Facebook delle mie brame, chi è il + scemo del reame?

Non so come stiate messi a Social network, ma io piuttosto imbrigliato.
Da un bel pò, però, mi sono concentrato totalmente su FACEBOOK; gli altri profili li lascio vagare nel cyberspazio senza curarli più di tanto. Dopo 1 mese di FB, avevo già ricontattato: tutti gli amici delle elementari, medie e liceo; gli amici del camposcuola di quando avevo 14 anni (si, ahimè, facevo il camposcuola CATTOLICO..non è il massimo per un ebreo, però ci si drogava bene); i miei parenti dell’australia e dell’argentina (scroccherò sicuramente qualche viaggetto); i miei ex colleghi di lavoro di Madrid. Insomma, ho rimpiguato la mia rete di amicizie in modo tale da rimanere sempre connesso.

Facebook è un ottimo strumento per una serie di obiettivi.

1. Ricontattare gli old friends,
2. Trovare lavoro (sto cercando di contattare Rocco Siffredi),
3. Rimorchiare (amore, non è il mio caso! Mi dicono così..)
4. Fare nuove amicizie (non rimorchio-oriented),
5. Organizzare eventi pazzi (tipo l’incendia-lucchetto party a Ponte Milvio),
6. Trovare oggetti introvabili (il vibratore Rabbit è ormai introvabile!),
7. Controllare il partner e i propri figli (amore, non lo faccio. Credici.).

Peraltro, Facebook ultimamente ha superato anche myspace come contatti mensili, per cui è diventato decisamente più cool da utilizzare. Anche se m’iniziano un pò ad insospettire quelle pubblicità che mi appaiono al lato del profilo, perchè sembrano TROPPO dirette a me. Insomma, mi sembra di stare nel film, Minority Report, dove i cartelloni pubblicitari animati ti chiamano per nome. Non a caso, FB recentemente ha avuto parecchi problemi legati alla privacy; ed il fatto che Microsoft gli stia ronzando attorno non fa ben sperare.

Insomma,
Facebook: cool o presa per il cool?

Doveri

Ho vaghe reminiscenze di quando si andava in vacanza per 3 mesi. Ricordo chiaramente tutti i libri che le mie professoresse volevano che leggessi durante l’estate. Per me era un vero e proprio incubo, un’ingerenza della vita lavorativa (beh, si..per me era un lavoro!) su quella privata: una cosa che non ho mai sopportato. Esistono persone che vivono per il loro lavoro, persone che lavorano per vivere e persone che lavorano e vivono, senza alcun nesso “causale” tra le due azioni. Vivo E lavoro, non PER il lavoro. Molti miei colleghi (ed ex colleghi) potrebbero muovere diverse obiezioni al riguardo: che sono un carrierista, uno che vuole arrivare lontano, etc etc. Mi spiace dirlo, ma si lasciano ingannare dalla mia voglia di fare, di migliorare sempre i processi, di accellerare i passagi burocratici, di snellire le pachidermiche procedure che in azienda spesso si creano. E’ il perchè faccia questo ad essere la causa dell’abbaglio di chi lavora con me. Pensano che io voglia migliorare per mettermi in mostra e per far andare meglio l’azienda, ma il vero motivo è che in questa maniera, riesco a finire prima il mio lavoro per tornare a casa ed iniziare a vivere DAVVERO. Purtroppo, non mi aspetto che chi lavori con me riesca a capirmi a fondo, nè tantomeno spreco tante parole nel farlo; però a volte rode il culo in maniera atavica quando ti si dicono cose non vere. Un serafico starebbe zitto, un cazzuto risponderebbe a tono, uno come me tace (le discussioni levano energia ed io non voglio sprecarne per certe beghe squallide, considerando che ho ben altro a cui pensare ultimamente) ma non dimentica di certo. Da quì, questo post. A buon intenditor, poche parole.

Spreconi

“Sei troppo sprecato per lavorare qui”.
Questo è il mio mantra, il topos, l’ossessione della mia intera esistenza lavorativa. In ogni posto di lavoro, inevitabilmente, si emette la stessa sentenza nei miei confronti. Mi sono sempre domandato se per genuina sincerità o per voglia di sbarazzarsi di me. Una frase del genere, apparentemente benevola, rivela un sottile strato di acidità; essa, di fatti, implicherebbe un’altra affermazione: io non sono bravo come te e quindi mi merito di restare a marcire qui.

E quanto è plausibile che una persona pensi questo di sé? Ecco perché si profila all’orizzonte la seconda opzione. E’ un po’ come quando si lascia una ragazza e le si dice: “amore, ma guarda, non sei tu, il problema sono io!”. Che è l’equivalente di un’inculata senza lubrificante – in cui sei pure costretto a sorridere. Io amo lavorare sodo, e non importa cosa faccia e con chi lavori, l’importante è che ci sia rispetto e professionalità. Il resto va da sé. Credo che le uniche persone sprecate a lavoro siano quelle che non si fanno mai i cazzi loro. Pardonez moi.

P.s. Esistono persone che davvero pensano che tu sia sprecato per lavorare dove lavorano anche loro. Ma quando le trovi, è meglio convincerle a lasciare il loro lavoro.

Reminder

Adoro vedere i senza tetto in strada.
Mi ricordano perchè non si fanculizza il capo.

Trovalavoro

In Italia, chi lavora è occupato. A fare altro

Lustro

A: “Festeggerò la mia laurea”

 B: “Benvenuto nel mondo della disoccupazione”

Collocamento

Il 15 agosto si celebra l’Assunzione della Vergine Maria. Posto fisso o part-time?

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