa diventa rosso. Col giallo non si passa: è il colore del vaticano e fa brutto superarlo.

2. Ambientalite: agli INCROCI il concetto di “passa chi ha la destra libera” è sostituito da “lascia passare tutti, ma proprio tutti – insetti compresi – e poi passa tu”. Saranno felici gli insetti, ma non chi di solito ama vederseli schiacciati sul finestrino.

3. Culoecamicite: davanti ai CAMION, un romano non sorpassa MAI; diventa culo e camicia fino a che il camion non lo abbandona. A quel punto cerca il prossimo camion da cui farsi proteggere. Oppure si ferma e butta sassi dai cavalcavia. Così perchè è imbronciato.

Credetemi. Quando guidi a Roma, il PRESENTE esiste e come. E vorresti che fosse già PASSATO quel coglione che ti fa ritardare all’appuntamento. Se Sant’Agostino avesse avuto la patente a Roma, avrebbe trasformato l’aforisma in:

“Il tempo non esiste, tranne che sulla Cristoforo Colombo; il passato non esiste, perchè già lo vedi dal retrovisore, il futuro non esiste, perchè lo devi ancora soprassare: il presente esiste perchè è l’attimo concreto tra lo sfanculare il passato e smadonnare per il prossimo da sorpassare

I tre porcellini

 

Obama: “Metti un rossetto ad un maiale, ma rimane sempre un maiale

La Palin, senza badare al fatto che Obama si riferisse a McCain e non a lei, ha subito messo in onda un video accusandolo di sessimo.

Le domande sono quattro:

  1. Perchè la Palin si è sentita chiamata in causa appena si parla di maiali? L’avrei capito se si fosse parlato di scrofe, ma lei si sente un suino maschio? Mi confonde questa donna.
  2. Perchè McCain non ha mai risposto alle accuse di Obama? Mandare avanti una donna non è bello, soprattutto per un repubblicano. In Irak ci manderà sua nonna?
  3. Perchè Obama doveva parlar male di un maiale proprio in un paese pieno di porci?
  4. Che hanno fatto ‘sti poveri maiali? Non hanno anche loro il diritto di truccarsi?

I misteri della politica americana sono infiniti.

Simona Ventura e le licenze poetiche

In foto, la Ventura preoccupata per i problemi sociali

In foto, la Ventura preoccupata per i problemi sociali

Isola dei famosi, Ventura: “Ho voluto Luxuria per parlare anche dei problemi sociali

PS (Per Simona): è un caso che TRANS faccia (quasi) rima con AUDIENCE?

Parole Stranite

Gl’italiani non amano le parole straniere.

Il governo si è già messo al lavoro: è in preparazione un decreto sicurezza per le parole straniere che sbarcano clandestinamente in italia.

La prima ricercata è la parola “Humor”.

Freud, mammà, le Big Babol e la lavatrice

Oggi ero al bar, arrivato alla cassa cercavo delle chewing gum; i miei occhi sono caduti sulle magnifiche BIG BABOL. Erano anni che non le acquistavo, forse l’ultima volta usavo ancora il SEGA MASTER SYSTEM, vedevo BIM BUM BAM e giocavo al dottore e all’infermiera con me stesso (impersonificavo egregiamente entrambi, allo stesso tempo). Non ho resistito e le ho comprate; mentre andavo per strada, lasciando quella scia inconfondibile di fragola e pneumatico, ero tutto compiaciuto di questo viaggio nel passato.

Torno a casa e vedo un post di Penelopebasta, che mi fa venire in mente quello che mia madre mi disse una volta: “Tua nipote viene da me, solo perchè le do le cose buone da mangiare!”. SOLO? Come insegna Freud, l’oralità è il secondo piacere che proviamo da piccoli – la prima è la pupù* -. Per cui, per un bimbo, vale la regola de “Chi mi sfama, mi ama”.

Che c’entrano le big babol in questo ciarpame di cazzate? Andare a comprare le Big Babol al tabaccaio ha rappresentato per me la prima vera emancipazione edonistica dai piaceri materni. Solo in quel momento, in quell’atto consapevole d’acquisto, definivo me stesso come fiero alfiere del consumismo orale (che poi si è diretto verso ben altre forme di oralità!). Ho dovuto aspettare molti anni prima di provare la stessa sensazione di liberazione – ovvero, alla mia prima lavatrice nella casa dove mi ero trasferito da solo. Momenti indimenticabili con oggetti così semplici.

Ed ora, vi lascio e mi godo la mia meravigliosa gomma**.

Salut!

* si godiamo quando ci liberiamo dalla merda, un pò come fa Berlusconi, solo che gli esce dalla bocca; il che gli dona un full di assi in termini freudiani;

** hanno appena scoperto che masticare gomme rilassa. Ne vado a comprare un altro pacchetto.

America, (d)istruzioni per l’uso

Paul Watzalawick è stato un mentore per me, ne ho letto quasi tutti i libri di linguistica. E come saggista è ancora più piacevole. Dopo il successo che ottenne nel 1984 con “Istruzioni per rendersi infelici”, ha continuato con i suoi pensieri irriverenti sulla società moderna.

Il libro che vi propongo è “America, istruzioni per l’uso” (ed.Feltrinelli, pag. 119, € 6,50 ISBN 978-88-07-81536-2); guida pratica per chi stesse per intrapendere un viaggio negli States o semplicemente per chi abbia curiosità di sapere cosa accade dall’altre parte dell’Oceano. Per chi ci avesse già vissuto (come il sottoscritto), è piacevole vagare negli episodi grotteschi in cui si è incappati sicuramente durante la permanenza nel Nuovo Mondo.

Il libro si divide in 12 capitoli, uno per ogni aspetto della vita americana (aeroporto, la guida, la città, gli alberghi, denaro, la lingua, i media, poste e telefono, ristoranti e ospedali). Spassoso il capitolo sulla lingua americana – Watzlawick, da buon linguista, stocca affondi quasi acidi nei confronti degli americani: “Nessuno gli (all’americano, ndt) ha spiegato che la lingua è un’entità venerabile, un essere vivente naturale che può rapidamente degenerare e deperire se non viene curato […] la lingua per l’americano è un articolo di consumo, proprio come i fazzoletti di carta: può farci quello che vuole“.

Un piccolo saggio acuto e con tanti consigli (e battute!).

Lexit, Fecit

Costringersi a finire un libro sgradito equivale a sforzarsi di cagare: escono l’emorroidi.

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